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lunedì, 24 settembre 2007, 16:48
Sarebbe potuta essere una tranquilla mattina di inizio settembre. Anzi, sarebbe dovuta essere una tranquilla mattina di inizio settembre. La prossima volta dovrò ricordarmi di leggere L'Oracolo, così emigro dall'altra parte del globo.
"No no e no!"
"Ma Draco..."
"Niente ma e niente occhi dolci."
"Se mi vuoi bene potresti farmi questo favore."
"Sei ultra maggiorenne e vaccinata perfino contro l'Avada. Le hai sempre fatte da sola."
Il classico battibecco da fidanzatini. Pagherei fior di galeoni perché fosse realmente così.
“Che sta succedendo?” chiede una Leyla perplessa.
“Io lo sapevo che dovevamo tornare più tardi.” aggiunge Blaise.
“Succede che Draco sta facendo il bambino capriccioso.” brontola mia madre, le mani sui fianchi, l’aria impettita e le iridi azzurre fisse nelle mie.
“Succede che a mia madre hanno smaterializzato il cervello.” replico con uguale tono, aria e posizione di mani, sostenendo il suo sguardo.
"Succede che io e Leyla ce ne andiamo al lago" celia Blaise con un sorrisetto compiaciuto.
"Certo, fai pure come se non fossi qui!" commenta Leyla freddamente, inarcando un sopracciglio.
"Miss, potremmo fare un giretto in barca" insiste lui, lanciando occhiatine divertite alla mia ragazza.
"Ti ci annego al lago io! Sei peggio di un Gryffindor appiccicoso!" sbuffa sonoramente scocciata. "Comunque, Lady Narcissa" si volta verso mia madre, e le sorride tiepidamente. "Ho sentito gli Hagrave, verranno sicuramente, e con loro portano i Middlestaff" fà materializzare la lista con un colpo di bacchetta. "Raggiungiamo quota 350 invitati"
"Oh bene, mia cara" mia madre congiunge le mani all'altezza del petto, voltandosi verso Leyla e sorridendole felice "Come farei senza di te, tesoro." le si avvicina, perdendo ogni interesse per la nostra discussione.
"Mamma. Stavi parlando con me." brontolo, infastidito di essere ignorato così platealmente.
"Draco, che ci parlo a fare con te se sei un troll come tuo padre quando si parla di feste.
Sembra che siate allergici a quella parola." replica lei tranquilla, tornando a prestare attenzione alla mia ragazza.
"Lady Narcissa, non si preoccupi di Draco, se ha qualche problema si rivolga pure a me" e mi sorride, posso riconoscerlo da come incrina le labbra, e dalle due fossette appena accennate.
"Miss, abbiamo dei vestiti da scegliere" interviene Blase, intento la lisciarsi pieghe inesistenti sulla sua giacca.
"Blaise ho provato vestiti tutta la mattina, ero venuta a cercare Draco.." risponde pacatamente, troppo calma ultimamente. Non un litigio o una discussione.
"Miss abbiamo trovato biancheria e accessori, non ti mando di certo in giro con il babydoll nero e argento" borbotta accendendosi una sigaretta.
"Oddio. Morirò sicuramente di stenti se continuo stare con lui" commenta esasperata quella che dovrebbe essere la mia fidanzata.
"Leyla, Blaise ci tiene a farti fare bella figura" risponde divertita Narcissa. "Sia mai che trovi il giusto cavaliere"
"Scusate." richiamo con voce seccata la loro attenzione. Sempre che si ricordino che c'è anche il sottoscritto nella loro stessa stanza "Vi dispiacerebbe fare come se ci fossi?" li guardo infastidito uno a uno "Si può sapere cos'è questa storia di invitati e vestiti?" chiedo a Leyla e Blaise "E soprattutto, cos'è questa storia del babydoll?" lancio un'occhiataccia poco rassicurante al mio amico.
Blaise come al solito sorridere sfacciatamente, sicuro di sè e della sua dentatura bianca. Che forse non arriva integra alla festa.
"Doveva venire il sarto di famiglia" comincia a parlare mia madre. "Ma non ha fatto in tempo, e ho deciso di affidare Leyla a Blaise, quindi si deve occupare di trovarle l'abito migliore"
"E si sa che l'abito migliore comincia con la migliore biancheria" ribatte serio, confermando una delle sue strambe teorie.
"E io faccio la bambola" questa volta è Leyla a prendere la parola, non mi guarda, sta esaminando ancora quella benedetta lista "E gli invitati sono tutte le famiglie Slytherin pure, e non pure di sangue, perchè ad esempio Lord Miltreford ha due figlie, una Gryffindor e una Ravenclaw, quindi non sarà invitato.." spiega professionalmente. Noto che si è impegnata moltissimo per aiutare mia madre, nonostante anche lei sia allergica a questo tipo di serate.
Sospiro irritato, poi mi rivolgo con la mia miglior faccia innocente all'aspirante suicida qui presente "Blaise, ti piacciono i puzzle?" chiedo sorridendo.
"Non molto, sono noiosi e monotoni... Perchè" risponde con aria interrogativa.
"Sai quella tua cravatta che ami tanto? Quella che non trovi più e che casualmente" il mio tono si fa ironico sull'ultima parola " è finita nel mio armadio?" annuisce "Ecco potrei tagliarla a pezzettini e poi fartela ricomporre. Magari inizi ad appassionarti ai puzzle invece che a cercare biancheria intima per la mia ragazza." scandisco bene le ultime due parole, lanciando un'occhiata a Leyla e poi tornando a sorridere falsamente gentile a Blaise.
Vedo Leyla diventare un blocco di marmo, granito. Ma perchè s'è irrigidita cosi?
"Ragazza?" la voce di mia madre suona lontana, come se fosse un sogno da cui svegliarsi.
"Lady Narcissa.." Leyla prende la parola, ha lo sguardo vitreo, i suoi occhi sembrano finti. "Veramente.."
"State insieme?" chiede senza aspettare ulteriori spiegazioni da parte di Leyla, e mi fissa dritta negli occhi.
"Ah... mhm..." comincio a gesticolare nervosamente. Ecco perchè Leyla si è irrigidita così. "Ho detto ragazza? Nooo, volevo dire amica. La mia amica." cerco di rimediare, ma non credo di essere abbastanza convincente. Sinceramente in questo momento non so se ho più paura di Leyla o di mia madre. O di entrambe "Poi, Leyla la adori no? Insomma, anche se per caso e dico per caso" sottolineo il concetto "dovessimo stare insieme, che problemi ci sarebbero, no? La adori. Vero che la adori?" domando quasi preoccupato a mia madre.
"Da quanto?" chiede inarcando il sopracciglio.
"Fine Febbraio" risponde prontamente Leyla, senza neanche guardarmi.
"Quindi.. Fatemi pensare.." si porta una mano sugli occhi, e dopo qualche secondo torna a fissarmi "Sono sette mesi che stai insieme a Leyla, quindi hai lasciato la mezzosangue.."
"Beh sai, sono stati sette mesi impegnati. Non è che non volevo dirtelo." mia madre mi guarda inarcando un sopraciglio e incrociando le mani al petto "Ok, forse all'inizio non volevo dirtelo" non riesco mai a fregarla "E poi, Hermione, insomma ci sono stati un po' di casini e non è tecnicamente corretto dire che l'ho lasciata, però visto che il risultato è lo stesso..."
"Miss Granger l'ha scaricato per un altro" si intromette divertito il mio amico.
"Grazie, Blaise." mormoro sarcastico.
"Narcissa, non è solo colpa di Draco" la voce di Leyla suona sincera, ma la riconosco è furiosa. Lo capisco dalla cadenza fredda e troppo pacata. "Sono stata anche io, che non mi sentivo adeguata" non riesco a credere alle mie orecchie, anche Blaise si sta strozzando con la sola aria che respira. "Infondo Draco è l'erede Malfoy" non mi guarda, non mi ha mai guardato in tutto questo tempo. "E so anche che l'erede Malfoy deve mirare al meglio, e sopratutto deve pensare al futuro." si accende una sigaretta con molta grazia, fà un lungo tiro. Da quand'è che fuma? Non ha mai fumato prima di oggi, non che io sappia. "Quindi non se la prenda con Draco, ma con me"
"Mia cara" mia madre si avvicina a lei e le sfiora la guancia "Non devi mai più dirlo. Non potrei mai essere in collera con te. Sono rimasta sorpresa che non me lo abbiate detto, forse anche un po' intristita da questo." abbassa gli occhi per un istante "Leyla, sai che sei la figlia che ho sempre desiderato e non ho mai avuto. Non devi sentirti inadeguata. Ho sempre pensato che tu fossi la ragazza perfetta per mio figlio." la sua voce è dolce, mentre scosta una ciocca di capelli neri di Leyla dietro il suo orecchio.
"Grazie Lady Narcissa" risponde sollevata. "Se ora non vi dispiace, vorrei parlare un attimo con Draco. Privatamente" scocca un occhiataccia a Blaise, che comincia a borbottare qualcosa 'sullo spettacolo che ora mia perdo'.
"Ci vediamo." saluto tetro mia madre e Blaise, già consapevole che se Leyla non mi fa a pezzi dopo avermi tortutato è un miracolo divino. Anzi se non mi tortura e mi fa a pezzi subito è un miracolo. La seguo in silenzio.
Non appena raggiungiamo una delle sale minori di questo castello scozzese, chiude la porta alle sue spalle, imperturbandola.
"Sei completamente pazzo?" chiede picchiettandomi con il dito indice sulla spalla destra, e ammetto che ci mette anche una discreta forza.
"Leyla, ti giuro, non l'ho fatto apposta." le dico colpevole. Non mi sforzo nemmeno di intenerirla, tanto con lei non funziona mai.
"Draco Lucius Malfoy!" esclama lentamente, più che un nome sembra una condanna a morte. "Sai cosa farà tua madre ora? Organizzerà un fidanzamento. Sai di cosa abbiamo parlato in queste due settimane? Di quanto fosse preoccupata, e di quanto volesse dei nipotini, e di quanto le piacerebbe vederti accasato!" sillaba guardandomi con il suo sguardo freddo e imperscrutabile.
Deglutisco preoccupato. Mia madre è una specie di bomba a orologeria per queste cose. "Se però le diciamo che per il momento preferiamo vivere la nostra storia senza farla sapere all'intero Mondo Magico, magari non fa niente." anche se so che non sarà mai così.
"Draco" sibila furente, e noto i canini allungarsi, luccicano e sono lucidi. "Tua madre è di là con Blaise, avranno già organizzato fidanzamento, matrimonio, nozze d'argento e quelle d'oro! Lascerà scritto le disposizioni sulla festa delle nozze d'oro nel testamento, ti rendi conto!?"
"Ok ok" indietreggio di un passo "Non è il caso di arrabbiarsi così."
"Non sono arrabbiata! Solo che preferivo dirlo chiaramente a Narcissa, ci tengo, anzi ci tenevo"
Inarco scettico un sopraciglio alla sua prima affermazione. E i canini allungati non li prende in considerazione? Ma evito di farglielo notare "Lo so, e mi dispiace, davvero." mi avvicino a lei "Ma sai che mia madre sarà felicissima di parlare con te di questo fino alla nausea e fino a che non le avrai raccontato tutti i minimi dettagli."
Mi guarda con la coda dell'occhio, si passa la lingua sui canini, per poi ritrarli, e posso notare anche il suo sguardo farsi meno duro.
"Sei il solito lo sai?" dice sarcastica, portandosi i capelli dietro il volto con una mano. "Non riesco a ucciderti, anche se vorrei con tutta me stessa"
"E lo sai che è anche per questo che ti amo?" le dico con tono ruffiano.
"Non provare a fare il ruffiano, perchè te andrai in bianco da qui a tempo indeterminato" sibila divertita.
"Perchè?" la guardo preoccupato, o forse dovrei dire terrorizzato da quella minaccia.
"Perchè ce l'ho su con te, se non ti uccido non vuol dire che non sia arrabbiata!" mi fa la linguaccia.
"Oh dai, Leyla..." la supplico "Cosa posso fare per farmi perdonare?"
"Smettere di essere geloso di Blaise" sbuffa "Smidollato, ai tempi della scuola eri più Malfoy e meno Draco"
"Come faccio a essere meno geloso di quello là. Non fa altro che vederti in intimo, con una scusa o un'altra." brontolo "E poi non sono smidollato" sbuffo mettendo un broncio offeso.
"Blaise mi conosce dallo stesso tempo da quando tu conosci me. A scuola eravamo un trio. Lo considero come un fratello, sai che è perso per il suo amico immaginario Armani!" mi spiega scettica "E poi mi pare il caso che io ami te, no?"
"Non è una scusante valida. Quella di conoscerti da una vita ed essere innamorato di questo Armani" protesto, mantenendo sempre il broncio "Se mi ami, come puoi farmi soffrire fino a tempo indeterminato?" le chiedo facendole gli occhi tristi.
"Attento, che stai per intraprende un percorso minato... Perchè il sesso in una relazione non è tutto.." mi avverte con un ghigno sarcastico.
"Lo so" annuisco "Però serve. Rilassa e ti tiene in forma."
"Sei sfacciatamente sfacciato lo sai?" ride divertita avvicinandosi a me. Mi abbraccia cingendo la mia vita, e inclina il capo all'indietro quel tanto che basta per osservarmi negli occhi.
"Sì, lo so" replico compiaciuto, sorridendole. La abbraccio per i fianchi, stringendola a me, senza smettere di fissarla negli occhi.
"Ah ecco l'importante è esserne consapevole!" ride divertita, lasciando così scaricare tutta la tensione e l'arrabbiatura precedente.
"Mi dispiace per prima" le sussurro a un orecchio, per poi scendere a darle un leggero bacio sul collo "Mi perdoni?" gliene do' un altro.
"Sì, ma già lo sapevi, che se non ti avessi ucciso ti avrei perdonato subito" si lascia andare ai miei baci, abbracciandomi stretta a sè.
"Non si sa mai, sei imprevedibile" continuo a sussurrarle e a baciarle il collo.
"Ora non credere che lo facciamo qui e adesso, non quando nello stesso castello c'è presente tua madre"
"Ehi, per chi mi hai preso?" replico fingendomi indignato "Non posso nemmeno più baciarti ora?" la stuzzico.
"Leggo nel pensiero. E non ho bisogno di quello, per sentirti.. E quando intendo sentirti, ti sento tutto!" ride divertita.
"Antipatica" la spingo leggermente sulla spalla, ridendo.
"Ninfomane!"
Rimango in silenzio a fissarla. Odio quando non so come ribatterle.
"Andiamo dai che vorrei almeno poter scegliere la torta nuziale, prima che Blaise ci metta bocca!" scherza dandomi un bacio a stampo sulle labbra.
"Il tuo vestito da sposa posso sceglierlo io?" rido, tenendola ancora stretta a me.
"No certo che no, però ti lascio il via libera sulla biancheria" usciamo abbracciati dalla stanza, e sentiamo le risate di Blaise e mia madre provenire dal salone principale.
"Perchè non indossi solo quella e risolviamo il problema?" la stuzzico ridendo.
"Certo e magari cavi gli occhi a tutti gli invitati maschili vero?"
"Può essere un'idea ora che mi ci fai pensare" ci rifletto su, poi la guardo con la fronte aggrottata "Perchè, tu vorresti invitare altri maschi all'infuori di me al tuo matrimonio?"
"Fai te... Ray mi fa da testimone, e mi accompagna all'altare"
"Va beh, per lo yankee potrei fare un'eccezione" commento serio.
"Poi c'è Seth, Charlie, Blaise, Finn, Colin, i ragazzi della Brigata!"
"Ancora qualcuno?" brontolo, ma non sul serio.
"Certo! Tutti i nostri ex compagni di classe! Nott! Nottino mio! E’ una vita che non lo sento!"
"Nottino di chi scusa?" la guardo inarcando un sopraciglio.
"Ah smettila! Nott era il peggior stronzo sulla faccia della terra! Era per questo che andavamo d'accordo, nessuna remora, nessun ripensamento! L'ho rivisto a una delle missioni, ma usciva con Suspiria, e quindi non mi ha parlato... Ma lo voglio al nostro matrimonio che è stato, secondo me, già organizzato!"
"Mi auguro che domenica questa non avevamo impegni" replico sarcastico.
"Oh credo che questa domenica ci sia il fidanzamento, e la prossima il matrimonio, e quella dopo ancora iniziano i saluti formali della famiglia Malfoy!" dice abbattuta, con lo sguardo da gattina ferita.
"Ehi, vedrai che non sarà tutto così veloce come temi" le dico a bassa voce, dolcemente, dandole un buffetto sulla guancia. "Avremo tutto il tempo che ci serve, te lo prometto." la stringo a me, cingendole le spalle con un braccio.
"Se ci sposiamo magari Blaise e Daphne decidono di andare via.." appoggia la sua testa sulla mia spalla, e con il braccio mi cinge la vita.
"Speraci" rido divertito, continuando a tenerla stretta ed entrando nel salone principale.
"Narcissa hai vinto" commenta laconico Blaise, passando un sacchettino con delle monete a mia madre, che ci guarda sorridente.
"Blaise quanto hai perso?" domanda Leyla divertita.
"50 Galeoni!" borbotta offeso.
"Hai vinto cosa mamma?" le chiedo, già temendo la risposta.
"Oh, avevamo scommesso sulla tua sopravvivenza.. Ero certa che Leyla non avrebbe mai potuto farti del male!" celia lei con un sorriso sincero e divertito.
"Sei un amore di mamma" ribatto ironicamente, scuotendo la testa semi divertito.
"Già" ride Leyla affiancando Narcissa.
"Che bella famigliola.. I futuri sposi, e la suocera!" commenta Blaise accendendosi una sigaretta.
"Tu vuoi fare il morto Blaise?" gli chiedo gentilmente "Ti vestiamo di Armani con temere" lo rassicuro.
"Ah! Non pronunciare il nome di Armani invano!" esclama facendosi il segno della croce.
"Oh già, Draco!" mi riprende Leyla con finto cipiglio severo. "Non osare sfidare Armani così eh!"
"Giusto, sia mai che il dio Armani mi incenerisca" alzo gli occhi al cielo, sospirando.
"Ragazzi abbiamo una festa da organizzare, ognuno torni ai propri compiti!" c'interrompe mia madre.
"Ecco bravi, lavorate" faccio cenno con la mano di rimettersi al lavoro, avvicinandomi al divano.
"Draco Lucius Malfoy!" sento un coro di voci, ovvero le due donne della mia vita, che mi richiamo a gran voce, e usando il nome intero di battesimo. Il che è indice di guai. Sempre e comunque.
"Se ti metti a sedere su quel divano, è l'ultima cosa che farai!" mi minaccia Leyla.
"E ti farò sedere al tavolo della zia Wilma!" rincara la dose mia madre.
"Io non voglio averci niente a che fare con quella festa" protesto vivamente "Ci siete già voi tre a occuparvi di tutto. Io che ci sto a fare?"
"A dare supporto alla tua fidanzata.." sospira Leyla con l'aria da gattina.
"Ad aiutare tua madre..." aggiunge Narcissa con tonto stranamente dolce.
"C'è Blaise per questo" brontolo "Aiutare te, mamma, dico" metto in chiaro subito dopo.
"Facciamo così, te mi aiuti" interviene Leyla avvicinandosi al mio orecchio. "E io stanotte ti ringrazierò a dovere" aggiunge in un soffio.
"Uhm" annuisco "Sì può fare" accetto
"Lo sapevo, pervertito!" mi sibila prima di andare verso mia madre, e mettersi d'accordo su non so quali stoffe, per non so quali cose.
"Allora quando ti servo dimmelo" le rispondo, continuando a dirigermi verso il divano. Magari riesco a stare in pace lo stesso.
"Ora!" dice fermamente, con una traccia di visibile irritazione nella voce.
"Draco, tu sei girato di spalle, ma sta per sputare fuoco peggio di un Ungaro Spinato" mi avverte Blaise con voce leggermente incrinata
"Ma cosa dovrei fare per aiutarvi?" mi volto guardando esasperato le due donne "Distribuire gli inviti personalmente famiglia per famiglia?"
"Vieni con me di sopra. La festa sarà divisa, adulti e ragazzi. Mi servi di sopra ora" e detto questo si smaterializza.
"Blaise, non trovarti mai la ragazza. O diventerai il suo Elfo domestico personale." brontolo, smaterializzandomi da Leyla.
Quello che vedono i miei occhi non riescono a registrarlo immediatamente. Siamo in una stanza, piccola e illuminata da candele, al centro un letto a baldacchino con enormi drappi neri, e Leyla che sorridente mi aspetta li sopra.
"Allora, ti avverto che agli Elfi domestici non li tratto così"
"Di cosa hai bisogno?" dico lentamente, cercando di respirare con calma e cercando di tenere la mia mente impegnata in altri pensieri che non siano quelli che ora la affollano.
"Di te" risponde semplicemente togliendosi il maglioncino di cotone. "O hai altro da fare?"
"No, al momento no. Se non quello di aiutare te... a togliere il resto dei tuoi vestiti" mi avvicino con sguardo malizioso al letto.
"Ecco bravo.." ride divertita afferrando il colletto della mia camicia, attirandomi a sè, per poi baciarmi con passione.
"Ma non avevi detto che non lo avremmo fatto qui, con mia madre nel castello?" le ricordo per provocarla.
"Oh da quando ascolti ciò che dico?" mi chiedere con voce lasciva.
"Io ascolto sempre ciò che dici" sussurro.
Sento le sue gambe avvolgere la mia vita. "Certo, e allora prima che cambi idea baciami"
"Su questo punto non ho di che protestare" rido, prima di chinarmi a baciarla con passione.
Ricambia il bacio con la stessa passione, mentre con la mano libera prende a slacciare i bottoni della camicia.
La prendo per le spalle, girandomi sulla schiena per poterla avere sopra di me, senza interrompere il contatto tra le nostre labbra.
"Hey mi eri mancato sai?" Dice sorridente, tra le braccia, separando le parole con baci passionali. "In fondo non ti avevo tra le braccia da ben dodici ore!"
"Vorrà dire che da ora in poi staremo separati per meno tempo" le bacio il collo, precorrendone lentamente tutta la lunghezza.
Inclina la testa all'indietro, posandola sui neri cuscini. "Ci conto" sospira accarezzandomi i capelli con una mano.
"Se potessi, non ti lascerei mai andare via da me" le sussurro all'orecchio, prima di tornare a torturarle il collo con baci e piccoli morsi.
"Vorrei tornare in vacanza, sai?" dice con tono divertito "Abbiamo raggiungo i sei giorni a letto.."
"Quella sì che era vita" commento sorridendo, accarezzandole la schiena e i capelli "Dovremmo prenderci una vacanza più spesso, piccola."
"Sì certo, il negozio, l'università, i Mangiamorte, la Brigata dove li mettiamo?" risponde tranquilla, continuando ad accarezzarmi i capelli.
"Che si arrangino da soli, per una volta." scrollo le spalle.
*
Siamo sdraiati a letto, abbracciati, a chiacchierare da un bel po’ di minuti del più e del meno.
"Guarda che ti sequestro la bacchetta!"
"Posso farne a meno"
"Draco non puoi pestare tutti i clienti!" sbuffa divertita e guardandomi negli occhi sorride.
"Perchè no? Dopo che hanno pagato" la guardo con aria angelica.
"Perchè non tornerebbero più"
"Uhm... hai ragione" mormoro abbattuto.
"Ecco, perchè non c'è motivo di essere geloso. Sono tua, ormai dovresti averlo capito. I vampiri sono come i pipistrelli, trovano un compagno per la vita!" mi dà un buffetto sulla nuca, per poi farmi la linguaccia.
"Dovrei prenderlo per un onore o per una minaccia?" le chiedo divertito, prima di darle un altro bacio.
"Fai te... Per ora onore, magari tra qualche mese o anno, una minaccia!" mi dà un bacio a stampo sulle labbra. "Perchè te monogamo a lungo credo non ci sai stare!" mi prende in giro divertita.
"Guarda che io ho sempre e solo avuto una sola ragazza per volta" ribatto recitando un'aria seria e altezzosa.
"Sì ne hai avute troppe però" mi secca con lo sguardo, quello sguardo geloso fino all'inverosimile.
"Ma tu sei la più importante di tutte" le accarezzo la linea della guancia.
"Spero che sia così anche tra qualche anno" commenta tranquilla e sincera.
"Lo sarà. Sarà sempre così" la rassicuro con una nuova carezza.
"Grazie" mi bacia dolcemente, mentre mi stringe forte a sè.
*
"Ma cosa dovrei fare per aiutarvi?" mi volto guardando esasperato le due donne "Distribuire gli inviti personalmente famiglia per famiglia?"
Quando imparerò a tenere la lingua dentro la bocca e a stare zitto? Sbuffo annoiato, giocherellando con una piuma d’oca e scarabocchiando in un angolo del registro delle vendite del negozio. Ho una guancia stancamente appoggiata al palmo della mano chiuso a pugno, il gomito pesantemente appoggiato sul ripiano del bancone e i piedi vicini a una cartellina di pelle di drago piena di tutti quei dannati inviti per quella dannata festa da consegnare a tutte quelle dannate famiglie.
“Scusa?” una voce stridula e udibilmente contrariata mi riporta alla realtà. Alzo lo sguardo e lo poso su una vecchietta dall’aria seccata.
“Che vuole?” domando poco educatamente.
“Fare acquisti”
“E li faccia” replico sgarbatamente, indicandole il negozio vuoto.
“Tu non sei il commesso?”
“Io non sono un commesso” sibilo irritato.
“E allora che ci stai a fare dietro il bancone? A riposarti? Vuoi un caffè?” la vecchietta mi guarda torva, assumendo un tono sarcastico.
Sbuffo alzando gli occhi al cielo “Si prenda quello che le serve, poi viene qui e paga” cerco di liberarmi di lei.
In risposta mi allunga sotto il naso una lista di ingredienti “Devo comprare tutte queste cose” sorride.
“E allora? Se le vada a prendere. Stanno lì in quegli scaffali” glieli indico
“Giovanotto, tu me li vai a prendere”
“E perché io? Mi sembra abbastanza arzilla per farlo da sola”
“Perché sei il commesso e questo è il tuo lavoro”
“Servire le vecchie rompiscatole come lei?”
“Esattamente” sorride falsa.
“Al massimo le posso indicare dove si trova ciò che le serve”
“Voi giovani d’oggi siete così irrispettosi verso noi anziani” si lamenta lei.
“E voi anziani d’oggi siete cosi arroganti nel volervi far sempre servire da noi giovani” replico stizzito.
Da quanto sono impegnato a litigare con questa megera, non sento nemmeno i passi di qualcuno che arriva dal laboratorio.
"Ehm ehm" sento dire da una voce maschile, alle mie spalle. "Qualche problema?"
"Sì, questa signora insiste nel dire che sono un commesso messo qui apposta per servirla." mi giro verso Finn.
"Mmh" annuisce pensieroso. "Certo.." scuote la testa. "Draco, la signora ha ragione, tu qui sei un commesso per servire la gente..." mi dà una pacca sulla spalla.
"Bravo giovanotto, glielo dica. E' il suo capo?" la vecchietta si rivolge a Finn, mentre borbotto tra me e me.
"Sì signora, Finn O' Malley, psichiatra e co-proprietario del negozio" si presenta professionalmente. "Le serve qualcosa?"
"Da quando in qua tu saresti il mio capo, Finley?" gli chiedo fulminandolo con lo sguardo.
La vecchietta nel frattempo comincia a elencare vari ingredienti e mostra la lista a Finn.
Lui li richiama con un semplice incantesimo di richiamo e l'impachetta con un altro incantesimo. "Da quando io e Leyla siamo in società, e te sei un commesso" spiega come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Lo fulmino con lo sguardo, scendendo dallo sgabello "Ho da fare Finley." borbotto offeso con il preciso intento di andarmene. Io sono lì ancora a fare un favore a loro e dare una mano, nonché controllare che nessuno ci provi con Leyla, e mi sento pure dire che sono un commesso. Io, un commesso. Come se un Malfoy avesse bisogno di lavorare in un negozio.
"Uh su... Dracuccio calmati, sappiamo tutti che sei un Malfoy, e i Malfoy non lavorano!" celia lui divertito, accompagnando la vecchia megera alla porta. Sento il *crack* e vedo una targhetta di almeno cinque centimetri, con sopra il mio nome.
"Appunto, quindi dammi ancora una volta del commesso e quella targhetta te la faccio ingoiare." lo minaccio.
"Draco rassegnati! Sei un commesso!" ribatte lui ghignando.
Afferro la targhetta e gliela tiro contro, con il preciso intento di colpirlo in faccia.
Lui la schiva e cade a terra. "Come sei prevedibile!" agita la bacchetta e la ritrovo appuntata al mio camice bianco.
"Come sei antipatico" brontolo sbuffando.
"Come sei sofisticato..." risponde a tono, liquidando la frase con un gesto secco della mano.
"Io sono un Malfoy" gli ricordo in tono altezzoso.
"Io sono un O' Malley. Mia madre è una delle diplomatiche più conosciute e ammirate al mondo, e con questo?"
"Tanto la mia famiglia conta sempre di più della tua" replico stizzito.
"Certo, basta crederci Malfoy..." annuisce, come per darmi ragione.
"E' la verità" affermo, cercando di restare il più serio possibile.
"Oh si! E ora che l'hai detto ti senti meglio?" chiede inarcando un sopracciglio. Dannato lui che riesce a rimanere impassibile.
"Sì, forse..." rispondo vago, per non dargli soddisfazione.
"Ohhhh vedi? Ti serve l'autorealizzazione!" mi dice avvicinandosi, e dandomi due pacche sulla spalla, ghignando malignamente.
"Un giorno ti ucciderò O' Malley. Sta attento. Molto attento." lo minaccio, guardandolo torvo. Ma lui sa che in fondo scherzo.
"Certo Malfoy. Continua così, che la tua autorealizzazione potrà fare progressi!"
"Che boccini che sei quando ti ci metti" sbotto facendo un sospiro. Poi faccio comparire due pergamene arrotolate e sigillate "Parliamo di cose serie, va'..."
"Cose serie? L’albero genealogico dei Malfoy comparato agli O' Malley? Vogliamo vedere chi conta di più?" mi prende in giro.
"I Malfoy sempre e comunque" ribatto serio "A parte questo... No, sono due inviti. Uno per la tua famiglia e uno per quella di Milly. Mia madre si è messa in testa di dare una festa slytherin per il suo rientro in società. Altrimenti non sarebbe stata quieta."
"Sìììììì" esclama felice. "Me l'aveva detto Leyla! Ah che bello! Noi e la Brigata ci saremo sicuro!" Mi fa ridere, ha gli occhi lucidi e un sorriso a trentadue denti
"Contento tu che sei felice come un bambino" rido "Io mi inventerei ogni genere di scusa pur di non andarci"
"E come mai?" chiede incuriosito.
"Sai che odio queste feste ufficiali" sospiro.
"Sì, ma ci divertiremo, conoscendo tua madre, avrà separato giovani e adulti..."
"Grazie a Salazar sì. Io quei matusalemme non li avrei retti più di un minuto"
"A chi lo dici, poi con tutte le nostre famiglie... Colin sarà nei guai!" ridacchia sadicamente.
"Perchè sarà nei guai? A proposito, devo portare l'invito anche a lui"
"Perchè non verrà sicuramente, e i suoi fratelli non appena riceveranno l'invito si piomberanno a casa sua. Beh il resto credo che già sai come andrà a finire!" mi fa l'occhiolino.
"Sinceramente no, non conosco i fratelli di Colin e non saprei come potrebbe andare a finire" gli dico grattandomi la testa perplesso.
"Purosangue, famiglia con discendenze nobile russe, ha un fratello e una sorella gemelli. Oltre ad altri mille fratelli...Cresciuti negli ideali purosangue.." dice pacato, guardandomi intensamente negli occhi.
"Ah" cerco di capire "Dici che per via di chi sai tu potrebbe avere problemi?" chiedo un po' confuso.
"NO, dico che appena scoprono che stà con la Granger, lo uccidono lentamente, e lo disconoscono"
"Oh che esagerato che sei. Se sono sopravvissuto io a mia madre e a una zia psicopatica e con manie omicide... Vuoi che per lui sia peggio?"
"Sì, ma tu ci sei stato poco, e ora stai con Leyla... Lui starà per sempre con Hermione, e abita con Potter..."
"Che c'entra. Io l'ho pure comprata quella casa, con Potter" gli faccio notare "E poi come sono ottusi. Mica ha la varicella di drago o la peste babbanica quella ragazza."
"Bubbonica, forse.." scuote la testa accigliato. "Comunque non ha tutte queste cose. Semplicemente non è adatta, e così agli occhi della sua famiglia sarà sempre... " scrolla le spalle. "Non dico che è giusto, anzi, spero che gli vada meglio che a te, ma li conosco, i genitori di Colin non creeranno problemi, ma i fratelli parecchi!"
"Non è adatta per le loro stupide convinzioni" scrollo le spalle "Ma spero che Colin non si lasci influenzare"
"Oddio che impressione! Sentirti dire queste cose!" scherza sorridente.
"Perchè?" gli chiedo perplesso.
"Perchè fino a due anni fa non eri cosi" Fa’ spallucce
"La gente cambia Finley" replico con un'aria di persona vissuta.
"Già.. Ma mi manca il vecchio Draco, era meno rompiballe!"
"Dici che ero meno rompiballe?" domando scettico. A me non sembra di essere cambiato il quello. O forse sì.
"Molto meno.. Ed eri diverso... Eri più ragazzino, che amava divertirsi molto di più, più casinista, più irrazionale... Il perfetto Lord della Brigata saresti stato allora!"
Scrollo le spalle senza replicare "Ti dispiace se vado da Colin a lasciargli l'invito? Devo anche passare a cercare Pansy, poi"
"Vai vai, tanto come commesso fai pena!"
"Troppo gentile capo" rispondo a tono.
"Grazie" Mi saluta con la mano, facendo comparire il cartello 'Closed' sulla vetrina, e si smaterializza al piano superiore.
*
Non pensavo che potesse fare ancora così male tornare qui. Potevo anche mandarglielo via gufo l’invito, ma per qualche assurdo motivo la mia testa dice che è meglio farlo di persona. E so già che finirò per pentirmene. Sospirando e gettando a terra il mozzicone di sigaretta, suono alla porta di quella che è stata la mia casa.
Sento la corsa di Ginny, riconosco il suono dei campanellini, un bracciale che fa un casino immenso ogni volta che si sposta. Apre la porta di scatto, sorridente.
"Ah Sei tu" dice disegnandosi una maschera di delusione in volto, e dopo un nanosecondo sento il tonfo della porta. "Harry, Colin, è per voi" urla Ginevra allontanandosi dall'ingresso. Immagino che sia la giusta vendetta per tutte le volte che io ho sbattuto la porta in faccia alle persone.
La porta si apre di nuovo e vedo la faccia di Harry. Mi scruta in silenzio poi mi saluta serio "Ciao Draco." E anche lui mi richiude la porta in faccia.
"Che è? Vi siete presi il vizio? Voglio i diritti d'autore!" sbraito contro il legno laccato di bianco.
"Scusa, ma devo essere solidale con la mia ragazza" sento ridere Harry. Ora ci mancano solo Hermione, Lenticchia e Colin e posso tornare a casa soddisfatto.
"Immaginavo che alla porta ci fosse uno Slytherin" dice Colin subito dopo aver riaperto la porta. "C'è Ginny che ha un ghigno simile a quello di Piton stampato in volto, quando ha messo in punizione il Golden Trio" stranamente non sento il tonfo del legno dopo le sue parole, ma anzi fa’ un passo indietro e mi fa’ cenno di accomodarmi.
"Almeno vive ancora qualcuno di civilizzato in questa casa" brontolo entrando nell'ingresso. Non è cambiato nulla dall'ultima volta in cui ci sono stato.
"Legge Slytherin, tipo selezione naturale" risponde tranquillamente dirigendosi verso la cucina.
"Stà zitto mentecatto!" urla Ginny da salone. "Anzi mentecatti!" aggiunge subito dopo nascondendo a stento una rumorosa risata.
"Taci papera!" la liquida velocemente Colin, ridendo.
"Grazie per il mentecatto Ginevra. Mi mancava alla lista di insulti che ho collezionato oggi" le rispondo a voce alta.
"Slavato" aggiunge ancora ridendo. "Ora scusa, ho da fare con Harry!" e l'ennesimo tonfo di una porta chiusa in lontananza viene udito dalle mie orecchie.
"Grazie al cielo non ha detto ossigenato, comincia a diventare un insulto troppo vecchio ormai" scuoto la testa con un mezzo sorriso.
"Allora cosa ti porta qui?" chiede tranquillamente Colin facendo comparire un vassoio, con ogni sorta di bibita.
"Una rottura di boccini" sbuffo, facendo comparire una cartellina di pelle di drago nelle mie mani e frugandoci dentro.
"E io speravo che fosse una visita di cortesia" dice facendo le spallucce e addentando una mela.
Lo guardo inarcando un sopraciglio, prendendo in mano una pergamena arrotolata e facendo scomparire la cartellina.
"Non passano molti purosangue, e slytherin in questa casa" commenta tranquillo, continuando a mangiare la sua mela.
"Per favore, non mettere le parole purosangue e slytherin nella stessa frase. Fosse per me li sbatterei tutti ad Azkaban"
"Ah rinneghi così le tue origini? La tua ragazza non sarebbe così contenta di sentirti dire ciò..." ghigna divertito.
"A partire da lei e da mia madre li chiuderei ad Azkaban. Lì poi possono fare tutte le cavolo di feste che vogliono senza rompere i boccini al sottoscritto" continuo a brontolare, sedendomi su quello che era sempre stato il mio sgabello preferito, quello vicino al frigorifero.
"Festa Slytherin vero? Il più grande evento degli ultimi anni, il rientro in società della famiglia Malfoy..." chiede con tono retorico, girandosi verso di me.
"Che fortuna eh?" gli allungo la pergamena "L'invito per tutta la tua famiglia"
"Ah, grazie" dice con la stessa espressione felice che ho stampata in volto anche io. "Tutta? Tutta?" Chiede quasi speranzoso di una mia risposta negativa.
"Non lo so. Ha preparato Leyla la lista degli invitati. Comunque sulla pergamena sono specificati i nomi di chi è invitato e di chi no. Quindi se qualcuno della tua famiglia non è gradito non avrà scritto il suo nome lì sopra." gli spiego, indicandogli l'invito.
Apre l'invito al volo. "Dannata stronza!" esclama inferocito, poi alza subito lo sguardo. "Scusa. Ma hai una ragazza sadica!" commenta inviperito, posso notare il lieve tremore della mano, che esegue l'incantesimo d'esilio per far evanescere l'invito a casa sua. "Allora, come vanno le cose tra voi?"
"Bene a parte che giusto ieri mi avrebbe ammazzato. Ma più o meno ha istinti omicidi nei miei confronti un giorno sì e l'altro pure" faccio spallucce.
"Allora va alla grande... Devi preoccuparti quando sarà dolce e mansueta... Vuol dire che ti ucciderà realmente, sai lei è una razza a sangue freddo!" commenta pacatamente, mangiando l'ennesima mela.
Annuisco concordando con lui "E a te come va? Con Hermione..."
"Tutto bene, lei e Ginny sono un po' meno manesche, e diciamo che va alla grande... Anche se dirlo a te mi sembra alquanto strano" ammette con un semplice sorriso.
"Se ha anche perso il vizio di lanciare libri o qualsiasi altro oggetto le capiti sotto mano, sì direi che va alla grande" accenno un sorriso.
"Si l'ha perso quest'estate, quando il suo amato libro della storia di Hogwarts è finito nell'oceano indiano"
"Sarà stata in lutto per giorni immagino" commento, cercando di immaginarmi la scena.
"Giorni? Abbiamo dovuto interrompere la vacanza, ed Harry è stato con lei giorno e notte, mentre io e Ginny siamo andati in giro"
"Per un libro?" lo guardo scettico "E poi io mi lamento di Leyla. Hermione andrebbe d'accordo con Blaise allora..." ridacchio.
"Ma è vero che Zabini e la Greengrass si sono trasferiti da voi?" chiede curioso.
"Sì e non sembrano nemmeno intenzionati ad andarsene purtroppo" sospiro.
"Sfido io, Zabini parlava con Nott di aver venduto il suo vecchio appartamento.." ride divertito da questa situazione.
"Quindi devo tenermelo in casa per il resto della mia vita?" lo guardo allibito.
"Sì credo sì" annuisce pensieroso. "A meno che non si accasi con qualche ragazza e non vada a convivere.."
"Se Armani ha una casa forse sì, magari un giorno o l'altro se ne va" brontolo.
"Ancora Armani? Ma che è veramente l'amico immaginario?"
"E' il suo dio. E attento a non nominarlo invano che se no ti fulmina. Armani intendo. E anche Blaise" rido
"Ok, mi segno quest'avviso!" annuisce con aria complice e divertita.
"Se vuoi con Blaise puoi sempre minacciarlo di tagliargli o bruciargli qualche camicia, per tenertelo buono. Certo, poi va in lutto per secoli, ma è divertente minacciarlo. Dovrei comprare un nuovo armadio solo per mettere tutti i suoi vestiti che ho preso in ostaggio" annuisco serio.
"Me lo ricordo, aveva l'armadio espandibile.." ghigna divertito.
"Certo che siamo sempre stati un bel gruppo, noi Slytherin. Ognuno con sue piccole manie. A volte vorrei tornare ai tempi di Hogwarts, era tutto più semplice in un certo senso."
"Già... A volte vorrei tornare indietro anche io, a quando le responsabilità non esistevano, poi però vedo Hermione e cambio idea... Mi manca la Brigata, Leyla, il gruppo, Finn... ma ci sono cose che compensano questa mancanza.."
"Io avrei anche fatto a meno della Brigata, ma visto che evidentemente Leyla sentiva il forte, incontrollabile e irresistibile divertente impulso di gettarmi giù da una cascata..." lascio la frase in sospeso. "Probabilmente era un altro dei suoi tentativi di omicidio nei miei confronti"
"Molto probabilmente sì... reputati fortunato, Leyla non ha mai battezzato nessuno, devi essere importante per lei.." mi fà l'occhiolino, ma posso scorgere l'accenno ad un amaro sorriso.
"Fa ancora male, vero?" gli domando piano, con lo sguardo e il tono di chi comprende perfettamente cosa si prova in situazioni del genere.
"Non molto... Solo che io sapevo che non poteva amare, non ne era capace... Ma poi sei entrato nella sua vita, e farmene una ragione a volte è difficile.." ammette abbassando lo sguardo. "Io non sono riuscito a farla sentire umana... Non lo è stata con me.."
Abbasso anch'io lo sguardo "Per lei è difficile ancora adesso esserlo." mormoro.
"Si ma te hai fatto la differenza, credimi Draco, hai la sua vita tra le mani... Dille di uccidersi e lo farebbe senza pensarci.." cerca d'incoraggiarmi.
"Non credere che mi dia retta su tutto, Colin. Altrimenti non sarebbe ancora a capo dei Mangiamorte" sospiro.
"Non puoi togliergli quello.." alza lo sguardo e ha gli occhi lievemente lucidi, ma li riabbassa subito. "Lei è anche arti oscure... La sua vita è stata spezzata per le arti oscure... Non dimenticarti di chi era nipote.."
"Lo so, ma come ti sentiresti tu a sapere che la persona che ami più di te stesso è chissà dove a rischiare e l'unica cosa che puoi fare è restare a casa ad aspettare che torni, senza avere sue notizie per giorni magari?" lo guardo tristemente.
"Sì ma la persona che ami, è una Vampira con l'anima, ed è anche immortale... Il Golden Boy, non è l'unico a prova di Avada..."
"Credimi, non mi è lo stesso di aiuto saperlo" scuoto la testa.
"Draco, Hermione, Harry, Ginny, stanno cercando un modo per farla fuori, ovvero, di neutralizzarla. Se solo penso che si potrebbero trovare davanti alla vera Leyla, muoio di paura. Ho orecchie e occhi ovunque. Io non voglio che si scontrino. Leyla è immortale, gli altri no..." il suo tono è serio, e leggermente agitato.
"Lo so, Leyla non ha fatto che ripetermela questa probabilità. Però tu potresti convincerli a non farlo. In fondo Leyla non sta facendo nulla di male a loro" lo guardo quasi pregandolo.
"Draco, stà riformando l'esercito più temibile che il mondo magico abbia mai conosciuto... Leyla è furba, non allea creature magiche, troppo approfittatrici, ma persone, alchimisti, e mangiamorte, tutti..." e questa è la dura verità. "Leyla vuole ricreare l'impero del terrore, non perchè lo desidera, perchè si sente responsabile di tutto, come se fosse stata progettata... Te credi che Harry lasci stare così? Ed Hermione?"
Lo guardo a tratti perplesso e sconcertato "Stai esagerando Colin. Leyla non ha queste manie di grandezza." ribatto un po' troppo seccamente "Se Harry poi continua ad avere il complesso dell'eroe è un problema suo"
Sospira, e non ha uno sguardo che promette niente di buono. "Draco fidati, Leyla ha in ballo cose molto più grandi dei vostri progetti da Mangiamorte. Leyla è molto più immischiata di quanto tu creda. Il tuo destino è stato scelto da un cognome. Il suo dalla morte della sua famiglia, e sua."
"Prima di tutto, Colin, io non ho niente a che fare con i progetti di Leyla e dei suoi Mangiamorte. E comunque, credi che sia così diverso il destino mio da quello di Leyla? Credi che mia zia Bellatrix sia così diversa da Nicholas? Nicholas ha ucciso Leyla e la sua famiglia. Mia zia ha ucciso mio padre e mia madre si è salvata per miracolo. E se non fosse stato per Leyla, avrebbe ammazzato anche me qualche mese fa" alzo la voce, sbattendo una mano sul tavolo.
"Non te la prendere con me, se la realtà non è come credevi" ribatte calmo, con la tranquillità figlia di anni di esperienza. "Leyla non permetterà che succeda niente a te o tua madre. Ha un patto con il diavolo, succede qualcosa a voi, e stermina tutti i mangiamorte esistenti. Ma ti prego Draco, cerca di allontanarla più possibile da quel mondo... Pensa a tua zia, Leyla sarà come lei se non la trascini lontano da quelle follie!"
"Credi che non ci stia provando, Colin? Credi che non glielo ripeta ogni volta che non voglio che lei vada a nessuna missione e che lasci che se la sbrighi mia zia a comandare i Mangiamorte? E credi che mi dia ascolto?" lo guardo quasi disperato.
"Non così. Draco quando da piccolo ti proibivano una cosa, non era la prima che volevi, o che facevi?" chiede in modo retorico. "Distraila, falle capire come stai, e sopratutto la vita quotidiana che perde... Che non vive come una comune ragazza!"
"Lei lo sa benissimo come mi fa stare questa cosa, non ha bisogno che glielo dica. E tu sai a cosa mi riferisco"
"Digliela, non ti costa nulla. Lei ha imparato a far tacere i pensieri altrui. Te bada a lei, che a questi tre Gryffindor ci penso io.." mi fa’ l'occhiolino.
"Mi dispiace di essermi sfogato con te. E' tutto così complicato ultimamente" sospiro "Avrei bisogno di un'altra crociera di un mese" mormoro, appoggiando il gomito sul tavolo e la guancia sul palmo della mano sinistra "Io e Leyla e basta. E al diavolo tutto il resto. Mi verrà l'esaurimento nervoso prima dei venticinque anni altrimenti" cerco di sdrammatizzare.
"Fai un week-end ogni due... Leyla è stata irraggiungibile tutto il mese, ha commissionato il crucio a un povero diavolo che le doveva dei soldi, e ha osato rintracciarla!" ride anche lui per sdrammatizzare.
Scuoto la testa con un sorriso "Tipico di Leyla." mi alzo dallo sgabello "Tolgo il disturbo, che ho altri 347 inviti da consegnare. Salutami gli altri."
"Manda un gufo Draco!" esclama accompagnandomi alla porta. "Altrimenti esaurisci sì... E spero che questa prova del nove non sia andata male. Appena la rivedrai starai male, ma dopo passa..." aggiunge tranquillo.
"Se a Pansy mando un gufo mi stacca la testa la prima volta che mi vede" rido "Ci vediamo alla festa se verrai"
"Ci vedremo poi..." risponde chiaramente prima di chiudere la porta alle mie spalle.
Draco Malfoy
martedì, 06 marzo 2007, 20:14
Dopo San Valentino
Ho spedito la lettera a Leyla poco meno di un'ora fa. Sospiro guardando fuori dalla finestra, il cielo plumbeo rispecchia perfettamente il mio stato d'animo. Sento il comunissimo crack. Mi giro svogliatamente, non voglio vedere ne sentire nessuno. Alzo lo sguardo e riconosco subito questo profumo. Leyla. Sta qua davanti a me, con la lettera accartocciata in mano. Non parla, fa un passo verso di me. Mi abbraccia, e sento cadere la lettera. Mi stringe forte a se.
"Leyla...Che ci fai qui?" le chiedo in un sussurro sorpreso, abbracciandola forte.
"Hey... Ti pare che ti avrei lasciato solo?" dice dolcemente. Mi passa una mano delicata tra i capelli. "Sono qua per te.."
"Grazie"
Sento il mio corpo farsi leggero, ci stiamo smaterializzando da quella stanza. Quando riapro gli occhi riconosco il salone di Leyla, lei mi tiene stretta a se, senza lasciare la presa, sento il suo cuore battere all'unisono con il mio.
"Non sei tenuta a fare tutto questo..."
"Hey.." si scosta tanto quel tanto che basta per fissarmi dritto negli occhi. "Hai ragione... Non sono tenuta a fare tutto questo... Ma voglio farlo, Draco.." dice scostandomi una ciocca di capelli dal viso.
"Grazie"
Torna di nuovo ad abbracciarmi, come se volesse farmi sentire che lei c'è. "Non ringraziarmi Draco..." sussurra debolmente. "Voglio solo che tu stia meglio..”
"E' una parola..." sospiro, posandole la fronte sulla spalla.
Con una mano mi cinge la vita ora, e con l'altra mi accarezza i capelli.
"Hey.. Draco..." dice con tono dolce. "Per quanto non possa fare molto, ci sono qua io, per te, solo per te..." aggiunge sospirando.
Rialzo il viso "Senti...anche se tu devi tornare in Giappone...Posso restare qui anche se non ci sei?" le chiedo timidamente "Prometto che non ti faccio esplodere casa"
Sorride annuendo. "Ma rimango con te, non perchè ho paura che mi fai esplodere casa. Ma perchè finchè vuoi ci sono, se hai bisogno di stare solo me ne vado..." mi dice seria, ma guardandomi con molta dolcezza.
"No...non voglio che te ne vai...ma in Giappone avrai da fare...lezioni, esami, non so..."
"Hey.." mi fa sedere sul divano. "Il Giappone aspetta, senza problemi, te l'ho detto, sto qua per te… Sono venuta per restare con te... Finchè te la sentirai"
"Grazie"
"E ridai con questo Grazie..." dice divertita. Prende la bacchetta e fa comparire due tazze di cioccolata calda. "Prendi” me ne porge una. La guardo reticente, non ho fame, ne sete ne niente. "Draco, per favore.." insiste. Prendo la tazza e la osservo senza fare niente.
"Lo so, non sono di molte parole...ma non so che dire..." mi siedo sul divano, tenendo la tazza fumante tra le due mani. Il calore che emana è piacevole.
"Non ho chiesto niente..." dice posando la tazza di cioccolato sul tavolino, e facendomi cenno di avvicinarmi. Mi fa appoggiare su di lei, la testa sul suo petto, e mi accarezza i capelli senza parlare, rispettando il mio silenzio.
"Non so nemmeno perchè ti ho scritto quella lettera...Lettera...Frase sarebbe più appropriato..." mormoro.
"Draco... Vuoi dirmi che è successo?" prende il coraggio di farmi questa domanda, quella che incombeva dal momento che ho posato piuma sulla pergamena..
"Colin" è l'unica cosa che riesco a dire per ora, in un sussurro.
La sento sospirare. Mi stringe ancora una volta a se. "Mi dispiace Draco, non sai quanto.."
"Il giorno prima di San Valentino abbiamo litigato di brutto, era furiosa ed è uscita con Colin e dei ragazzi della Brigata." le parole iniziano a uscire da sole "Sono stati fuori tutta la notte, è tornata all’alba”
"Mio Dio..." sussurra debole.
"Prima sono stati a casa di un ragazzo" riprendo "Poi l’ha portata a vedere le Sette Meraviglie e poi a Parigi a mangiare gelato e poi in Scozia a correre e poi in un posto della Brigata, le cascate..." smetto di parlare, non ne ho più la forza. Non riesco ancora ad accettare che sia potuto accadere, anche se con Hermione mi sono mostrato più accondiscente. Non so nemmeno il perché. So solo che mi sento apatico…
Il suo viso si appoggia sulla mia testa, mi stringe forte a se. "Tranquillo, Draco.." dice continuando a tenermi tra le sue braccia. Sento uno strano senso d'inquietudine, e so che lei lo sente. "Mi dispiace.." ripete l'ennesima volta, con la voce un po' rotta.
"L'ha baciato" mormoro con voce spezzata "Ha detto che con lui è stata di nuovo bene come non lo era da tempo... e l’ha baciato…"
Non dice niente, non c'è niente da dire. Resta in silenzio come se potesse sentire delle risposte a domande che nessuno vuole mai fare.
"Draco.." sospira profondamente. "Io, io, credo che.." si ferma, neanche lei riesce a dire niente. "Non te lo meritavi, non te, che hai dato tutto quello che potevi.."
"Forse non abbastanza..." mormoro tristemente.
"No Draco non lo dire.." il suo tono ha una punta di durezza. "Draco, hai fatto il possibile, hai lottato, è lei che ha sbagliato, è lei che a ceduto. Se avessi avuto un ragazzo come te, che mi avesse fatto tutto quello che tu hai fatto per lei, non ti avrei mai lasciato.." mi sorprendono queste parole, così sincere, dette da lei.
"Se ha ceduto ci sarà stato un perchè no? Io forse mi sono intestardito per averla, ma dopo...Detto sinceramente, dopo mi sono adagiato sul fatto che ormai era mia, che avevo ottenuto quello che volevo...Temo di aver finito per darla per scontata..."
"E lei? Anche lei Draco ha sbagliato, ti ha allontanato dai tuoi amici di sempre, ti ha impedito di vedermi, ti controllava in ogni cosa.." sospira triste. "Non puoi fartene una colpa... Non puoi..."
"Lei non mi allontanato da voi volontariamente" scuoto la testa "D'accordo, con te lo ha fatto. Era gelosa e aveva paura che io mi avvicinassi troppo a te. Non dico che non abbia colpe..."mi fermo, mordendomi il labbro inferiore.
"Draco, lo hai scoperto, hai capito che non è come credevi..." la sua voce risuona calma, e rilassante. "Ha fatto quello che ha fatto, e lo rifarà sicuramente, se non era Colin era qualcun'altro, Draco, gli hai dato la luna, quando lei si sarebbe aspettata il niente, l'hai fatta vivere in un sogno, lei ha deciso di rovinare tutto..."
Mi aspettavo che Leyla la incolpasse, eppure le sue parole mi fanno male Perché so che non è solo colpa di Hermione quello che è successo.
"Con qualcun altro non lo avrebbe fatto" dico con lo stesso tono di voce di un bambino risentito e imbronciato, che vuole avere ragione. E ne sono sicuro perché avrebbe avuto Ron a portata di mano se avesse voluto farlo con chiunque. Ma di Ron non si è innamorata. Di Colin sì, per questo l’ha baciato. Vorrei dirlo a Leyla, ma le parole non escono.
Rimane in silenzio senza dire niente.
"E la cioccolata non la voglio" le passo la tazza ancora piena, ormai fredda. Non riesco a capire cosa mi prende, perchè adesso mi sento più arrabbiato che triste, quando ho vicino a me la mia migliore amica, che è tornata apposta per starmi accanto.
"Va bene" la posa sul tavolino. Continua a rimanere in silenzio.
"Sai cos'è la cosa buffa Leyla?" le dico a un tratto, sorridendo appena.
Con la coda dell'occhio la vedo scuotere la testa guardandomi.
"Lei una sera mi ha detto di amarmi. Ed era sincera. Ma io non le ho mai detto 'Ti amo' " sospiro “Gliel’ho detto solo quando ormai era finita. Quando ormai nemmeno io provavo più quel sentimento. Probabilmente tu non ci troverai niente di buffo in tutto questo..." mormoro poi.
Mi guarda, sento i suoi occhi fissi su di me, mi stringe e non fa altro.
"In effetti no.." sibila debolmente.
"Infatti..." sospiro di nuovo. Non so nemmeno perché io lo trovi buffo.
"Potrei sembrarti di parte, e lo sono.." comincia a parlare fissando un punto non ben definito della stanza. "Ma non ti merita, Draco. Te sei realmente speciale, in te c'è quel qualcosa che rende tutto migliore..." parla in un sussurro delicato. "Sei il classico ragazzo con l'aria da stronzo, ma che ti fa vivere nel più bello dei sogni. Sei bello, ricco, simpatico, ogni tanto un po' rompi scatole" sospira. "Ma non puoi rovinarti per una come lei... Ok eri innamorato, ma non glie lo hai mai detto.. Lei ti ha detto ti amo, e dopo ha fatto quello che ha fatto... Avete dato valori differenti a questo sentimento..." lascia cadere la frase così, e torna nel suo muto silenzio. No. Non abbiamo dato valori diversi a questo sentimento. Ne sono sicuro.
"Probabilmente sarà come dici tu..." dico accondiscente, ma non convinto "Però se sei davvero innamorato di una persona ti viene spontaneo dirle due semplici parole" insisto, forse per trovare una spiegazione razionale che possa farmi stare meno male "Però è anche vero che spesso la gente le dice tanto per dirle..." sospiro affranto, questo non posso negarlo. Ma non è mai stato il caso di Hermione. "Ma non posso credere che Hermione le abbia dette così tanto per dirle..." scuoto la testa, esprimendo il mio pensiero anche a lei "E poi, avanti Leyla, diciamocela tutta. Ero innamorato di Hermione e non solo ho baciato Ginevra, ma mi sono preso una bella sbandata per lei e ci sarei anche andato a letto se all'ultimo non si fosse tirata indietro. Continuavo a essere innamorato di Hermione e sono venuto a letto con te. Insomma, non mi sembra che alla fine il mio sentimento sia stato così profondo. D'accordo, non l'avrò tradita...forse con Ginevra un po' sì...però ho ceduto anche io, come ha fatto lei" ripenso amareggiato a come mi sono comportato, e non riesco a sentirmi migliore di lei.
"Draco, io non so più che dirti.." sembra quasi ferita la sua voce, è strana. "Se vuoi torna da lei, e lotta per riaverla, per tenerla al tuo fianco... Se veramente lo vuoi..."
"No..." sospiro "Se davvero avessi voluto riaverla non sarei qui a piagnucolare. Tra di noi non c'è mai stato tutto quel sentimento profondo, che ti avvolge e ti fa vivere perennemente in un sogno. Avevamo abbastanza i piedi per terra, entrambi" sono parole dure da dire, ma laceranti da ammettere a se stessi. È come essere consapevoli di aver fallito in qualcosa che si credeva di volere davvero, più di ogni altra cosa.
"Ti porto con me in Giappone tra qualche giorno..." mi guarda, anche se sono sicuro che sta pensando ad altro, ha lo sguardo spento e pensieroso. "Voglio che vieni con me, capirai quanto è magico quel posto, mi ha aiutata..."
Rimango in silenzio a pensare. Cambiare aria mi farà bene. In fondo sono stato proprio io a dirle, dopo la morte di suo zio, che faceva bene ad andarsene per un po' lontano da qui per ritrovare la pace con se stessa.
"Va bene" poi mi lascio sfuggire un timido sorriso "Grazie Leyla"
"Non ringraziarmi..." sospira. "Ti prometto che starai meglio..."
"Leyla" la chiamo girandomi a guardarla per la prima volta da quando siamo seduti sul divano. "Domani sera chiami Seth?" chiedo timidamente, con voce infantile.
Annuisce sorridendo. "Va bene"
"E anche Finn...se non ha impegni con Milly e vogliono venire..." continuo con lo stesso tono di voce "Loro mi fanno ridere..." le dico a mo' di spiegazione "E anche gli altri se vogliono venire..."
"Riunione a casa mia domani..." dice accondiscendente. "Pizza e film, va bene?" chiede.
Annuisco in silenzio, poi mi tiro su a sedere sul divano "Leyla?" la chiamo di nuovo, come prima.
"Dimmi" dice tranquillamente.
"Me la rifai la cioccolata?" la guardo con gli occhioni dolci.
La vedo sorride e scuotere la testa divertita, un colpo di bacchetta e un'altra tazza fumante compare sul tavolo.
"Tieni" mi sorride porgendomi la tazza.
"Grazie" prendo la tazza tra le mani e mi avvicino a lei fino a far toccare le nostre spalle. Mi piace sentire il suo corpo contro il mio, mi fa stare bene e mi rilassa.
Lei passa un braccio intorno alle mie spalle, e mi avvicina a se.
"Non so se te l'ho mai detto in tutti questi anni, ma... ti voglio bene lo sai?" le dico, voltandomi per guardarla, sincero.
Lei si gira di scatto un po' perplessa. "Me lo hai scritto nelle lettere..." dice calma. "Ma è la prima volta che me lo dici a voce..." sorride dandomi un lieve bacio sulla guancia.
Sorrido appena, senza dire niente e stringendomi nel suo abbraccio "Vuoi fare a metà?" le chiedo gentile indicandole la cioccolata "Se ti va a me fa piacere" dico con sincerità.
"Ho già bevuto la mia.." mi dice ringraziandomi. Mi accosta ancora più a se, e con una mano mi accarezza il braccio. "Bevi te.."
Mi appoggio a lei, senza dire nient'altro e tenendo sempre stretta quella tazza calda che riesce a farmi stare bene, come se nel suo calore ci fosse racchiuso quello di Leyla.
******
[cena + film]
Daphne e Nail sono appena andati via. E' stata gentile a voler sapere la versione della storia da me, invece di accontentarsi di quella data da Leyla. Anche se sinceramente avrei preferito non parlarne comunque, però sembra che più ne parli e più ci soffra di meno. Rimango a guardare il viale della casa di Leyla, dalla finestra, con una sigaretta tra le dita, ancora spenta.
Sento come un rumore metallico e Leyla che sistema la sua bacchetta nella custodia.
"Hey" mi richiama dolcemente. "Che guardi?"
"La pioggia" mi giro verso di lei, posandomi contro il davanzale.
"Ah ecco.." sorride sedendosi sul divano. "Qualcosa da bere?"
"No grazie" la raggiungo, tenendo sempre la sigaretta spenta tra le dita, e mi siedo accanto a lei.
Fa un lungo sospiro guardando un punto non ben preciso della sala.
"Voglio la neve" sospira l'ennesima volta.
"Arriverà" le sorrido, scompigliandole i capelli con la mano libera.
Si gira prima guardandomi in maniera minacciosa, poi si apre in un sorriso.
"Sì certo, lo so.." dice. "Sonno?" domanda inclinando la testa verso di me.
"Poco" faccio spallucce, abbandonando la sigaretta sul tavolino.
"Che vuoi fare?"
"Non lo so" mi giro a guardarla "Tu?"
"Zero.." sospira seria. "Pensavo che avessi te qualche idea brillante da tirar fuori dal cilindro.."
"L'ho lasciato a casa il cilindro delle idee" le dico serio "Possiamo andare in un posto con tanta neve" le propongo.
"Ma te non ami la neve.." dice pensierosa. "Cioè, va beh, lasciamo perdere.." dice facendo comparire un bicchiere con del Whisky Incendiario sul tavolino. Lo prende e lo beve come se fosse acqua.
"Non è vero che non amo la neve" brontolo "Mi piace molto invece" la guardo imbronciato.
"Che è quell'espressione?" dice facendo comparire direttamente la bottiglia di whisky. "Smettila di fare il cretino!" mi dà una piccola spinta e beve direttamente dalla bottiglia.
"Stai dicendo che ho un'espressione da cretino?" le chiedo offeso "Dammi quella bottiglia" mi allungo per togliergliela dalle mani.
"Non volevi da bere!" dice cercando di riprenderla. Ma con un movimento veloce del braccio la scosto alla mia destra. Sento la bottiglia che è già mezza vuota.
"Non ho detto che voglio bere io...Guarda, già mezza bottiglia...ti fa male tutto quest'alcool" la riprendo, tenendo il whisky il più lontano da lei.
Mi scoppia a ridere praticamente in faccia. "Ma che scherzi?" dice ancora ridendo. "Ridammi la bottiglia" cerca di riprenderla.
"Figurati...alcolizzata..." la guardo tra il serio e il divertito, nascondendo la bottiglia dietro la schiena.
"Ma se reggo più alcool io che tutta la squadra di Quidditch!" si lamenta lei, facendo comparire una seconda bottiglia.
Le prendo la bacchetta di mano e la faccio scomparire "Ti fa male" ripeto scandendo bene le parole e guardandola serio.
"Eh?" mi guarda con aria arruffata e interrogativa. "Da quando sei salutista?" è buffissima, è quasi tenera. "Che ti sei candidato a farmi da padre?"
"Sì, può darsi" annuisco alla sua ultima domanda, poi sorrido e le passo un braccio attorno alle spalle, avvicinandola di scatto a me e schioccandole un bacio sulla guancia. Poi la lascio libera.
"Mi confondi a volte.." dice guardandomi in maniera strana, tra l'amorevole e il sospettoso.
"Perchè?"
"Non lo so.." dice facendo le spallucce. Poi si avvicina lentamente a me, mi prende la maglietta e mi attira vicino a lei, sento il profumo del suo rossetto. I nostri nasi si sfiorano. Tutto succede così velocemente che neanche me ne rendo conto.
"Fregato.." dice ridendo con la bottiglia in mano
Sospiro rassegnato "Ti odio" brontolo, ma senza dirlo sul serio "Almeno lasciamene un po'"
"Mi odi per il bacio mancato... O per il whisky?" chiede maliziosamente. "E comunque no, l'acool ti fa male.."
"Per il whisky ovvio. Il bacio posso sempre dartelo io se voglio" le dico con finta aria di sufficienza "E sai, a te l'alcool fa bene invece" la guardo ironico.
"Il bacio puoi darmelo?" chiede ridendo. "Seh!" scuote la testa prendendo un bel sorso dalla bottiglia. "Mi fà bene? Hai già cambiato idea? Rapitore di baci!" ride ancora.
Alzo gli occhi al cielo "Dammi la bottiglia va..." ripeto serio "Che si inizia a non capire più quello che dici" sospiro apprensivo, allungandomi di nuovo per sottrargli il whisky.
Lei si para davanti a me nascondendo dietro di se la bottiglia. "Shhh" sorride semplicemente fissandomi.
"Leyla, ma che shhhh!" la guardo quasi esasperato "Dammi il whisky" le intimo, sono quasi addosso a lei nella speranza di afferrare la bottiglia.
"Mai" e ride l'ennesima volta. Lei cerca di divincolarsi ma non ci riesce.
"Vuoi la guerra?" domando guardandola con gli occhi ridotti a due fessure, tenendola bloccata.
"Certo" dice sorridente.
"D'accordo" la stringo di più a me, riuscendo ad afferrare il collo della bottiglia con una mano, ma la sua presa su di essa si fa ferrea e non riesco a togliergliela "Lasciala!"
"No" scuote la testa e i nostri nasi si sfiorano. "Non la lascerò mai.."
"Questo lo credi tu" la minaccio, tirando sempre più insistentemente la bottiglia verso l'alto, ma lei non cede. Posso sentire il suo respiro uscire dalle labbra, sa di mora e whisky.
"Lo credo perchè sono più forte.." ride. Mi fissa dritta negli occhi, non dice niente, posso sentire il suo respiro leggermente affannato.
"Lo so che sei più forte, tesoro..." le dico con accondiscente malizia, prima di baciarla all'improvviso, senza allentare la presa, ne l'insolito abbraccio in cui è stretta.
Continuo a baciarla, spingendola verso i cuscini del divano, allentando lentamente la presa sulla bottiglia.
Lei si siede sul divano spostando la bottiglia verso destra, ma continua a baciarmi, sento la sua mano libera passarmi tra i capelli.
Mi ritrovo quasi a cavalcioni su di lei, una mia mano si posa dolcemente sulla sua, quella che tiene ancora la bottiglia. Continuo a baciarla, passandole l'altra mano dietro la nuca.
Posa delicatamente la bottiglia a terra, e continua a baciarmi. Sento la mano che prima era della bottiglia passarmi sotto il maglione e accarezzarmi la schiena.
Dannazione, non doveva posarla a terra la bottiglia, doveva solo mollare la presa! Non era questo a cui volevo arrivare, mi bastava fregarla, ma la situazione mi sta decisamente sfuggendo di mano visto che non riesco a smettere di baciarla.
Lei mi bacia con passione, si scosta leggermente per mettersi a sedere, mi guarda sorridendo e si sfila la maglietta rimanendo con un reggiseno nero. Per poi riavvicinarsi a me e continuare a baciarmi.
Stacco leggermente le mie labbra da lei "Sai che sei decisamente ubriaca?" le chiedo in un sussurro, come se la cosa fosse rilevante.
"Si certo.." annuisce ridendo. "Fuori come una campana!" ride.
"E ti rendi anche conto di quello che stai facendo?" le sussurro a fior di labbra, tenendola stretta a me.
"Mi rendo conto che ho voglia di te.." e mi dà un bacio, uno come l'altra volta, uno di quelli che ti lascia senza fiato, e senza alternative.
"E' la voglia che ho io di te che mi spaventa" le confesso con voce roca "Un desiderio che sembra essere rimasto sopito dalla prima volta che siamo andati a letto insieme" le accarezzo i capelli "E' come se inconsciamente avessi sempre bisogno di te..."
Si scosta quel tanto che basta per guardarmi negli occhi,e accarezzarmi i capelli. "Desiderio reciproco.." sorride, per poi baciarmi il collo lentamente, fino ad arrivare al lobo, sento le sue mani leggere scivolare su me, e sfilarmi la maglietta. Mi spinge con delicatezza a sdraiarmi sul divano, ora praticamente è sopra di me,e mi bacia il petto, mentre con le mani cerca di togliermi i pantaloni.
Chiudo gli occhi respirando a fondo, ho solo bisogno di riprendere il controllo. Sento le sue mani scivolare leggere e fresche. Mi mordo appena il labbro inferiore e riapro lentamente gli occhi per incrociare i suoi. Non riesco più a pensare a niente, solo a lei e al suo corpo perfetto.
Mi sorride prima di sfilarmi i pantaloni e le calze. Si alza qualche secondo per sfilare i suoi jeans, rimane in intimo nero. Mi guarda sorridente, per poi tornare sopra me e baciarmi l'ombelico.
Le mie dita affondano in quella cascata nera che sono i suoi capelli. Rimangono lì, ferme e immobili, l'unico contatto con la realtà.
Dopo qualche minuto risale a baciarmi dolcemente il collo, sento il suo respiro fresco sul mio viso, ora è completamente sopra di me, mi tiene le mani sul petto, e le gambe ben serrate vicino alle mie. Si erige sulla schiena, e inclina la testa verso il basso, facendo cadere i capelli sul mio viso, e lentamente scorre all'indietro, con una maestria incredibile, sento solo il leggero tocco dei suoi capelli che lentamente scivola lungo il mio corpo.
Poso le mani sulle sue spalle "Leyla..." vorrei dirle di fermarsi, perchè se continua così mi farà completamente perdere il controllo, ma le parole non escono.
"Draco.." alza lievemente la testa, quel tanto che basta per far incrociare i nostri sguardi. Risale su abbastanza velocemente, ma senza movimenti bruschi. Mi bacia il collo, mentre con una mano scivola giù sul petto. "Dimmi.."
"Niente..." sospiro chiudendo gli occhi, posandole le mani sulla schiena.
"Sicuro?" passa lentamente la lingua sulle mie labbra, per poi baciarmi con la stessa intensità di prima.
"Sicuro" mormoro con voce quasi spezzata dal respiro che sta diventando sempre meno regolare.
Luce. Tanta. Troppa. Aria fresca. Ancora peggio. Non riesco neanche ad aprire gli occhi, non riesco nemmeno a muovermi.
"Draco..." la voce squillante di Leyla mi desta dal mio sonno. "Sono le nove..." dice girando per la stanza, sento la sua voce andare e venire. E spero che vada perchè ho sonno. "Facciamo tardi, pigrone" la sento dire mentre sale sul letto. "Draco..." ora mi scuote lievemente.
"Vai via...." mugugno da sotto il cuscino "Voglio dormire...." mi tiro il piumino fin sopra la testa, deciso a ignorarla.
La sento ridere. Ora sento anche della musica in sotto fondo, manca la banda che fa la serenata dalla finestra e siamo tutti.
"Draco dai.." dice mentre si sistema per bene al mio fianco. Sento che mi tira le coperte, utilizzando la 'sua' forza, e mi sfila il cuscino da sopra la testa. Mi gira di penso, e mi guarda in malo modo. "Facciamo tardi" sorride, per poi mettersi a cavalcioni sopra di me, e mi minaccia con un dito medio. "Alzati, o ti faccio alzare con le cattive!"
"Lasciami in pace....dovunque dobbiamo andare vacci da sola...se ti chiedono di me digli che mi hanno rapito gli alieni, che mia zia mi ha avadizzato o quello che ti pare, ma lasciami dormire... E spegni quell'aggeggio infernale che suona" brontolo riprendendo almeno il cuscino e rimettendomelo sulla faccia "E spegni la luce e chiudi quella dannata finestra, voglio dormire"
Tempo trenta secondi e ogni mio ordine è stato esaudito. Nessun rumore, finestra chiusa, scosto il cuscino e noto che siamo nella penombra. Guardo Leyla che è rimasta in intimo e mi guarda sorridente. "Ogni tuo desiderio è un ordine." dice sorridente. Per poi baciarmi il collo. "Ma io ne avrei uno da chiederti.." mi sussurra con fare malizioso all'orecchio.
"Grazie sei un amore" mormoro ritirandomi addosso il piumino "Se il favore non implica l'alzarmi ora dal letto va bene" la guardo assonnato.
"Implica l'alzarsi dal letto..." dice mordicchiandomi il lobo. "Ma va a finire a fare una doccia insieme... è un mio grande desiderio.." mi bacia con passione.
"Non possiamo farla tra un po' la doccia insieme?" brontolo appena "Perchè non rimani un po' qui a letto con me?" le sussurro, stringendomela addosso.
"Dai Draco.." dice con quel tono da bambina innocente. "Ti prego.." sento le sue mani scivolare lungo il mio corpo. "Ho voglia ora di fare la doccia.."
"Poi posso tornare a dormire dopo?" piagnucolo guardandola con il broncio.
"Certo.." mi bacia ancora una volta.
"Uhm...ok...." mi tiro a sedere sul letto, stropicciandomi gli occhi e sbadigliando, mentre passo una mano tra i capelli arruffati. Mi alzo lentamente, camminando incerto verso il bagno e sbadigliando nuovamente. Poi in un attimo di lucidità mi fermo e mi giro a guardarla "Non è che mi stai fregando?" le chiedo sospettoso.
Lei mi abbraccia e mi bacia, di nuovo quel suo bacio che riesce a stenderti, quello che ti porta al limite, mi domando ancora come ci riesca, a trasmettere cosi tanta passione e non solo, con un bacio. Senza neanche accorgermene siamo dentro il box della doccia, sento le piastrelle gelide fare contatto sulla mia schiena. Il bacio finisce dopo non so quanto, e si scosta da quel tanto che basta per fissarmi dritta negli occhi, con l'aria da gattina. "Certo Tesoro.." dice subito prima di aprire un getto d'acqua gelida e scansandosi velocemente per non bagnarsi.
Rimango impietrito per un istante e mi ritrovo bagnato fradicio dalla testa ai piedi. "Ma sei impazzita?!" la guardo allibito.
"Potrei essere pazza di te.." dice ridendo con le lacrime agli occhi. "Ti aspetto in camera" sorride prima di uscire dal bagno.
"Perfetto" dico sarcastico verso la porta ormai chiusa. Se voleva svegliarmi ci è riuscita in pieno. Tanto vale farsi una vera doccia a questo punto. Riapro il getto d'acqua, calda questa volta e la lascio scorrere su tutto il corpo. Appoggio la schiena contro le piastrelle fredde. Se Leyla voleva farmi dimenticare Hermione, questa notte c'è riuscita in pieno. Esco dal box e mi asciugo distrattamente i capelli, lasciandoli umidi ancora e mi avvolgo un asciugamano intorno la vita, prima di aprire la porta del bagno e rimanere a fissarla con una spalla appoggiata allo stipite, in silenzio.
"Hey" sorride vedendomi appoggiato allo stipite. "Ben svegliato... Abbiamo ancora un oretta e mezzo...Che vuoi fare?" Domanda semplicemente. La osservo bene, si è messa un babydoll nero, e sotto posso notare un completo intimo viola di pizzo. Mi guarda senza dire una parola, in attesa del mio verdetto.
"No" dico chiaramente intuendo le sue aspettative "Non puoi, non ce la faccio....fammi almeno riprendere da stanotte...non credo di averne la forza" le dico chiaramente. Lo sa che non potrei dirle di no vestita così, ma sinceramente mi sento ancora troppo a pezzi, prima di affrontare di nuovo letto e lenzuola con lei.
"Ma certo che sei maniaco!" dice con aria da finta scandalizzata. "Chi ha mai pensato a quello.." sorride divertita. "Vuoi un po' di coccole, brontolo?" dice infilandosi una mia camicia che era in giro per la stanza.
"Io, maniaco? Tu non ti sei mai resa conto di essere un po' ninfomane?" la guardo risentito tornandomene verso il letto e rinfilandomi sotto le coperte "Vada per le coccole" le sorrido.
"Basta che non ti addormenti, perchè poi mi tocca portarti a peso dentro la doccia.." sospira divertita.
"No non mi addormento, promesso"
"E ti dispiace che sia ninfomane?" chiede sedendosi sul letto, appoggiando la schiena al muro.
"Decisamente no" mi avvicino a lei, posandole la testa sul petto e sbadigliando appena "E per te è un problema se sono maniaco?"
"Decisamente no..." sorride, mentre comincia ad accarezzarmi i capelli con una mano, e con l'altra mi accarezza il braccio.
"Ma cos'è che dobbiamo fare oggi con gli altri?" le chiedo. Sinceramente non me lo ricordo proprio ora come ora.
"Uscire tutti insieme.." l'ennesimo sospiro. "Andiamo a fare una passeggiata e a mangiare il pesce in Scozia, ma ci arriviamo in scopa, una sorta di gara tra coppie.."
Già, ora ricordo. "E io e te saremmo una coppia?" chiedo con tranquillità.
"Ah boh, non lo so.. Possiamo anche correre separati!" La sento stringersi nella spalle. "Tanto sia che corriamo insieme, che separati, vinco io.."
Mi tiro su a sedere, guardandola attentamente "Mhm...." sospiro scostandomi appena da lei e posando la schiena contro il muro.
"Che c'è?" chiede divertita. "Malfoy è una vita che non gareggi!" dice dandomi una lieve spallata.
"Sto bene anche senza farlo" alzo le spalle, ignorando la sua prima domanda. Sinceramente non ho voglia di correre. Non ho più voglia di farlo da quella volta.
"Non ti ricordavo cosi permaloso Malfoy..." dice con tono dolce. "Se vuoi ti lascio due minuti di vantaggio!"
"Con il sonno che ho ce ne vorrebbero dieci come minimo" sorrido.
"Tutte scuse!" Mi spintona una seconda volta. "Metti le mani avanti, perchè sicuramente non ti ricordi più neanche come si sale su una scopa!"
"Tesoro, gioco a Quidditch. So come si sta su una scopa" brontolo fingendomi offeso "E poi se è una gara a coppie non si può gareggiare da soli" le faccio notare.
"Allora facciamo la parte della coppia?" domanda inarcando il sopracciglio e fissandomi.
"Se ti va..." alzo le spalle "In fondo a Hogwarts lo eravamo...Riguardo alle corse intendo" la guardo, tornando ad appoggiare la testa sul suo petto.
"E coppia sia!" dice entusiasta. "Ma controllo io almeno all'andata, non vorrei trovarmi a fare pane e marmellata a terra, o su un muro!"
"Aggiudicato" sorrido "Anche al ritorno se vuoi eh, non farti problemi"
"Ok!" annuisce convinta. "Come ai vecchi tempi.."
"Come hai vecchi tempi" sorrido.
"Basta che non piagnucoli che sono troppo spericolata, o sono una pazza suicida.." dice riprendendo ad accarezzarmi il braccio. "E sopratutto, in questi anni ho cambiato un po' stile, un po' più spericolato, ma vincente..."
"L'importante è che non mi fai cadere dalla scopa, poi corri come preferisci" ridacchio, lasciandomi accarezzare.
"Uff.. E io che speravo di farti fuori così..." si lamenta appena.
"Spiacente" alzo gli occhi per guardarla "Dovrai trovare un altro modo"
Mi bacia all'improvviso, senza dire o fare niente.
"Vuoi uccidermi con un bacio?" mi scosto appena per sussurrarle divertito.
"Non è una morte migliore?" domanda divertita tornando seduta come era prima. "Però ho scoperto il modo per farti stare zitto..."
“Ah davvero? E quale sarebbe il modo per fami stare zitto?" le chiedo per provocarla.
"Ah beh, quando mi esaurirai te lo mostrerò.." dice con fare sibillino.
"Ok" mi faccio pensieroso "Sai che se voglio posso diventare molto logorroico?" la guardo serio "Ad esempio ti ho mai raccontato di quando Blaise per sbaglio a scuola ha usato il mio spazzolino e poi ha cercato di farmi credere che l'aveva venduto come cimelio a Tracey Donovan, te la ricordi, quella bruttarella di Tassorosso che mi stava sempre appiccicata, dicendo che lei lo aveva pagato fior di galeoni, quando tutta la scuola sapeva che tra lei e i Weasley facevano a gara a chi aveva meno zellini" inizio a raccontarle "E quando mi sono arrabbiato, perchè lo sapevo che aveva sbagliato di nuovo, quell'anno per colpa sua ho dovuto comprare tre spazzolini nuovi in un mese, ha detto che ero io un idiota che non me ne approfittavo delle ragazze che avrebbero pagato fior di zellini per una mia qualunque cosa, così potevo fare soldi per comprare i dolci a Mielandia" scuoto la testa "E tutto questo perchè? Perchè si era innamorato di quella Corvonero, come si chiamava, l'amica della Chang, non quella che poi le è comparsa quella scritta sulla fronte, l'altra...Bonnie, Connie Wright, una cosa del genere..." continuo a parlare imperterrito fino a quando non sento le sue labbra sulle mie, e mi bacia, con passione, la stessa passione che mi ha travolto ieri sera, ma come se amplificata, più travolgente.
"Sarebbe questo il tuo modo per zittirmi?" le chiedo divertito
"Ne ho anche un'altro.." dice con fare molto malizioso.
Giappone
Ci smaterializziamo nella casa in Giappone, nel cortile dietro il grande cancello di ferro battuto. La casa è abbastanza grande, ed è esattamente come me l'ha descritta nelle lettere, lo strano tetta a punta, il ruscello sulla destra, le vetrate basse, e il magnifico giardino da mille colori. Qui regna il silenzio, non si sente volare una mosca. Leyla cammina tranquillamente davanti a me, percorriamo qualche metro prima di arrivare alla grande porta d'ingresso, che è a scorrimento. Appena entra Leyla si toglie la scarpe, e mi fa cenno di imitarla. Con qualche titubanza lo faccio anche io, e noto altre cinque paia di scarpe, dei suoi coinquilini dovrebbero essere. Percorriamo un breve corridoio ed appena apre la porta, sempre a scorrimento, qui non esistono maniglie a quanto pare, un rumore assordante ci travolge, rompendo quell'incanto creato dal silenzio. Vedo tre ragazzi giocare con una consolle alla tv, uno sdraiato sul divano a leggere, e un'altro che mangia delle patatine girando per la stanza. Leyla pronuncia qualche strana parola in lingua e tutti si girano. I tre che giocano la salutano con un cenno di mano e tornano appresso al loro stupido baccano. Quello sdraiato sul divano si precipita ad abbracciarla, e lei ricambia l'abbraccio con estrema facilita, senza irrigidirsi come al suo solito. Il tizio alto, il più alto di tutti, dovrebbe essere alto quasi quanto me, se non più, la osserva silenziosamente. I suoi capelli da rosso accesso sono diventati blu elettrico, deve essere quel mutaforma di cui mi ha parlato. Leyla si avvicina a lui dandogli due baci sulla guancia e uno in bocca a stampo. Poi si gira verso me e mi presenta, parlando inglese per fortuna. "Lui è Draco, il mio amico... Starà con me per qualche giorno, e poi torneremo insieme a Londra..." parla più lentamente del solito. "Loro sono Tobhi, Sasuke, Kakaschi, Vithin, e Neji.." e li indica uno a uno.
Li guardo incuriosito, non mi ricordo già più nemmeno un nome. Li saluto con un cenno della mano, avvicinandomi a Leyla "Non devo salutarli come hai fatto tu con il tipo alto vero?" le chiedo preoccupato. Magari è una loro qualche bizzarra usanza… Qui in Giappone sembra tutto al contrario che da noi. E mi chiedo anche se questi tipi capiscono quello che dico oppure no. Torno a guardarli incuriosito e mi sento abbastanza osservato. Questo mi mette un po' a disagio, a essere sincero.
Leyla sorride alla mia domanda. Ed ecco che si rivolge al tizio più alto, e parla in lingua. Dopo qualche secondo la stanza si riempie delle risate dei ragazzi.
"Se vuoi, posso salutarti come ho salutato Kiuby" dice il ragazzo alto, in un perfetto inglese, senza imperfezioni, guardandomi sorridente.
Lo guardo ammutolito. Poi scuoto deciso la testa "No grazie" sorrido nervosamente per non risultare scortese "Non sei il mio tipo"
Ennesima risata generale, questa volta ride anche Leyla.
"Tu potresti essere il mio..." il tizio che era sul divano si alza e viene verso di me, oltre passandomi e andando a raggiungere Leyla e Neji.
"Basta ragazzi..." dice Leyla con la voce rotta dalle risate.
Mi accosto all'orecchio di Leyla "Non sei divertente. Anzi non siete divertenti" le sibilo risentito.
"Ok ragazzi..." dice tornando seria. "Lui è solo mio..." dice prendendomi per un polso. "Non può essere il tipo di nessuno, anzi, ora andiamo in camera, quindi non rompete..." dice trascinandomi via dal salone, e dirigendosi verso la sua camera, apre la porta e mi fa passare, e la richiude a suon di bacchetta dietro le sue spalle.
"Ma i Giapponesi sono tutti così fuori di testa?" le chiedo preoccupato "Meno male che ho la mia salvatrice personale" la abbraccio ridendo e dandole un bacino sulla guancia.
"Non tutti i Giapponesi..." dice lei divertita. "Solo quelli che sono venuti a contatto con me..."
"Ah ecco...ora mi spiego il perchè..." annuisco facendomi serio per finta, allentando l'abbraccio "Comunque...per sicurezza sai...posso dormire in camera tua stanotte? Non è che mi fidi molto dei tuoi amici..." lancio un'occhiata alla porta.
Lei si gira e mi sorride. "Tu DEVI dormire con me sta notte..." dice tranquillamente, con voce calma e dolce.
"Oh grazie al cielo...mi salvi da quei maniaci psicopatici dell'altra stanza" sospiro di sollievo "Senza offesa eh...sono simpatici..." aggiungo frettoloso, prima di farla offendere e prendere botte.
Non so cosa sia cambiato, ma ha una strana luce negli occhi, e un’ espressione diversa da prima. Si siede sul letto, e mi fa cenno di chinarmi. Mi avvicino a lei sorridente, chissà che avrà in mente. Prende la mia maglietta sotto il collo e delicatamente mi attira a se, per poi baciarmi, un lungo bacio, dolce e passionale allo stesso tempo.
Non so quanto è durato il bacio, siamo stesi sul letto, lei è al mio fianco, scosta lievemente le labbra e mi dà un lieve bacio e torna a sorridere. Non dice ne fa niente.
"Questo sì che è un buon metodo per rilassarsi" ridacchio guardandola.
"Visto? E non costa nulla.." conferma ridendo. "Piaciuto?"
"Abbastanza... Puoi fare di meglio però..." la guardo divertito, prendendola in giro e provocandola un po’.
Lei senza dire niente mi mette la mani tra i capelli, e mi dà un bacio, diverso da quello di prima, questo è il classico bacio di chi vuole farti rimanere senza fiato, passione allo stato puro.
Mi ci vuole qualche istante per riprendermi quando si stacca dal bacio. Rimango a guardarla, incapace di dire qualsiasi cosa.
"Che c'è?" chiede maliziosa. "Vuoi il bis?"
"Magari" rido.
Le passo le dita tra i capelli, dietro la nuca, attirandola delicatamente di più verso di me, per sentire il leggero peso del suo corpo sottile contro il mio, un contatto che mi da sicurezza.
Ora praticamente è sopra a me, posso sentire il cuore battere forte su il suo petto. In questo bacio penso che sia racchiusa tutta la sua dolcezza e passione.
Passano lunghi istanti prima che qualcosa scatti in me. Quel brivido, come una scossa elettrica, che non sarebbe dovuto arrivare quando un bacio è solo un bacio. Lentamente interrompo il contatto tra le nostre labbra, scostandola appena, con dolcezza. Non posso già buttarmi tra le braccia di un'altra, non della mia migliore amica soprattutto. Non quando pensare a Hermione fa ancora male.
In un secondo la strana luce negli occhi di Leyla svanisce, basta solo un secondo che si scosta da me, e si alza di scatto tanto velocemente e delicatamente che i miei occhi fanno fatica a seguire i suoi movimenti.
"Ti metto la roba nell'armadio" dice prendendo la mia sacca.
La guardo in silenzio, sedendomi a bordo letto "Tutto ok?" le chiedo accigliato. Sembra essere tornata all'improvviso quella di prima.
Mette le ultime cose nell'armadio e si gira a metà verso di me. "Si, perchè?" sorride.
"Così" alzo le spalle. Che cosa le dico? Che mi sembra che ci sia rimasta male? E perchè mai avrebbe dovuto restarci male? E' stato solo un bacio... mi prenderebbe per visionario se le dicessi che mi è sembrato che quel bacio per lei potesse essere qualcosa di diverso.
"Tutto bene" e di nuovo quel sorriso dipinto su il suo volto. Torna a guardare l'armadio, è ferma lì davanti. Non fa niente, osserva solo l'armadio pieno dei suoi vestiti, e dei miei ora.
"Cosa guardi?" le chiedo incuriosito, alzandomi e fermandomi al suo fianco. Osservo anche io l'armadio.
Lei si scosta da me e chiude l'armadio. "Niente di che.." sospira andando a sedere sul letto.
"Che c'è?" le chiedo di nuovo. Non è da lei un simile comportamento. Non è da lei sospirare così.
"Niente..." e di nuovo quel maledetto sorriso, che mi pare pura finzione ora come ora. "Vuoi fare qualcosa oggi?" chiede cordialmente.
"Leyla" la riprendo, sedendomi sul letto vicino a lei "Cosa c'è..." insisto ancora a chiederle.
"Draco che vuoi fare?" risponde facendomi un'altra domanda.
"D'accordo. Non me lo vuoi dire, non dirmelo" mi arrendo, so che con lei è meglio non tirare troppo la corda "Non lo so, che si fa qui di solito per passare il tempo?"
"Quello che vuoi"
"Allora possiamo fare un giro e magari vedere quella torre che c'è sempre nei cartoni animati. Quella che i cattivi distruggono sempre e che sembra la versione rossa e bianca della Torre Eiffel" le propongo.
"Ok" annuisce. "E comunque è un antenna televisiva" mi spiega tranquillamente, è come se qualcosa in lei si fosse rotto all'improvviso, non so cosa e nemmeno perché.
"Un'antenna televisiva così grossa?" chiedo incuriosito, cercando di non pensare a questo suo strano atteggiamento.
"Si" dice semplicemente afferrando i nostri mantelli. "Una stupidissima antenna" mi lancia il mio, e prende la bacchetta per aprire la porta.
Ha qualcosa che non va. Ha decisamente qualcosa che non va. Sospiro, lasciando cadere sul letto il mio mantello, e mi avvicino a lei. Le tolgo delicatamente la bacchetta dalla mano, attirandola appena verso di me "Restiamo qui, non ho voglia di uscire"
"Come mai hai cambiato idea?" chiede titubante
"Sono stanco" alzo le spalle, mentendo in parte, continuando a tenerla per il polso, senza stringere.
"Sei sicuro?" chiede seria. "Guarda che l'antenna potrebbe scappare.."
"A meno che non sia previsto qualche attacco alieno in giornata, direi che non corro il rischio di non vederla più" sorrido ironico "L'antenna può aspettare..." mi risiedo sul letto, tirandola verso di me.
"Va bene" lei si siede vicino a me, rimane in silenzio senza fare o dire niente
"Sei strana..." le dico con tranquillità.
"Ora te ne accorgi?" Si lascia sfuggire una mezza risata. "Dopo undici anni?"
"Sei più strana del solito..." ripeto, serio "Anzi, sei diventata strana dopo l'ultimo bacio..."
"Ma che dici..." sorride.
"Non cercare di fregarmi Leyla, ti conosco troppo bene e ormai so quando fingi di stare bene"
"Dici Draco? Sbaglio o neanche sospettavi minimamente che fossi vampira..." sospira con voce tagliente.
"Quello è un discorso più complicato e complesso" replico sulla difensiva, amareggiato per il tono con cui mi si è rivolta. Non voglio finire a litigare con lei.
"Già" sospira l'ennesima volta, scivolando lentamente sul letto, fino ad arrivare in cima, si appoggia con la schiena sul muro,e stringe a se le gambe raccolte al petto.
Mi avvicino a lei, sistemandomi al suo fianco "Scusa, non volevo..." dico dispiaciuto per averle fatto tornare in mente il suo essere vampira, ora che ha perso l'unica persona che considerava la sua famiglia.
"Scusa di che?" chiede inclinando la testa verso di me, i capelli gli scivolano davanti al viso.
"Di non pensare prima di parlare o fare qualcosa" sorrido appena, scostandole i capelli dal viso per guardarla. "Oppure di pensare troppo..." aggiungo "Dipende dai punti di vista"
"Se ti riferisci al fatto che ho ripensato a mio zio che è morto, non devi scusarti" torna a fissare un punto non ben definito nella stanza. "Non è meglio cosi? Il mondo è libero da Nicholas ora... E se non era una giusta causa Hermione non vi avrebbe mai aiutato a fare la pozione!"
La guardo allibito. Come fa a sapere di Hermione? Non avrebbe dovuto dirglielo nessuno...Ma forse ho capito...deve averlo letto nella mente di qualcuno "Non voleva che tu lo sapessi, credeva che ti saresti arrabbiata" dico semplicemente, ma ripensare a lei mi provoca una piccola fitta al cuore. Se solo Leyla sapesse quando abbiamo litigato per questa pozione nonostante tutto...perchè lei si è sempre sentita messa da parte.
"Pensate troppo tutti quanti.." dice malinconica. "Realmente troppo..." Appoggia la testa tra le ginocchia, e si stringe ancora di più. "Mi dispiace di essere stata causa di litigi..." aggiunge subito dopo in un sussurro. "Non volevo..”
Sospiro. Dannazione, quando imparerò a non pensare a certe cose che so che possono fare male? "Non scusarti, non è colpa tua" la abbraccio dolcemente "Se avessimo voluto li avremmo superati alla grande. Ma preferirei non parlare di lei..." sospiro di nuovo "Voglio solo stare con te e non pensare a nulla"
Si accosta a me, senza dire nulla. Dolcemente con due dita sotto il suo mento le tiro su il volto, per poterla guardare. Siamo a pochi centimetri di distanza. Posso sentire il profumo dei suoi capelli, e quello delle labbra. Mora selvatica. Lentamente le passo il pollice sul labbro inferiore, senza smettere di guardarla. Sento di nuovo quel brivido lungo la schiena. Lei mi guarda serena, si accosta ancora più a me, senza fare niente però.
La punta del suo naso quasi sfiora la mia e il suo profumo si fa più intenso. Il brivido non accenna a scomparire, ma diminuisce appena, lasciando posto all'irresistibile voglia di baciarla. Un desiderio irrazionale di cui non posso fare a meno. Mi avvicino sempre di più a lei, a sfiorarle le labbra prima di cedere e baciarla con dolcezza. Lei chiude gli occhi e si lascia andare completamente, sento che si rilassa sempre più. Le passo le mani dietro la schiena, stringendola contro di me, senza smettere di baciarla, come se le sue labbra fossero la mia aria.
Lei si sistema di nuovo sopra di me, sento il suo respiro farsi sempre più irregolare, mi passa una mano tra i capelli e l’altra l’appoggia sul mio petto.
Una mia mano scivola sotto la sua maglietta, le mie dita passano leggere lungo la sua schiena fredda, disegnando motivi inesistenti. La paura che lei sia solo un ripiego svanisce sempre più velocemente, ogni secondo che passa. Forse è solo un errore cedere al desiderio, ma non riesco a farne a meno.
“Se vuoi che smetta, dimmelo ora. Perché tra poco non credo di esserne più in grado” le sussurro con voce roca e se una parte di me vorrebbe che lei dicesse Sì, fermati, l’altra desidera solo lasciarsi andare con lei.
La sento lasciarsi andare sempre più “Ti chiederò di fermarti solo se lo vorrai te” mi sussurra all’orecchio, mentre sento la sua mano scivolare sotto il mio maglione “Sei sicuro Draco?” dice prima di baciarmi il collo.
Chiudo gli occhi. Questa volta è il mio respiro a farsi irregolare sotto il tocco delle sue mani e delle sue labbra “Non sono sicuro di niente Leyla. So solo che quello che voglio adesso sei te” mormoro “E tu, tu sei sicura?” le chiedo con un filo di voce, abbandonandomi sempre di più ai suoi baci.
Scivoliamo stesi sul letto “Io ti voglio Draco… E sono sicura…” dice mordicchiandomi il labbro delicatamente.
Il cuore inizia a battere più velocemente e il respiro è sempre più irregolare. A ogni suo bacio si spezza, perde un battito prima di ricominciare. Quel brivido lungo la schiena si espande in tutto il corpo, impedendomi di pensare con lucidità. “Ho bisogno di te…” mormoro con voce quasi tremante.
“Sono tua Draco…” mi dice semplicemente, prima di sfilarsi la maglietta e tornare a baciarmi.
Lentamente mi sfila il maglione, interrompendo il contatto delle sue labbra su di me solo per farlo passare dalla testa. Le mie mani scivolano sempre più in basso, fino a incontrare la gonna e scivolare sotto, lungo la coscia. La sento sospirare. Lentamente le nostre labbra si staccano e sento che mi bacia il collo per poi scivolare sul petto. Sento i suoi baci sempre più lascivi, arriva all’ombelico e si ferma. Con le mani gioca con l’allacciatura dei jeans, per poi sfilarli delicatamente. Ora è sopra di me, a cavalcioni e ha ripreso a baciarmi il collo.
Lentamente, e con qualche difficoltà dovuta soprattutto alle sue piacevoli ed eccitanti distrazioni, le sfilo anche la gonna, per poi baciarle il collo a mia volta, sfiorandolo a volte con la punta della lingua.
La sento gemere debolmente dal piacere, la luce nei suoi occhi è tornata a brillare con un pizzico di malizia. Scivola lentamente al mio fianco, permettendo così di ribaltare la situazione. Ora sono io sopra di lei.
******
Mi sono svegliato a pomeriggio inoltrato, dev’essere colpa del fuso orario. In casa non c’è nessuno, oltre me e Leyla. Saranno tutti a lezione. Giro per la stanza, il salone di ieri, guardandomi intorno, curioso, ogni cosa è nuova.
“Hey, pigrone, sei uscito dal letargo?” la voce divertita di Leyla giunge da dietro le mie spalle.
“Sembra finta questa casa” Sospiro girandomi verso di lei.
“Anche a me ha dato questa impressione i primi giorni” dice guardando le foto sopra il mobile davanti a me.
“Hey ma sei te?” chiedo afferrando una cornice a caso.
“Si, insieme a Neji-San” dice sorridendo.
“Sei vestita di rosa..” noto allibito.
“Fuxia Malfoy! Fuxia!” puntualizza con aria serafica.
“Scusa” rido. “Hanno dei nomi strani qui eh!” Sospiro rimettendo a posto le foto, pensando alle presentazioni di ieri.
“Non solo i nomi!” ribatte divertita.
“Come mai sei finita in casa con solo dei ragazzi?” chiedo incuriosito, dirigendomi verso il divano.
“Mi hanno segnato come L. McDowell, pensavano Lukas, mio padre” spiega, raggiungendomi e piazzandosi davanti a me, gambe divaricate e mani sui fianchi. Mi guarda con aria strana, un sorriso furbo le compare sul volto.
"Qualcosa non va?" le chiedo squadrandola.
"No...va tutto bene..." dice enigmatica.
"Sicura?" la guardo scettico “Non è che ora hai in mente mille modi per torturarmi e prendermi in giro vero?" scoppio a ridere.
"Esattamente!" dice sorridente. "Come... Farti il solletico per ora..." mi si butta addosso all’improvviso e cadiamo pesantemente sul divano.
"Questo è un colpo basso. E lo sai, piccola vipera migratrice" dico tra le risate, provando a farla smettere.
"Si lo so..." replica lei cercando di continuare a fargli il solletico. Ma la situazione si ribalta. Ora sono io sopra di lei.
"E ora? Provaci a farmi ancora il solletico se ci riesci" le dice divertito, tenendole fermi i polsi, senza stringere però.
Con le mani bloccate nella mia presa mi afferra la camicia e mi attira verso lei.
"Ho mille modi per farti smettere..." dice fissandomi dritto negli occhi.
"Del tipo?" la provoco, rimanendo immobile.
Alza il capo, ora i nostri visi sono a distanza di qualche centimetro. Sento il cuore accelerare. Con una mossa quasi felina si libera dalla mia presa. Mi ritrovo seduto sul divano, e lei a cavalcioni sopra di me, bloccandomi con la presa delle gambe.
"Leyla..." inizio a guardarla preoccupato "No eh" scuoto la testa serio.
"No cosa?" chiede incuriosita.
"Niente idee strane chiaro?" specifico guardandola fissa negli occhi.
"Idee strane?" chiede facendo finta di non capire. "Che idee strane?"
"Lo sai bene" insisto.
"Ma cosa?" chiedo realmente confusa.
"Niente, niente" taglio corto, con una risata.
Lei si alza e mi prende per mano, tirandomi in piedi.
Sorride raggiante “Oggi facciamo sport” e in un secondo ci ritroviamo nella piccola dependance della casa.
Lascio cadere a terra la cintura del kimono e la giacca si apre leggermente sul davanti. Mi rialzo a fatica guardando una Leyla sorridente e riposata.
"Avevi intenzione di massacrarmi e lasciarmi qui?" le dico "Mi hai dato tanto di quelle botte che domani sarò un livido unico...Mi sento tutto a pezzi..." mi risiedo pesantemente a terra.
"Oh via... Sei te che hai insistito fino allo sfinimento!" dice ridendo, mentre si toglie il kimono, rimanendo con una canottiera nera e degli shorts in abbinato. "E non ho usato neanche la forza da vampira..." scherza. "Vuoi un massaggio?" Mi chiede mentre si passa l'asciugamano intorno al collo.
"E meno male! Altrimenti a quest'ora dovevi raccogliermi col cucchiaino, sempre che qui ne conoscano l'esistenza" dico ironico, mentre rimango solo con i pantaloni del kimono. La guardo per un istante e sorrido "Massaggio sia. Però dolce e rilassante. Non approfittarne per saltarmi sulla schiena e finire l'opera che hai iniziato" scherzo.
"Mhm..." si mostra pensierosa. "Va bene, al massimo domani ti metto a Ko con il Taikendo!" sorride entrando dentro casa.
"Perchè invece non facciamo che domani mi metti Ko con un bel niente?" replico seguendola.
"Dai lamentino!" mi prende in giro. Ha gli occhi rilassati e il sorriso sempre costante in volto.
"Dai stenditi qui.." dice indicandomi il letto, e prendendo delle candele e delle boccette dall'armadio. "Che dopo questo massaggio sarai rinato"
Le faccio una linguaccia e mi lascio cadere a pancia in giù sul letto "Anche perchè più morto di così non potrei esserlo" ridacchio mentre giro la testa per osservare cosa fa "Ti prego tutto, ma non l'incenso, se no mi uccidi veramente..." la avverto, ma dovrebbe ricordarselo.
"Oh.. Per chi mi hai preso?" dice scuotendo la testa. "Sono candele dei desideri, pensa intensamente a un aroma, e quello sarà.." mi spiega accendendole, e chiudendo le persiane. Sale delicatamente sul letto, a volte sembra quasi che voli, una delicatezza estrema, in estremo contrasto con la sua forza. Si mette a sedere sopra di me, praticamente è a cavalcioni e si siede sul mio fondoschiena.
"Leyla sei per caso ingrassata ultimamente?" la prendo in giro.
Sento un sospiro, e poi le sue unghie che ricamano sulla mia schiena poco delicatamente. "Cosa Draco? Cos’hai detto?" chiede come se non avesse sentito...
"Niente niente...Dicevo che sei dimagrita" ridacchio anche se le sue unghie non sono per niente piacevoli.
"Ecco è meglio..." dice cominciando a farmi il massaggio, sento l'olio che scivola lento sulla schiena, e lei che comincia a passare le mani delicate, ma senza farmi il solletico sulla schiena.
"Piacevole, decisamente piacevole" sospiro rilassato "Se sapevo che eri così brava te lo chiedevo prima di farmi un massaggio"
"Non farci l'abitudine..." dice lei seria, è concentrata tutta sul massaggio. Ecco che con le mani risale fino al collo, e con le dita comincia a massaggiarlo, e poi con una mano scivola lungo la spina dorsale.
"Leyla sei un angelo..." le sussurro rilassato. Il tocco delle sue mani è leggero, piacevole. Vorrei che non smettesse mai. Eppure, nonostante mi senta rilassato e tranquillo, sento una leggera tensione che non ha nulla a che fare con la stanchezza dell'allenamento.
"Angelo... Mhm interessante..." dice mentre continua a massaggiarmi la schiena. "Sei la prima persona che me lo dice..." Non la vedo, ma la sento sorridere.
"Meglio, così sarai solo il mio angelo" sorrido anch'io, ma sono sincero "Se sapessi fare i massaggi così bene ti ricambierei il favore" mormoro a occhi chiusi, sentendomi sempre più rilassato sotto il suo tocco.
"Non amo sinceramente essere toccata..." dice a bassa voce. "Empatia..." mi spiega subito dopo "Non è un vero proprio potere, però spesso sento le emozioni altrui, senza contare il fatto che per il 90% del tempo sono fredda come un morto.." Già lei biologicamente non dovrebbe più vivere... "Comunque girati" mi dice mettendosi al mio fianco.
Rimango in silenzio, limitandomi a girarmi sulla schiena e mi giro a guardarla. Non ho mai amato gli occhi chiari in una ragazza, eppure nei suoi c'è qualcosa che li rende irresistibili.
Lei si mette a cavalcioni sopra di me, come se questa posizione le fosse naturale, mette l'olio sulle mani, e comincia una lieve pressione mentre passa con le mani sul mio petto, disegnando i contorni dei pettorali, ha i capelli sciolti che ogni tanto le cadono davanti.
Alzo un braccio per scostarle i capelli dal viso e poterla guardare. E' tutta concentrata sul suo lavoro "Non te li leghi mai i capelli quando fai queste cose?" chiedo, per semplice curiosità.
"No.. Non amo tenerli legati" dice sorridendo. Ma ecco che una mano gli scivola e lei cade in avanti, praticamente ora è tutta sopra me.
"Sei più bella con i capelli sciolti" le sussurro all'orecchio, posandole le braccia sopra la fine della schiena.
"Ah sì? Motivo in più per tenerli sciolti allora..." mi dice sorridendo, posso sentire l'odore del suo rossetto, quello che tiene sempre, Mora Selvatica. Ha le braccia conserte sul mio petto e tamburella delicatamente le dita, tanto da solleticarmi. "Allora... Che si fa?" chiede in maniera maliziosa.
"Si resta così" le sorrido semplicemente poi non riesco a trattenere le risa "Mi fai il solletico, dai..." cerco di scostarla e farla smettere.
Lei sorride divertita, ma ecco di nuovo quel suo sguardo. Chiude gli occhi e mi bacia, dolcemente.
"Tu sei la mia rovina..." le sussurro con le mie labbra ancora sulle sue, ma in maniera scherzosa. E so che lo sa anche lei che non lo penso davvero. La stringo a me, adoro sentire il suo profumo, e ricambio il bacio, perdendomi nelle sue labbra che sanno di mora.
Ora è stesa al mio fianco, continua a baciarmi don dolcezza, passa una mano delicata sulla schiena, si stacca un attimo per fissarmi.
"Non potrei fermarmi..." sussurra tra il divertito e il serio.
La guardo. Mi mordo leggermente il labbro inferiore, pensieroso. C'è solo una cosa che vorrei dirle e solo una cosa che vorrei fare. Con grande sforzo riesco a chiederle "E se ti chiedessi di fermarti?"
"Lo dovresti fare ora, subito..." mi dice passandomi un dito sulle labbra. "Perchè poi sarebbe troppo tardi..." mi guarda con l'espressione da gatta.. "Mi devo fermare... Neji?" E’ da quando siamo arrivati in Giappone che mi chiama con questo soprannome. Non sempre, ma a volte lo fa. Da quando le ho detto che lei era la mia piccola Kiuby.
Sento il cuore iniziare a battere forte, al semplice tocco delle sue dita. E questo non dovrebbe succedere. Non con lei. C'è qualcosa che decisamente non va nel rapporto che pensavo di avere con Leyla. Ma in questo momento l'unica cosa che voglio è lei. La spingo dolcemente sulla schiena, ora sono a cavalcioni su di lei. Mi abbasso fino a sfiorarle le labbra con le mie e le sussurro "Non stasera...."
Sorride debolmente, e si rilassa, mi cinge la vita con le gambe, e con le mani passa lieve sulla schiena, sporge la testa in avanti per potermi baciare.
"Bene... Ammetto che non mi sarei fermata..." dice divertita.
"E allora non farlo..." le sussurro con un sorriso, tornando a sdraiarmi sulla schiena portandomi dietro Leyla, che ora è di nuovo cavalcioni su di me "Non hai imparato nient'altro di interessante quaggiù?" la provoco malizioso.
"Oh si..." dice cominciando a slacciarmi i pantaloni. "Ma te le devi meritare le mie conoscenze..." diventa sibillina. E’ rilassata, gli occhi le sono tornati sereni, e il suo sorriso è più luminoso che mai.
Rimango a guardarla.
"E cosa dovrei fare per meritarmele?" la attiro a me per poterla baciare, distraendola da quello che stava facendo.
"Usa la fantasia..." dice sorridente, mentre evita di baciarmi. "Per questa notte sarò tua, solo tua, e completamente tua..." mi provoca, come fa sempre.
"E io che volevo dirti la stessa cosa..." metto un finto broncio. Poi la spingo nuovamente sulla schiena, ritrovandomi ancora una volta sopra di lei. Ho le mani posate sui suoi polsi, tenendoli fermi, ma senza pressioni. Mi limito a guardarla in silenzio, pensando all'occasione che mi sta offrendo: una Leyla più remissiva del normale.
"Hey, Biondo..." la sua voce è più calma del solito, molto suadente. "Ti voglio..." dice sincera e schietta. "Ora... Potrei impazzire se non sento le tue labbra su di me..." ed ecco che torna quell'aria da gattina ruffiana. "Ti voglio per me.."
"Potrebbe essere interessante vederti impazzire. Sapere di avere un tale potere su di te, anche solo per stanotte" le dico in un roco sussurro mentre mi chino per sfiorarle le labbra e scendere a baciarle il collo.
Lentamente mi toglie i pantaloni, e mi aiuta a sfilare la sua canottiera. "Ma non vuoi farmi impazzire vero?" passa un braccio dietro la mia testa e mi attira a se.
"Questo è tutto da vedere, mia piccola Kiuby" le sussurro divertito mentre torno a baciarle il collo, iniziando a scendere verso il seno.
Sento un suo sospiro, so che sta sorridendo. "Neji.. non stuzzicarmi..."
"Io lo trovo molto divertente invece..." la provoco, staccandomi da lei e passandole una mano sul fianco, per poi andare a disegnare con il dito il tatuaggio che ha all'ombelico. E’ prima volta che ci avevo fatto caso.
"Si ma poi... Potrei violentarti!" Mi passa le mani tra i capelli, e giocando con alcune ciocche. "Mi stai facendo impazzire, letteralmente..."
"Correrò il rischio....ma almeno avrò la soddisfazione di averti avuta completamente in mio potere. Tu che sei sempre abituata al contrario" la guardo divertito "Non è vero Leyla?" le sussurro suadente chinandomi verso il suo orecchio, per poi darle un altro bacio sul collo, proprio poco sotto e dietro il lobo.
La sento scansarsi lievemente, sicuramente ho centrato un suo punto debole.
"Sono già tua... Neji" Ammette mordendosi un labbro.. "Però..." Non so come, è di nuovo lei sopra di me, mi tiene i polsi bloccati con una mano sopra la testa, e con l'altra disegna i contorni del mio viso. Si china verso di me, e comincia a mordicchiarmi il lobo, dando anche qualche bacio lascivo sul collo. "Ora chi detiene lo scettro del potere?" mi sussurra a un orecchio, prima di mordicchiare nuovamente il lobo.
"Non erano questi i patti mi sembra" protesto debolmente, sentendo il mio respiro farsi irregolare. Questa volta è lei ad aver centrato il mio punto debole e se solo se ne accorge è la mia fine. Sarà lei a far impazzire me...
"Pensi troppo Malfoy..." dice con una strana luce negli occhi. "Decisamente troppo..." comincia a giocare con la punta della lingua, con il mio lobo, e poi gli dà dei piccoli morsi, per concludere con un bacio molto eccitante sul collo.
Sospiro pesantemente, sentendo dei brividi in tutto il corpo a ogni suo tocco. E so che anche lei può sentirlo. Riapro gli occhi per guardarla, quella strana luce non se n'è ancora andata. Le sorrido maliziosamente e la lascio libera di continuare se vuole. Si scosta da quella presa, e si mette in ginocchio sul letto, comincia a fare un lento spogliarello, tutto per me. Ha movenze delicate e molto sensuali, ha poco addosso, ma sembra non finire mai di toglierli. I suoi occhi non perdono di vista i miei.
Rimango a guardarla estasiato, non credo di aver mai visto una ragazza più bella e sexy di lei in tutta la mia vita. Richiudo la bocca e sbatto le palpebre cercando di distrarmi, ma niente. Lei è ancora lì davanti ai miei occhi e non posso fare a meno di osservarle ogni centimetro del suo corpo.
Lascia cadere l'ultimo indumento, si avvicina a me mettendosi a gattoni, e comincia a baciare delicatamente il petto, per scendere fino all'ombelico, e risalire fino al collo. "Ti voglio..." dice prima di mordicchiarmi il lobo.
Mi limito a guardarla con desiderio e senza quasi accorgermene mi ritrovo di nuovo sopra di lei. Mi chino verso il suo orecchio per sussurrarle roco "Non posso più aspettare Leyla...ho bisogno di te..."
"Sono tua..." risponde lei lasciandosi completamente andare. "Solamente, e totalmente tua..."
*******
Apro gli occhi lentamente, infastidito dalla luce che filtra dalle tende alla finestra. Mi sento la testa scoppiare e mi sembra di aver dormito solo pochi minuti. Mi tiro su a sedere a fatica, passandomi una mano sul volto per scostare i capelli. Una bella doccia, ecco cosa mi ci vorrebbe. Do un rapido sguardo alla stanza e vedo i miei vestiti sparsi per terra. E non solo i miei. Mi lascio cadere indietro sul letto. Poi mi giro a guardare la ragazza che dorme di fianco a me. Ha un'aria così angelica che sembra una bambina e mi sfugge un sorriso al pensiero di quanto possa essere bella. Ora ricordo perchè mi sembra di aver dormito pochissimo e mi sfugge un altro sorriso. Non sono mai stato bene come stanotte e nonostante tutto non riesco a sentirmi in colpa. Delicatamente le scosto una ciocca di capelli dal viso, senza volerla svegliare. Potrei restare ore intere a guardarla dormire.
La vedo muoversi lentamente, non sembra che si sia svegliata, ha un espressione serena in volto, come rare volte gli ho visto. Respira profondamente è completamente rilassata, solo ora noto che sta tenendo stretta la coperta alla vita, dove prima c'era il mio braccio.
Sempre senza cercare di svegliarla mi avvicino di più a lei, passandole un braccio sotto la nuca e tirandola un po' verso di me, in modo da farle posare la testa sul mio petto e poterla tenere abbracciata, aspettando che si svegli da sola.
Non aspetto molto, infatti sento il suo corpo irrigidirsi leggermente. Apre gli occhi, e mi fissa senza dire niente, dopo qualche secondo si apre in un sorriso raggiante.
"Buongiorno!" dice appoggiando una mano sul mio petto, e tirandosi su lentamente per darmi un lieve bacio sulle labbra, per poi tornare con la testa sul mio petto.
"Buongiorno" le sussurro dolcemente mentre le accarezzo i capelli, tenendola ancora abbracciata.
Sento un lieve sospiro. "Sveglio da molto?" chiede con una voce insolitamente dolce.
"Da poco" continuo ad accarezzarle i capelli "Non volevo svegliarti" aggiungo poi con dolcezza e sinceramente un po' dispiaciuto.
"Hey.." dice tranquillamente, si tira un po' su, per raggiungere l'altezza del mio viso. "Non c'è problema.." mi bacia dolcemente ma con un pizzico di passione. “È stato un bel risveglio..." dice divertita.
"Anche il mio è stato un bel risveglio" le sorrido prima di darle un altro bacio. Non so cosa mi stia succedendo, so solo che non riesco a stare lontano da lei, che non riesco a non baciarla.
Sorride con quel suo fare malizioso che mi fà impazzire. "Anche qualcun'altro s'è svegliato!" Mi sussurra a un orecchio, scivolando sopra di me.
"Che ne dici di una bella colazione a letto?" le propongo cercando di mantenere un tono di voce controllato, e non solo quello.
"Ma io non ho fame..." Dice con fare da bambina capricciosa. "Cioè, ho fame di te..." Dice sempre con quel suo fare malizioso, e comincia a baciarmi il collo.
Chiudo gli occhi, respirando fondo e lasciando cadere la testa indietro sui cuscini poggiati alla testiera.
"Leyla" le sussurro mantenendo ancora un certo controllo della voce. Non riesco a capire come faccia a farmi questo effetto. nessuna c'era mai riuscita prima di lei. "La colazione...sei sicura di non volerla?" le chiedo di nuovo e la voce questa volta si incrina appena.
Si sistema a cavalcioni sopra di me, come se le fosse naturale questo movimento, mi prende le mani e le porta delicatamente dietro la testa, mi fà sistemare sdraiato, cosi da stare più comodo. Con una mano mi tiene ben saldi i polsi, ma senza forzare la presa. "Che colazione Draco?" Chiede ingenuamente. Mentre comincia a baciarmi il lobo, alternando baci e piccoli morsi.
La odio quando fa così. Perchè sa benissimo che non potrò resisterle ancora a lungo. Sento il cuore iniziare a battere più velocemente e anche il respiro inizia a sfuggirmi di controllo "Quella che vorrei prepararti se mi lasci libero di andare in cucina" insisto a dirle, con voce più roca adesso, e non è un buon segno. Di certo un risveglio così era l'ultima cosa che avrei immaginato.
Lei con la mano libera disegna delicatamente dei cerchi sul mio petto, ha un tocco delicato che mi fà impazzire. Alza lentamente il volto per fissarmi dritto negli occhi. "Allora vai.." mi da un bacio molto passionale, quasi a volermi obbligare a rimanere li, per poi proseguire lungo il collo, e di nuovo all'orecchio. "Io non ti blocco.." dice divertita.
La odio anche più di prima se possibile. Mi sta facendo letteralmente impazzire, e lo sa. Lo sa benissimo di avermi completamente tra le mani, sotto il suo controllo. Il respiro sta diventando più affannato ed è quasi un miracolo che riesca ancora a parlarle "Magari tra un po'..." mormoro chiudendo nuovamente gli occhi.
"Ecco bravo..." dice continuando a baciarmi ovunque, e facendomi scivolare via gli indumenti che avevo addosso. "Magari tra un po'.." mi riprende divertita.
Tutto sommato questa situazione comincia a piacermi. Che fretta ho di alzarmi quando ho tutta la mattina davanti a me. Perdere qualche minuto non sarà certo la fine del mondo. Non se lo perdo con lei. Riapro gli occhi per guardarla, lasciandole fare tutto quello che vuole.
"Non potrei più fare a meno di te..." mi dice adagiandosi vicino a me, con il volto sul mio petto, il suo respiro è irregolare, ed è rossa in volto.
Anche il mio respiro è irregolare e va di pari passi con il suo. La tengo stretta tra le braccia. Non le dico niente. Non mi va di parlare e rischiare di rovinare tutto con una classica frase banale da dopo sesso. Anche se con lei non credo sia solo quello. Non con tutte quelle emozioni che ogni volta mi si scatenano dentro a un suo semplice tocco.
Lei mi stringe forte a se, sento di nuovo il contatto con la sua pelle. "Ora ho un po' fame.." dice in maniera dolce alzando lo sguardo fino ad incrociare il mio.
"Ora hai un po' fame" ripeto divertito, lasciandomi sfuggire un sorriso "E cosa vorresti?" le chiedo gentilmente, con dolcezza.
"Un bacio da te.." dice nuovamente divertita. "Per contorno altri baci..." ora il suo sguardo è uno di quelli finti ingenui. "Per concludere te sotto la doccia..."
Sorrido nuovamente "E a tutto il resto delle cose sei allergica?" le chiedo divertito mentre mi tiro su e la tiro su con me, prima di darle un lungo bacio.
"Bravo.." dice lei mentre ricambia il bacio. "Posso definirmi una Draco Dipendente.."
"Capisco...una brutta dipendenza eh?" la prendo un po' in giro mentre mi alzo dal letto tenendola sempre abbracciata a me e finendo con il prenderla in braccio. E' leggera come una piuma "Comunque credo che anche tutti questi baci non ti facciamo granché bene" le dico scherzando mentre mi dirigo nel bagno "Guarda come sei rossa. No, non va bene. Ci vuole una bella rinfrescata" entro sotto la doccia sempre tenendola in braccio e con una mano apro il getto d'acqua su di noi.
"Awua.." Esclama lei divertita come una bambina la notte di natale. "Potrei non lasciarti andare via.." dice con uno sguardo accattivante, mentre mi stringe a se, mi bacia con passione, e mi accarezza i capelli.
"E chi ti ha detto che voglio andarmene" le sussurro staccandomi appena dal suo bacio e lasciando che le nostre labbra si sfiorino sotto l'acqua calda della doccia.
"Bene" e torna di nuovo quella luce nel suo sguardo. Scivola giù, fino ad appoggiare i piedi a terra, i nostri corpi aderiscono perfettamente, e l'acqua profumata ci avvolge.
"Bene cosa?" le chiedo con una certa divertita malizia. Sto cominciando a riconoscere quella luce. Le poso le mani alla fine della schiena e la tengo stretta a me, senza stringerla troppo.
Lei con un piccolo salto mi cinge la vita con le gambe. "Bene, Bene.." dice divertita.
"Bene, bene cosa?" le ripeto in un sussurro divertito mentre le faccio poggiare la schiena contro le piastrelle fredde della doccia e le accarezzo un fianco con la punta delle dita.
"Sei di nuovo mio.." mi sussurra a un orecchio, prima di cominciare a giocarci, e lei sa che questo è il mio punto debole.
"E di chi altri dovrei essere" mormoro con voce roca, abbandonandomi di nuovo a lei.
Mormora qualcosa che non riesco a capire, prima di sentirmi di nuovo in lei. E con le mani lentamente gioca con i miei capelli.
Sento un brivido percorrermi la schiena e istintivamente la stringo di più a me, posando il volto tra l'incavo del suo collo con la spalla mentre la sento gemere appena.
Si lascia andare completamente, questa volta è lei che si abbandona a me..
"Dai Draco Neji!" mi chiama sorridente. "O faremo tardi!" aggiunge rigirandosi e cominciando a fare lo slalom tra la folla, forse non si rende conto di quando sia scattante, e che tra un po' la perdo di vista.
"Hey aspetta!" le grido cercando di stare al suo passo, con il risultato di scontrare una decina di passanti che nonostante le mie scuse mi guardano seccati. Forse dovrei farmi insegnare da Leyla come si chiede scusa qui in Giappone visto che non pare gradiscano l'inglese 'Sorry', che oggi avrò già ripetuto un milione di volte.
Ma ecco che improvvisamente è di nuovo al mio fianco, mi prende per un braccio, e comincia a fare lo slalom tra le persone, ed eccezionalmente non ne urto neanche una questa volta.
"Pronto?" mi chiede bloccandosi all'improvviso.
Le finisco praticamente addosso "Cavolo Leyla, metti gli stop quando freni di colpo!" riferendomi a quei cosi che si accendono dietro le macchine babbane quando si fermano. Poi alzo lo sguardo sull' insegna, rigorosamente scritta in giapponese "Più o meno" dico tornando a guardarla.
"Ahahahaha" ride divertita. "Se cerchi di capire cosa c’è scritto, c'è scritto Tatuaggi!" mi dice sibillina entrando dentro.
"Tatuaggi?" le chiedo scettico seguendola dentro e guardandomi intorno poco tranquillo.
Ci sono due sale separate semplicemente da un paravento beige. Una luce soffusa, e un tremendo odore di lavanda. Leyla sta intenta a disegnare qualcosa su un foglio bianco, io mi fermo davanti a lei, e guardo le foto appese al muro, e posso riconoscere il tatuaggio che Leyla ha sulla spalla.
"Dimmi se ti piace!" mi porge il foglio con un piccolo disegno, un simbolo tribale, piccolo e ben definito.
"Sì carino" le dico sincero, ma rimango comunque un po' intimorito da questo posto "Vuoi fartene un altro?" le chiedo indicandole il disegno appeso al muro uguale al suo tatuaggio e lanciando un'occhiata all'unica persona presente nella stanza oltre a noi.
"Vorrei farlo insieme a te" annuisce timidamente.
"Questo l'avevo capito. Chissà perchè ma spesso quando la gente si fa un tatuaggio vuole il supporto morale" dice tranquillamente, dando un'altra occhiata in giro. Solo non capisco quel suo tono timido.
Si lascia sfuggire un accenno di risata. "No veramente, lo volevo fare con te, inteso avere uno stesso tatuaggio.. Come ricordo di questi giorni..." mi spiega tranquillamente.
"Ah ecco certo" annuisco prima di rendermi conto di quella che ha detto "Aspetta, dici sul serio?" la guardo stupito.
"Draco, ma stai bene?" mi sventola la mano davanti al viso. "Certo che dico sul serio.. Questo è il simbolo orientale del legame.." abbassa lo sguardo. "E in questi quattro giorni c'è stato una specie di legame tra noi.." conclude mormorando.
Mi mordo appena il labbro inferiore, prima di sorriderle dolcemente "Sì hai ragione, sono stati quattro giorni speciali questi. Ed è giusto ricordarli" le dico passandole un braccio sulle spalle e stringendola a me "E' un pensiero molto bello, volerlo condividere con me" le sussurro dolce.
Si accosta a me, e mi stringe forte. "Grazie.." dice stranamente mettendo da parte il suo orgoglio.
Siamo appena usciti e dopo mille insistenze sono riuscito a convincere Leyla a far pagare a me entrambi i tatuaggi. Osservo la fasciatura sul polso sinistro, dove sotto c'è il tatuaggio. "Pensavo facesse meno male..." commento.
"Perchè non ti sei fatto un tatuaggio e un piercing all'ombelico" ride lei divertita.
"Perchè quelli sono peggio?" chiedo incuriosito.
"Il piercing devo dire che mi ha fatto male, c'era un cretino idiota, che metteva le mani ovunque invece che all'ombelico, per fortuna quel deficiente di Jason si è fatto valere, almeno una volta.." si scosta un ciuffo ribelle di capelli da davanti al viso.
"Jason chi? Quello di Halloween?" chiedo sforzandomi di ricordarlo.
"Sì, il cantante rapper, KK..." mi ricorda con fare sibillino.
"Sì ho capito..." borbotto "Come facevi a stare con quel tipo lo sai solo tu..."
"Non era male.." si fa pensierosa. "Cioè alla fine era come chiunque altro..." fa le spallucce. "Nella vita le persone vanno e vengono.. Teoricamente..." scoppia a ridere. "Dovremmo stare ancora insieme.." continua a ridere. "Cioè, lui è in tournee e non l'ho più sentito, Nail non ha più suo notizie.. poco male!" conclude sospirando, e osservandosi il polso.
"Cioè potrebbe essere morto e non te ne fregherebbe niente?" le chiedo accigliato.
Annuisce. "Quelli come lui non muoiono!"
Alzo le mani in segno di resa "Se lo dici tu..." la guardo poco convinto.
"Che c'è?" chiede tornando seria.
"Non sei minimamente preoccupata per lui...come se non te ne importasse..." le spiego.
"Non m'importa.." risponde con una semplicità e tranquillità quasi disarmante.
Rimango a guardarla in silenzio. Non so proprio che dirle...
"Tutto bene?" chiede con un'aria un po' preoccupata.
"Sì tranquilla tutto bene" sorrido "Solo che a volte sei disarmante"
"Perchè?" chiede con un' aria buffa, tra l'incuriosito e l'offeso.
"Perchè è impressionante come riesci a volte a fregartene della gente" sorrido.
"Ah ecco.." ci pensa su. "Che vuoi farci, te l'ho detto le persone nella tua vanno e vengono, se si sta dietro a tutte si perde solo tempo.."
"L'importante è stare dietro alle persone a cui vogliamo bene no?"
"Paura Malfoy?" Si gira di scatto verso di me, con quel sorriso raggiante.
"No perchè?"
"Ok" torna a guardare la strada. "Così curiosità.." fa le spallucce e si scioglie i capelli del tutto, lasciandoli cadere sulle spalle.
"Comunque... Sono davvero contento di questo tatuaggio" dico sincero.
"Anche io" dice tranquillamente lanciando un'occhiata al suo polso,
Sorrido "Mi piace l'idea di avere qualcosa di uguale a te, che resterà per sempre"
Abbassa lo sguardo, non riesco a capire perchè. Poi torna a guardare la strada, non so neanche dove stiamo andando. "Già.. Qualcosa che identifica un legame.."
Annuisco, passandole un braccio attorno alle spalle.
Sento il suo braccio stringere lievemente la mia vita. "Sei strano.." le sento a dire, mentre giriamo in un vicolino stretto, e poco luminoso.
Mi riscuoto dai miei pensieri "Così non potrò mai dimenticarmi di te, qualsiasi cosa accada..."
"Avevi qualche dubbio in questione?" dice fermandosi di colpo, e osservandomi con un sopracciglio inarcato. "Cioè, di dimenticarmi..."specifica seria.
"No...non credo che avrei mai potuto dimenticarti...anche quando ci siamo persi di vista...ogni tanto ti pensavo..."
"Ah ecco.." sospira. "Bene.. Ero pronta a lasciarti qui"
"E tu, hai mai pensato di potermi dimenticare? O di dimenticare qualcun altro a cui sei legata in qualche modo?"
"Dimenticare le persone non è così difficile come sembra, comunque sì mi è capitato di 'dimenticare' anche solo momentaneamente persone a cui sono stata legata... Draco siamo qui no? Io e te intendo.. Non riuscirei a dimenticarmi di te, almeno, non ci ho mai voluto provare a dimenticarti.. Non credo che mai lo farò"
"Sai..." mormoro "Stare qui è davvero come stare in un posto al di fuori di tutto...Mi fa anche essere più riflessivo forse.."
"Secondo te perchè sono voluta venire qui.. E a cosa stai riflettendo?" chiede dolcemente
"Hai fatto benissimo a venire qui" sorrido scompigliandole i capelli "E sto riflettendo che con te vicino sto bene, sai? E che ho ritrovato la mia serenità prima di quanto immaginassi"
"Sono felice" sembra sincera. "Sto bene qui, ma con te, è tutto.... Migliore"
"E'quasi un peccato tornare a Londra"
"Che dici scappiamo e rimaniamo qui?" chiede divertita.
"Perchè no?" rido.
"Perchè, c'è una cosa che ho imparato... Che non importa quanto scappi lontano, finirai per imbatterti sempre con te stesso" dice con fare filosofeggiante.
"Già...." mormoro
"Ora non pensiamoci, abbiamo ancora 21 ore davanti a noi, da passare qui"
"Mi porti a mangiare sushi come promesso?"
"Ok, sushi sia.."
"Sushi sia..." dice smaterializzandoci in un quartiere più tranquillo. Uno dei quartieri più prestigiosi di Tokio, mi spiega.
"Eccoci qui.."
Rimango a guardare il posto in cui ci troviamo "Carino qui. E soprattutto tranquillo"
"Qui solo le persone che contato possono starci, hanno delle regole ferree incredibili!" sorride suonando il campanello della porta a vetri davanti a noi. Ci apre un cameriere vestito di bianco. Si stacca da me, e gli parla, logicamente in lingua, qui non sopportano l'inglese o altre lingue a quanto pare. Dopo un piccolo inchino, ci fa accomodare, e al nostro passaggio ci sono dei camerieri che ci creano la via tramite dei separè.
"Qui in Giappone non amano gli occidentali, neanche i Cinesi. Quindi per non 'disturbare' gli altri clienti ci creano un passaggio tranquillo" mi spiega camminando davanti a me. "Abbiamo la sala Sodowuk" continua a dire. "Una sala stupenda, piena di divani, e tavolini, tutta per noi" sorride inclinando lievemente la testa, e facendomi l'occhiolino.
"Ah sì certo...la sala Sodoku..." mormoro poi le tiro leggermente il lembo della manica.
"Dimmi" si gira verso di me, affiancandomi.
"Mi sento un po' a disagio..." sussurro "Qui sono tutti così, così strani...Tutti silenziosi, tutti uguali...E poi per strada a volte mi sentivo un po' osservato..." la guardo leggermente intimorito, è una realtà molto diversa dalla nostra.
"Draco, sei alto come un gigante per loro, sei biondo con gli occhi meravigliosi.. Ehm, grigi..." mi fa notare. "Per loro sei una specie di Alieno... Devono capire se sei buono o cattivo.." ride divertita. Finalmente arriviamo nella sala, appena entriamo chiudono le porte alle nostre spalle. "Qui la statura media è uno e ottanta e si viene considerati delle stamberghe!"dice divertita. "Qui è come se si fosse in un altro mondo.." si toglie il mantello. "E poi non avrai mica paura?"
"Vuoi dire che non hanno mai visto una persona bionda?" le chiedo stupito poi scuoto la testa "Non ho paura, sono solo un po' spaesato. Un po' tanto lo ammetto. E se non ci fossi tu sarebbe peggio" annuisco, sorridendole.
"Se non ci fossi io, te non saresti qui" replica sedendosi sul divano. Arriva il cameriere, e ordina per entrambi.
"Brindiamo?" chiede afferrando due mini bicchierini con un liquido ambrato dentro. "La cena arriva tra un po', ho ordinato per entrambi, un po' di tutto... Così assaggi alcune cose che sono squisite!"
"Ok meglio altrimenti chissà che cosa mi sarei ritrovato a mangiare" rido prendendo in mano il bicchierino e annusando il liquido "Cos'è? Sembra buono dall'odore..." le chiedo interessato e curioso.
"Saké" ne beve un goccio. "Un aperitivo alcolico, attento che è forte..." avverte divertita.
Lo bevo tutto d'un fiato "Buono. E non mi sembra poi così forte...Ho bevuto di peggio..." gli dico "Posso berne ancora uno?" la guardo angelico "Dobbiamo brindare no?" trovo come scusa.
"No" mi guarda severa. "Neji, fidati è forte..." cerca di spiegarmi. Ma la guardo con quegli occhioni languidi
"Solo un'altro.. Poi aspetti di mangiare qualcosa, ok?"
"Ok promesso" la guardo con l'aria di un bambino che sa di promettere qualcosa che non manterrà. Prendo la bottiglia e faccio per versare il saké nel bicchiere del tavolo e non in quello piccolo di prima.
Non fa in tempo a fermami, che ho già il bicchiere in mano.
"Ok, io ti ho avvertito, sei grande e grosso, quindi dopo non ti lamentare se stai male!" dice fissandomi dritto negli occhi.
"Ma cosa vuoi che stia male per un po' d'alcool" ribatto sicuro, con il bicchiere in mano "E poi mica lo bevo tutto ora, lo bevo mentre mangio" le dice come se fosse una stupida che non ci arriva da sola
"Allora, a cosa vuoi brindare?" le chiedo allegro.
"A Noi?"
“Ok a Noi”
"Ecco la cena..." dice osservando i camerieri che servono le pietanze sul tavolo, un inchino e si dileguano.
Mi guarda osservare preoccupato le bacchette "Ma dobbiamo mangiare con questi cosi?" gli chiedo titubante, prendendole in mano diffidente.
"Certo"le afferra con semplicità "Guarda, così si tengono" dice mostrandomi la presa.
La studio attento poi con una certa titubanza e riluttanza prendo le bacchette in maniera abbastanza corretta per essere la prima volta. Poi continuo a guardarla, aspettando che sia lei a iniziare a mangiare.
"Buon Appetito" sorride, e prende il primo rotolo di sushi, al salmone.
"Buon appetito" gli sorrido e cerco di imitarla nel prendere un altro rotolo di sushi, ma mi sfugge dalle bacchette. Lo guardo un istante, poi ci riprovo, ma il rotolo non ne vuole sapere di rimanere tra le due punte di legno. Ci provo una terza volta e alla quarta guardo il sushi contrariato. Allora decido di provare a prendere qualcos'altro, ma il risultato è lo stesso. Dopo altri tre tentativi andati a male, provo a infilzarlo con una delle due bacchette, senza risultati postivi. A quel punto lancio un'occhiataccia al piatto di sushi, poso le bacchette sul tavolo e afferro un rotolo con le dita, ficcandomelo in bocca, poi mi guarda come se fosse tutto normale "Non ti da fastidio se mangio così vero?"
Scuote la testa divertita. Si alza e si avvicina a me. "Fatti un po' avanti" dice mentre si infila tra la mia schiena e lo schienale della sedia, appena mi sono spostato di qualche centimetro si mette a sedere dietro di me. Con un braccio mi cinge la vita, per evitare di cadere entrambi, e con il destro mi prende la mia mano con la sua. "Ora guarda, è più semplice di quanto si pensi" con qualche difficoltà riesce a farmi prendere le bacchette in maniera corretta, sorride divertita. "E ora facendo questo movimento.." dice manovrando la sua mano con la mia. "Afferri il Sushi" appena con le punte afferro il rotolo lascia la presa della mia mano. "Vedi non è difficile" sorride.
Rimango a guardarlo un istante poi mi giro verso di lei "Come hai fatto?" le chiedo, ma in quello stesso istante il rotolo cade di nuovo nel piatto, probabilmente devo aver allentato inconsapevolmente la presa sulle bacchette. Rimango a guardarlo sconsolato, poi mi giro di nuovo verso di lei con il broncio. Ma un istante dopo faccio una strana smorfia: sto trattenendo le risa, mentre ancora la guardo. Poi scoppio a ridere e poso la testa sulle braccia incrociate sul tavolo, continuando a ridere.
Sbuffa "Che c'è da ridere?" chiede.
"Non lo so" replico rimanendo con la fronte poggiata sulle braccia, sempre ridendo "Mi è venuto da ridere è basta. Tu non ridi mai senza motivo?" le chiedo divertito, tirandomi su e girandomi verso di lei a guardarla.
"Si a volte mi capita..." sorride a sua volta. "E se mentre ridi, continui a muoverti, prima o poi mi uccidi!" dice fissandomi dolcemente negli occhi "Sai.. In un mese che non ti vedevo..." comincia a dire, tamburellando dolcemente le mani sulla sua schiena. "Sei diventato più carino" sorride.
"Anche tu sei più carina quando sorridi" replico sincero. Ho smesso di ridere e ora mi limito a guardarla "Hai intenzione di restare qui dietro per tutta la cena?" chiedo divertito.
La cena è andata bene. Il sushi è davvero buono e alla fine sono riuscito a imparare a usare le bacchette.
"Hey Straniero" richiama la mia attenzione. "Vieni qua" mi fa un cenno con la mano di venire a sedere vicino a lei. Sorride.
Mi siedo sul divano accanto a lei, posando la testa sullo schienale.
Sospiro "Avevi ragione sai? Ti stronca quel saké... mi sento la testa pesante..." dico con un filo di voce, tenendo gli occhi chiusi.
"Ho sempre ragione!" replica sibillina, ma divertita. "Allora, è solo il saké che ti fa sentire la testa pesante?" aggiunge seria.
"Uhm...no...non solo..." mormoro, rimanendo immobile.
Si gira verso di me, tirando verso di se le gambe, è come rannicchiata vicino a me.
"E.. Quel non lo so, fa di nome Hermione vero?"
"Sì anche..." sospiro, lasciando cadere la testa sulla sua spalla.
Si sistemo meglio, e fa scivolare il mio viso sul suo petto, e comincia ad accarezzarmi capelli, lo faceva sempre quando eravamo a casa mia, quando avevo la febbre e non potevo uscire.
"Sai, non sono la persona che magari ti darà la dritta giusta, non ne capisco niente di questioni di cuore.. ma solo che te stai a pezzi, e questo mi fa male.."
"Però prima no..." riapro gli occhi per guardarla "A cena intendo. Sono stato bene con te. Così bene che a Hermione non ci ho proprio pensato" le confesso e il mio sguardo si rabbuia "E forse non dovrei più pensarci a lei, non credi?" la fisso serio "Ci sono stati momenti in cui avrei voluto che quella cena non finisse mai..." sussurro distogliendo lo sguardo dal suo.
"Anche io sono stata bene prima, era da gennaio che non riuscivo a stare rilassata, da quando ho ucciso mio zio che non passavo un momento tutto mio..." dice passando delicatamente il dito sul mio profilo. "Se ti può consolare anche io avrei voluto che non finisse la cena" sorride. "Sei solo stanco Draco... E quindi sei confuso" mi rassicuro. "E’ successo da poco, è normale che ogni tanto ancora la pensi…”
Sospiro profondamente, tornando a guardarla "Spero solo che passi presto…” dico laconico.
Delicatamente con una mano tiro su il mio viso per il mento. Ora siamo faccia a faccia. "Qualsiasi cosa vuoi, qualunque cosa vuoi che io faccia, per farti stare meglio la farò... Hey, sei o non sei il mio migliore amico?" dice sorridente, continuando a tenere il dito sul mio mento. "Non voglio sentire che stai così male.. Nessuno dovrebbe avere il potere di farti sentire così..."
Appoggia la sua fronte alla mia, le punte dei nostri nasi si sfiorano, e mi abbraccia forte. Mi guarda dritta negli occhi, e continua ad accarezzarmi il viso con due dita.
Mi tiro su a sedere, rimanendo vicinissimo a lei "Però stare con te mi fa sentire meglio. So che magari di sentimenti non te ne intendi molto, non ti offendere, però averti vicina, solo il fatto che mi sei stata ad ascoltare pazientemente, mi ha fatto bene" sorrido appena, guardandola negli occhi, ora un po' più sereno. Sorride debolmente. Poi all'improvviso la abbraccio forte a me "Prometti che non te ne andrai più dall'altra parte del mondo per così tanto tempo?" gli sussurro all'orecchio.
Rimane immobile qualche secondo, per poi ricambiare l'abbraccio, forte. "Stai tranquillo, non andrò più da nessuna parte..." dice guardandomi fisso negli occhi. "Quando vorrai starò con te..."
"Grazie" sussurro e le do un bacio dolce sulla guancia. Un bacio su cui mi soffermo un po' più del solito.
Scosta il viso dal mio, mi guarda per un secondo che sembra non finire mai. I nostri occhi si perdono gli uni negli altri e istintivamente mi bacia. Sento di nuovo quel dannatissimo brivido alla schiena. Ricambio il bacio, la stringo forte a me, sperando che non finisca mai questo momento. Non so perchè ma sto bene.
Draco Malfoy
mercoledì, 21 febbraio 2007, 20:36
Guardo alternativamente lo zaino e il letto, il letto e lo zaino, poi di nuovo lo zaino e il letto.
Gli altri sono usciti già a mezz’ora buona e sono rimasto da solo in casa.
“Lezione o non lezione? Questo è il vero problema esistenziale della vita, caro Amleto…altro che essere e non essere…Non credi Ghizmo?” accarezzo la testa arruffata del mio gatto, che sta osservando intensamente la coperta del letto.
“Non ci pensare nemmeno” lo afferro di peso, mettendolo a terra “Che poi Hermione da la colpa a me se ti fai le unghie sul letto. Va a dare fastidio a Grattastinchi o a Edwige o alla Puffola di Ginevra. Va’, va’…” gli faccio cenno di sparire, ma lui mi guarda con i suoi occhi dorati e salta di nuovo sul letto, acciambellandosi ai piedi.
“Va beh basta che stai fermo e buono” prendo il cellulare e lo accendo. Scorro i nomi fino a quello di Pansy e le invio un messaggio.
“Ciao. Ci sei a lezione?”
“Io sì. Tu dove sei! Tra cinque minuti inizia e io e Milly ti stiamo ancora aspettando!”
“Sono a casa. Non vengo. Mi prendi gli appunti? Grazie”
“Perché?Uff e va bene, ma se poi non passi l’esame non lamentarti!”
Giro inquieto per la stanza. Sono rimasto a casa. Bene. Non avevo voglia di andare a lezione. D’accordo. Ma ora cosa faccio? Non lo so.
Con Leyla spesso saltavamo le lezioni noiose a Hogwarts, ma ora lei è dall’altra parte del mondo.
All’improvviso sento tutta la sua mancanza. La mancanza di quella bambina che ne sapeva sempre una più del diavolo. La mancanza di quella ragazza con cui ho passato giorni interi a studiare o a far finta di farlo.
Mi sdraio sul letto, prendendo il cellulare in mano. Ed ecco che un nuovo dubbio mi si insinua nella testa. La decisione giunge rapida, e istintiva.
Squilla da ormai troppo tempo. Non potrà rispondere. O non vorrà. Sto per riattaccare quando sento la sua voce.
“Pronto?”
“Leyla?”
“Certo chi dovrei essere?” ribatte scorbutica come al solito.
“Sono Draco”
“Grazie, questo lo sapevo. Compare il nome sul display quando ti chiama qualcuno, non so se ci hai mai fatto caso” ribatte sarcastica.
“Ti ho disturbato? Che ore sono in Giappone?”
“Le nove di sera. Ma tu non hai lezione a quest’ora, a Londra?”
“Non ci sono andato” faccio spallucce, anche se lei non può vedermi.
“Come stai?”
“Annoiato. Tu?”
“Seduta sul letto, a perdere tempo con te”
“Se hai da fare ti lascio in pace”
“No, stasera rimarrò a casa. Mi fa piacere fare due chiacchiere con te”
“Sempre meglio che scrivere”
“Venirmi a trovare è ancora meglio che telefonare”
“Il Giappone è lontano. E se poi perdo qualche pezzo di me in giro per il mondo per aver provato a smaterializzarmi da te?”
“Dì piuttosto che la Granger non ti ci fa venire…”
“Dettagli…”
“Ma dimmi un po’, mi hai chiamato per noia?” mi domanda all’improvviso.
“Anche…”
“Anche?”
“Sì, anche”
“Ma che vuol dire anche?”
“Che mi annoiavo e che mi mancavi”
“Ah vedi che ti manco!”
“Mi sembra di avertelo scritto nelle lettere, più di una volta”
“Lo scrivi sempre, stai diventando monotono…”
“Quando torni?”
“Tra un po’…”
“Tra un po’ quanto?”
“Tra un po’”
“Tra un po’ è un po’ vago…può essere un anno come un giorno…secondo il tuo bizzarro modo di calcolare il tempo…”
“Sai, mi sono innamorata” cambia discorso all’improvviso.
“Ah davvero? E di chi?” chiedo incuriosito, alzandomi dal letto e osservando la stanza pensieroso.
“Di un qualcuno molto molto dolce…e tenero…” dice sibillina, mentre afferro alcuni miei vestiti e li caccio dentro l’armadio “Con due occhioni azzurri angelici, ma nasconde un’aria furbetta, glielo si legge in faccia”
“Sei riuscita a trovare un tipo con gli occhi chiari in Giappone?” chiedo sbalordito, mentre cerco di tirare via una calza da sotto una pila di libri “Ahia…porca…”
“Che stai facendo?” chiede insospettita.
“Mi è caduto un libro sul piede…”
“Imbranato… Dicevo…che sì ho trovato qualcuno con gli occhi chiari” sorride “E dev’essere anche estremamente morbido e soffice, un batuffolino” scommetto che sta assumendo un’aria sognante, anche se non ho mai sentito definire un ragazzo morbido e soffice come un batuffolino…“Sai, ti assomiglia anche un po’” ride.
Rimango in silenzio, accigliato “Mi assomiglia?” chiedo scettico.
“Sì sì, non ho mai visto un furetto bianco più adorabile di quello del negozio di animali all’angolo di casa qui a Tokyo. Bello quasi quanto lo eri tu!” scoppia a ridere.
“Un furetto. Ti sei innamorata di un furetto?!”
“Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!” urla divertita.
“Leyla, cazzo! Spaccami il timpano!” sposto il cellulare sull’altro orecchio e la sento ridere ancora di più.
Mezzogiorno
“Draco…che cos’è questo suono?” chiede incuriosita.
“Quale suono?”
“Questo”
“Ah…è la sveglia”
“La sveglia? Ma che ore sono a Londra?”
“Mezzogiorno, perché?”
“E tu tieni la sveglia su mezzogiorno???”
“Così alla domenica mi sveglio in tempo per il pranzo”
“…”
“Leyla?”
“…”
“Leyla ci sei ancora?”
“Deficiente”
“Come?”
“Sei un deficiente”
“Perché?”
“Perché sì”
Scendo le scale, dirigendomi verso la cucina, giocherellando con il caricabatteria, il cui filo penzola verso terra. Non vedo Grattastinchi e ci inciampo contro, barcollando pericolosamente tra due gradini “Ma porca… Grattastin…”
“Draco? Draco? Dracooo?”
“Sì, dicevi?”
“Draco? Cos’è successo?” sento Leyla preoccupata.
“Niente…mi è caduto il cellulare giù dalle scale…”
“Solo il cellulare o sei caduto anche tu giù dalle scale?” chiede trattenendo a stento le risa.
“Solo il cellulare”
“Cos’è stato questo rumore?”
“Il frigo”
”Che mangi?”
“Non lo so...patatine fritte, un panino, un’insalata, la pasta…”
“Tu saresti in grado di…”
“Puoi aspettare un attimo?”
“Stavo dicendo…che tu saresti capace di mangiartele tutte, quelle cose. Ma che stai facendo?”
“Attacco la presa nella spina…cioè la spina nella presa…il caricabatteria…”
“Però…uno spuntino di mezzanotte potrei farlo…”
“Le lasagne! Le lasagne da mettere nel microcoso!”
“Ma che urli! Non sono mica sorda! E poi si chiama microonde” sospira “Al tuo compleanno ti regalerò un vocabolario babbano-magico…così impari qualche termine”
“Sai come funziona questo coso?”
“Questo coso cosa?”
“Il tostapanini”
“Tosta pane, Draco, tosta pane. E comunque lascia stare, sarebbe troppo complicato capirne il funzionamento per il tuo piccolo cervellino. Poi finisce che ti ci incastri le dita dentro” mi prende in giro.
“Grazie per la fiducia…” borbotto sarcastico, infilando le lasagne nel microonde e girando la manopola dei minuti a caso “Non è colpa mia se Hermione ha invaso la cucina di tutti questi aggeggi babbani che sa usare solo lei!” non la vedo, ma so che il suo sopraciglio si è inarcato “E Harry” il sopraciglio non si muove “E Ginevra”
“Ammettilo che sei solo tu a non saperli usare” ride.
“Oh certo ovvio, tanto il…pronto? Pronto? Leyla?” all’improvviso non sento più niente. Sbatto il cellulare contro la mano “Stupido aggeggio…” lo guardo seccato e arriva un messaggio “Il credito! E’ finito il credito!” lo guardo allibito poi lo abbandono sul tavolo.
Cinque minuti. Dieci. Un quarto d’ora. Venti minuti. Il cellulare squilla, la vibrazione lo fa spostare lungo il tavolo. Lo osservo, lasciandolo suonare, afferrandolo poco prima che cada dal tavolo.
“Leyla!”
“Che fine avevi fatto?”
“Tu che fine avevi fatto! Io mangiavo. Ho finito i soldi nel cellulare…”
“L’avevo immaginato”
“Ce ne hai messo di tempo per richiamare”
“Com’erano le lasagne?”
“Non cambiare discorso”
“Spilorcio”
“E questo che c’entra?”
“Potevi fare la ricarica e richiamare tu”
“…”
Pomeriggio
“Sai perché non ho scelto Divinazione come materia a scelta?”
“Perché la Cooman è un essere inutile?” chiede retorica.
“No, perché io non ho mai avuto bisogno di imparare a usare la Vista, l’ho di natura” le dico fiero.
“Sì, la Vista di una talpa cieca, ma ce l’hai…” ribatte sarcastica.
“No, dico sul serio” brontolo risentito “Sai che stamattina sono rimasto a casa no?”
“Sì, e hai pensato bene di rompere i sacrosanti boccini che non ha, ma che nel frattempo le sono spuntati, alla sottoscritta”
“Dicevo…” la ignoro deliberatamente “Che dopo dieci minuti che ti ho telefonato è venuto giù il diluvio qui a Londra. Quindi vedi…è preveggenza questa…”
“A casa mia più che preveggenza si chiama fortuna. Una grossa dote di fortuna, ecco cos’hai tu…” segue un attimo di silenzio poi “Comunque… Piove ancora?” chiede curiosa.
“Sì, non ha smesso un attimo” guardo fuori dalla finestra “Ho le papere in giardino…” aggiungo ironico.
“Falle arrosto. Anatra affogata all’arancia annacquata londinese… Specialità tipica” ride.
“Se viene bene te ne mando un pezzo in Giappone. Petto o coscia?”
“Grazie, chef” altra pausa “Ma lo sai che con tutto questo parlare di pioggia mi è venuta voglia di fare un bagno caldo?”
“Un bagno caldo?” ripeto senza capire.
“Adoro farlo quando piove”
“Cosa?”
“Il bagno”
“Pensavo qualcos’altro” rido
“Maniaco”
“Hai la vasca in Giappone?”
“Sì. Qui il bagno è un vero e proprio rito. Mi fai compagnia?”
“Sì, perché no?”
“Vieni in Giappone?” ride.
“No, rimango qui, troppo lontano…”
“Va bene… con la schiuma?”
“Cosa?”
“Il bagno!”
“Se vuoi sì”
“E con le candele?”
“Sì”
“Musica?”
“Sì, anche musica”
“No, musica no, che poi non ti sento”
“Ok niente musica. Meglio”
“Sì, meglio”
"Allora, sei immersa fino al naso nella schiuma?" le chiedo divertito, rilassandomi dentro l'acqua calda.
"Si certo"
"Era da una vita che non facevo un bel bagno caldo" mormoro.
"Io l'ho fatto anche ieri sera..." la sento sospirare. "Come mai?"
"Con la frenetica vita londinese dove lo trovo un po' di tempo..."
"Eh già.. A volte mi sembra di stare qui da una vita, mi sembra che niente sia esistito prima"
"Quando torni?" le chiedo
"Non so, fosse per me rimarrei sempre qui..."
"Mi manchi..." le dico malinconico "Però il Giappone dev'essere davvero speciale per averti così conquistata"
"Ti manco?" la sento chiedere stupita. Immagino già che scuote la testa divertita. "Non è speciale, è magnifico, è magico.. E non te lo so spiegare... qui nessuno sa, nessuno chiede.."
"Se dovessi restare lì per sempre, mi verrai a trovare ogni tanto?"
"Perchè non vieni te?"
"Magari..." sospiro "Forse...un giorno..."
"Ti manco realmente?" chiede con tono strano.
"Sì"
"Perchè non c'incontriamo a metà strada? Tra il Giappone e l'Inghilterra... India, Egitto, da quelle parti, Praga.." propone serenamente.
"Quando?" chiedo preso alla sprovvista.
"Ora"
"Ora?"
"Ora…Adesso.. Subito.."
"Ok ok ho capito" rifletto un attimo "Dove allora?"
"Praga?"
"Praga"
"Che ci fai o ci sei? Stiamo giocando al gioco del ripeti quello che dico?" sospira divertita. "Io sono pronta.."
"Di già?!" esclamo "Aspetta...devo ancora vestirmi!"
"Draco.. Sei o no un mago? Un colpo di bacchetta e sei pronto.."
"Mi fai almeno uscire dalla vasca prima?"
"Ok, allora mi cambio"
"Come ti cambi?" mi sta venendo mal di testa.
"Intanto che ti aspetto mi cambio d'abito, un colpo di bacchetta e via... ricordi?" chiede sarcastica
"Ma non puoi lasciarti il vestito che hai?" sospiro esasperato "Comunque....sono pronto"
"Anche io, mi sono cambiata 3 volte, mentre ti aspettavo"
"Donne..." mormoro scuotendo la testa
"Draco.." risponde divertita. "Al tre ci troviamo in piazza maggiore a Praga va bene?"
"Ok" non so perchè, ma comincio a sentirmi agitato.
"Uno.."
"Due..."
"Tre.."
Mi smaterializzo nella piazza affollata, ma di Leyla non sembra esserci traccia.
"Leyla?" la chiamo, abbiamo ancora la telefonata in linea per fortuna.
"Ci sono.. Te? Sono dal lato della chiesa.."
"Ci sono anche io...ma dal mio lato non c'è nessuna chiesa..." mi guardo intorno, scorgendo il campanile "La vedo, ti raggiungo"
"Anche io"
"Leyla, non spostarti che poi come ti trovo se no" brontolo iniziando a camminare per la piazza cercandola. Un brivido di freddo mi attraversa il corpo "Dannazione, il giubbotto..." impreco a bassa voce. Nella fretta l'ho lasciato a casa.
"Non hai preso la giacca?" chiede stupita. "Aspetta, riesco a vederti, non ti muovere.."
"No, l'ho scordata, ma non importa...un colpo di bacch... Leyla, dove vorresti andare?" le chiedo perplesso, fermandomi in mezzo alla piazza senza riuscire a vederla. Dopo qualche minuto la vedo comparire tra la folla, ha un sacchetto in mano. E' ancora distante da me, ma non potrei mai non riconoscerla,anche se è vestita diversa dal solito.
"Niente.. Ti vedo!" la sento ridere sommessamente. "Non ti ricordavo cosi bello!" scherza divertita.
"Ti vedo anche io" sorrido "Nemmeno io ti ricordavo così bella, il Giappone ti fa proprio bene" rido.
Ora siamo meno a un metro di distanza. Mi sorride con fare malizioso.
"Che dici, la chiudiamo la telefonata?"
"Direi di sì" le sorrido, richiudendo il cellulare e infilandolo nella tasca dei jeans.
Vedo fare lo stesso a lei. Apre le braccia e rimane ferma cosi com'è. Un chiaro invito che vuole un abbraccio.
Mi avvicino a lei, fino a raggiungerla e ad abbracciarla forte.
"Ciao" la saluto sussurrandole all'orecchio.
"Hey straniero!" mi dice ricambiando l'abbraccio. Subito dopo mi porge il sacchetto confezionato.
Lascio l'abbraccio e la guardo stupito "Cos'è?"
"Un coccodrillo nano!" dice seria annuendo.
"Davvero?! L'ho sempre desiderato!" prendendo il sacchetto in mano.
"Aprilo e stai zitto!" dice divertita. "Che il coccodrillo nano te lo do in testa!"
Lo apro curioso e ne tiro fuori una giacca di pelle nera, lunga "Sarebbe un regalo?" chiedo incredulo.
"No.. Te l'ho detto.. è un coccodrillo nano!" esclama lei.
"Caso mai è un ex coccodrillo nano" rido "Grazie, ma non era necessario" le sorrido riconoscente, dandole un bacino sulla guancia e provando subito la giacca.
"Ti sta benissimo!" dice girandomi intorno e guardandomi con aria interessata. "Sei quasi dexy!"
"Quasi?" la guardo inarcando un sopraciglio "Io sono sempre sexy, ragazzina" le do un buffetto sul naso, ridendo "Io non ho niente per te...Quindi ti va di fare due passi?" le chiedo tranquillamente.
"Non devi avere niente per me" sorride. "Certo, andiamo in un caffè qua dietro che fa una cioccolata calda che è la fine del mondo.."
"Te la offro io la cioccolata" le cingo le spalle con un braccio "E comunque volevo dire che se girando per negozi trovi qualcosa che ti piace te la regalo" sorrido.
"Non c'è bisogno... Sinceramente è già un regalo che sei qui" sorride stringendosi a me, posso sentire ora il suo corpo aderire al mio. "Mi mancava un po' di dialetto inglese, qui lo parlano stile vecchio stampo" Aggiunge sospirando.
"Dico davvero, mi farebbe piacere" la stringo affettuosamente "Almeno ti ricorderai di me quando tornerai in Giappone"
"Come potrei dimenticarmi? Draco siamo stati 17 ore e passa al telefono!" ride divertita. "E ci sentiamo tutti i giorni per messaggi o missive… E poi non mi dimenticherei mai di te..."
"Non si sa mai..." mormoro con lo sguardo perso in un punto lontano della città.
"Scemo che sei.."
"Sul serio" torno a guardarla "La vita prende sempre delle pieghe inaspettate e niente dura per sempre, anche quando sei convinto che sarà così"
"Hey.." si gira a guardarmi. "Qualcosa non va?" chiede con una punta di preoccupazione nel tono.
"No tranquilla" torno a sorridere, non mi va di annoiarla con i miei pensieri "Tu come stai? Ti sei ripresa dal brutto colpo?"
"Draco.." dice fermandosi di colpo, e mettendosi proprio davanti a me, i suoi occhi sono fissi nei miei. "Sai che con me puoi parlare vero?" dice seria. "Non mi annoi con i tuoi pensieri.." aggiunge subito dopo. "Sai che ci sarò sempre vero?"
"Non hai risposto alla mia domanda" le guardo serio, poi sorrido "Lo so che tu ci sarai sempre e comunque è sempre il solito discorso che ti scrivo nelle lettere" liquido brevemente la faccenda.
Il cellulare inizia a squillare. Lo prendo riluttante e lo guardo. Il nome di Hermione lampeggia insistentemente sul display. Sgrano gli occhi, passandomi la mano libera sul volto. Non voglio nemmeno sapere che ore possano essere a Londra. Voglio solo sperare che nel frattempo non abbiano scoperto come lanciare incantesimi via telefono, altrimenti come rispondo sono morto. Non le ho lasciato nemmeno un biglietto per dirle dov’ero…
Faccio cenno a Leyla di stare zitta e rispondo con la voce di un condannato a morte, più o meno.
La voce squillante di Hermione quasi mi spacca un timpano. È un misto tra l’essere furiosa e preoccupata. Dopo circa dieci minuti di un suo interminabile monologo riesco a parlarle, giusto per dirle che sto ritornando a casa.
“Devi andare” dice Leyla retoricamente, con aria contrariata.
“Se vuoi che resti vivo sì, è meglio” sospiro.
“Sarà per un’altra volta” replica poco convinta “Ci si vede Malfoy” e senza aggiungere altro si smaterializza.
Mi smaterializzo direttamente in camera, lo so che è lì ad aspettarmi con le braccia incrociate e il piede che batte ritmicamente a terra. E infatti è così che me la ritrovo davanti, con uno sguardo che mi incenerirebbe se potesse.
“Ciao” la saluto appena, non sapendo che dirle, in fondo ha ragione.
“Ciao un corno” esordisce seccata, senza smettere di battere il piede. Brutto segno.
“Ok, scusa…” è meglio farla subito finita, prima che mi uccida lentamente.
“Scusa un corno” la voce si fa più dura e il piede smette di battere all’improvviso. Pessimo segno.
“Sono stanca di sentirti ripetere sempre la stessa cosa. Sono stufa delle tue scuse e delle tue promesse che non lo farai più. Perché lo rifai sempre e riesci anche a fare peggio se possibile” rimane immobile, investendomi con le sue parole arrabbiate “E no, non iniziare a dire che ho ragione” dice appena faccio per aprire bocca “Va bene, evidentemente non ce la fai a stare senza Leyla, ma almeno un biglietto. Cazzo Draco almeno un biglietto per dirmi dove cavolo sei sparito tutto il dannato giorno. Non mezz’ora, un’ora o mezza giornata. Un giorno intero!” alza la voce di poco, ma non grida “A cosa l’hanno inventato il cellulare? Ah sì, a stare tutto il giorno occupato. Hai idea di quante volte ho provato a chiamarti?! Che cosa stavi facendo?! Senti non me lo dire che è meglio, altrimenti si peggiora la situazione” conclude sbuffando.
“Posso parlare?” le chiedo timidamente.
“No! Tanto che mi devi dire, di nuovo scusa? Non ce n’è bisogno Draco, lo so già che sei dispiaciuto e non lo farai più, quindi risparmia il fiato” brontola offesa.
“Stavo solo parlando con Leyla” sospiro esasperato.
“Stavi solo parlando? Un giorno intero?” mi guarda allibita e arrabbiata.
“Non la vedo da un sacco!” mi difendo
“Ma le scrivi tutti i santi giorni. Vi sentite tutti i giorni. Sembra che tu sia ossessionato da lei”
“Non sono ossessionato da lei, non esagerare”
“Non esagerare??!! Sembra che sia lei la tua ragazza, non io!”
“Non ricominciare con questa storia, ti prego” sospiro nuovamente esasperato “E’ solo mia amica”
“Draco...io non passo tutto il mio tempo con Harry, Ginny o Ron, che sono miei amici quanto Leyla lo è di te. Io il mio tempo gradirei passarlo con il mio ragazzo, che se te lo fossi scordato sei tu. Ma se preferisci passare il tuo tempo con la tua amica in Giappone, basta che me lo dici e la finiamo qui con questa storia che sta diventando assurda. Non ho aspettato mesi che ti decidessi a fare il primo passo con me per poi essere messa in un angolo perché sei tornato nelle grazie della tua migliore amica senza la quale sembra che non riesci a vivere. Se ti sei stufato di me, se ero solo un capriccio, dimmelo chiaro e tondo e la facciamo finita qui. Torniamo amici e ognuno fa quello che gli pare con chi vuole. Perché io sono stufa di tutta questa storia, sono stufa di litigare con te ogni momento per Leyla. Quindi datti una regolata Draco, perché io non resto certo qui ad aspettare i tuoi comodi. E mi sto stancando di cercare di rimettere tutto a posto quando sembra che tu non ci metta nemmeno l’ombra di un minimo impegno” mi guarda arrabbiata, delusa e ferita. Mi lancia un’altra occhiata e poi esce sbattendo la porta dietro di se.
Mi sdraio sul letto, sospirando. Questa volta era proprio incazzata, non c’è storia. Un po’ ha ragione, forse ho esagerato.
Sento aprire la porta delicatamente, sicuramente è Ginny, non credo che Hermione abbia voglia parlare con me.
"Draco..." infatti è proprio Ginevra. "Posso?" chiede esitate.
"Sì, vieni" rimango sdraiato sul letto, le braccia incrociate dietro la testa e gli occhi fissi sul soffitto.
Sento che sale sul letto e si siede vicino a me.
"Un'altra discussione..." sospira. "Domandare se va tutto bene mi sembra idiota… Ma c'è una cosa che mi incuriosisce... Perché..." lascia cadere la frase, sa benissimo che ho capito.
"Perchè cosa?" faccio finta di niente "Perchè questo attaccamento per Leyla?" mi giro a guardarla.
"Esattamente.." mi sorride. "Se vuoi... parlarne..."
"Che vuoi che ti dica..." sospiro pesantemente "E' solo la mia migliore amica"
"Sicuro?"
"Che vorresti dire?" la guardo aggrottando le sopraciglia, perplesso.
"Io forse non sono la più adatta per parlare... Ma Draco, la senti tutti i giorni, parli spesso di lei e di quello che facevate... La sei andato a trovare chissà dove.. E prima della morte dello zio ti sei massacrato per aiutarla..." mi guarda tranquilla negli occhi. "Draco.. Per quanto ti possa essere amica, questo atteggiamento è più da 'sbandata' o cotta come vuoi chiamarla... che d'amicizia.."
"Ti prego non ti ci mettere anche tu..." la guardo esasperato "Ginevra, è solo una amica! Sono solo preoccupato per quello che le è successo. E poi..." mi rialzo a sedere, fissandola serio negli occhi "Io e Leyla siamo praticamente cresciuti insieme. Ogni volta che non eravamo a Hogwarts era sempre a casa mia, per le vacanze di Natale, per tutta l'estate. E' normale che si sia formato un legame molto profondo tra di noi. Abbiamo avuto il nostro periodo 'no', non ci siamo parlati per anni, ma cavolo Ginevra lei si è fatta in quattro per salvare mia madre, quella donna che lei per prima ha sempre considerato come la mamma che aveva perso. I miei genitori la adorano come una figlia"
Mi fissa silenziosa, non potrei mai intuire quello che le passa per la testa, ha un espressione seria e comprensiva allo stesso tempo.
"Tu saresti stato disposto a rischiare la vita, e lo hai fatto… Lo hai fatto quando te, e gli altri siete andati allo scontro tra Leyla e Nick... E io so che vuol dire, l'ho fatto per Harry..." abbassa lo sguardo. "Però Draco, non voglio dire cose che hai sentito almeno un milione di volte..." torna a guardarmi. "Tu stai con Hermione... Lei ti ha detto ti amo, lei ti ha reso quello che sei oggi, lei c'era quando Leyla non c'era... Però… E so che farà male sentirserlo dire… Il legame che c'è tra voi non regge minimamente quello che c'è tra te e Leyla, e mai potrà eguagliarlo..." sospira. "Stando spesso con Ian e Colin, mi sono resa conto che Leyla è diversa da come tutti noi la conosciamo... Ma ha sempre quel lato di malignità pura, quel lato da vampira che sempre la dominerà... Lei non ti ha dato la seconda chance, Hermione sì..." abbassa l'ennesima volta lo sguardo. "E tu, e voi due anzi, state gettando tutto al vento..."
"Ginevra, non è vero" scuoto la testa "Forse non lo ha fatto subito, ma anche lei ha deciso di ridarmi fiducia. E lo so che sto rovinando tutto con Hermione. Credi che non sappia quello che ha fatto per me, che me lo sia dimenticato?" la guardo malinconico "E' che non riesco a lasciare Leyla da sola in questo momento. So cosa sta passando, so come ci si sente quando sai di aver perso tutto ciò che era la tua famiglia. Leyla dice di stare bene, ma è più fragile di quanto voglia mostrare al mondo. Altrimenti non sarebbe mai andata fino in Giappone. Hermione è stata l'unico mio punto di riferimento quando tutte le mie certezze sono crollate. Leyla chi ha invece? Ha bisogno anche lei di un punto fisso, anche se non lo ammetterà mai"
"Draco... Stai difendendo Leyla a spada tratta..." dice inarcando il sopracciglio. "La difendi sempre, da quando ti ha detto dello zio... Prima, prima di quella volta, neanche la nominavi, a Natale, è andata via dopo 3 giorni e siamo stati da dio..." mi guarda di nuovo con la stessa espressione strana di prima. "Draco, non è solo una sorella per te, altrimenti non ci saresti finito a letto!" torna a sorridere. "Ok, la smetto con questa storia.." annuisce, senza che io abbia potuto dire o fare niente. "Leyla è sola... Ok… Anche se ha intorno a se almeno mille persone che le vogliono bene, Finn, Ray, Colin, le Vipere..." giocherella con i capelli come quando è nervosa. "Perchè te ti vuoi sacrificare per lei? Lei che ha fatto oltre risvegliare tua madre? Niente, Draco... Ti ha creato solo tanti, enormi problemi..." il suo sguardo ora è più serio con delle sfumature di nervosismo ben evidenti. "Egoista, stronza, menefreghista, puttana… Potrei continuare con questi aggettivi che hanno lo stesso minimo comune denominatore 'Leyla'" dice sarcastica. "La domanda è una. Il gioco vale la candela?"
"Lo sai qual è il problema Ginevra?" la fisso negli occhi verdi "Se mi ostino a pensare troppo a Leyla perderò Hermione. Se invece mi dedico solo a Hermione perderò Leyla. In qualunque caso dovrò sacrificare una delle due. Il problema è che non voglio farlo. Non dico di non tenere a Hermione, però a volte mi chiedo se la amo davvero come pensavo. E con questo non voglio dire che il mio sentimento per Leyla vada oltre l'amicizia" le mie parole risuonano dure e pesanti alle mie stesse orecchie.
"Ti stai rispondendo da solo Draco..." La sua voce è malinconica. "Draco, hai la risposta davanti a te. Non la vuoi vedere perchè brutta, perchè è sgradevole. O una o l'altra, o bianco o nero, in certe occasioni le sfumature non esistono. Se il tuo sentimento per Leyla non và oltre l'amicizia, come dici te... Lasciala perdere, cerca di recuperare con Hermione." non mi guarda negli occhi ha lo sguardo perso. "Lotta per la ragazza che credi di amare, non rovinare tutto per una che forse magari domani, perchè si sveglia male neanche ti rivolgerà la parola."
Sospiro, riflettendo sulle parole di Ginevra. Rimango in silenzio per un tempo indeterminato. "Hermione è di sotto?"
"Sì, penso di sì" ora mi guarda negli occhi, e di nuovo un'altra strana espressione. "Vai da lei..."
"Meno male che ho te come guru personale" le sorrido "Almeno mi rimetti in riga ogni tanto"
"Già..." annuisce sorridendo ma abbassa lo sguardo. "Vado ora" scende dal letto e si dirige verso la porta. Posa la mano delicatamente alla maniglia, e si blocca, come se volesse dirmi qualcosa, la vedo scuotere la testa e uscire dalla stanza.
Mi alzo dal letto facendo un piccolo giro per la stanza. Poi mi svesto con movimenti lenti e altrettanto lentamente mi infilo i jeans grigi e la maglia nera che so piacere tanto a Hermione. Mi risiedo sul letto pensieroso. Mi rialzo e faccio un passo verso la porta, che si apre di scatto. Entra velocemente e la richiude, non mi degna di uno sguardo.
“Herm…” la chiamo sollevato, con un sorriso.
“Che c’è?” apre l’armadio e tranquillamente tira fuori la minigonna nera di pelle, quella con i bottoni e lo spacco davanti, quella che adoro, e la camicetta color panna, scollata e semitrasparente, quella che ogni volta che la mette mi fa morire di gelosia verso tutti quelli che la guardano.
“Perché stai tirando fuori i vestiti?” le chiedo preoccupato dalla risposta.
“Perché esco” alza lo sguardo su di me, tranquilla, mentre si sfila il maglioncino di lana rossa, restando in reggiseno. Rimango a guardarla in silenzio. Esce. Discutiamo e lei esce. Non riesco a crederci.
“Esci?” la guardo amareggiato.
“Sì” mi guarda ancora, la canotta nera tra le mani, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
“Beh hai perso la lingua?” mi apostrofa dopo il mio silenzio, infilandosi la canotta e lasciando scivolare i pantaloni a terra, prima di sedersi sul bordo del letto e infilarsi i collant color carne.
“Non puoi restare a casa?”
“Per trattenermi dall’affogarti nella piscina? No, grazie” risponde acida, sistemandosi la minigonna e slacciando un bottone più del solito.
“Sei ancora arrabbiata?”
“Secondo te?” chiede retorica, sedendosi davanti allo specchio e iniziando a truccarsi.
“Ok sei arrabbiata” mi avvicino a lei “Mi dispiace davvero, stavolta ho esagerato proprio. Hai perfettamente ragione” inizio a scusarmi.
“Per fortuna te ne rendi conto”
“Mione per me tu sei davvero importante e non voglio rischiare di perderti” le dico sinceramente “Mi sono lasciato un po’ prendere la mano nel mio voler stare vicino a Leyla e non mi sono reso conto di averti inconsapevolmente trascurata. Di averti chiesto mille volte scusa e di averti promesso altrettante volte che non l’avrei mai più fatto, e ogni volta non ne ho mantenuta mezza di questa promessa”
“E te ne rendi conto solo ora che ti ho dato un ultimatum? Solo ora ci pensi a tutto questo?” mi chiede duramente, mentre si passa l’eye-liner con mano ferma. Una riga perfetta, decisa, così come è lei stasera.
“Avrei dovuto rendermene conto prima, hai ragione” ammetto “Ma per favore, rimani a casa stasera. Lasciami l’opportunità di rimediare, di farmi perdonare” la prego.
Lei mi guarda in silenzio. Si sistema la camicetta, ravviva i capelli e li rende mossi con un colpo di bacchetta. Si siede sul bordo del letto, sempre in silenzio, e si infila gli stivali, tranquilla. Poi alza la testa e mi guarda.
“Sono già d’accordo con Colin, passa tra cinque minuti a prendermi” dice con tranquillità. Sento una fitta al petto. Colin. Esce con Colin. Esce con Colin vestita in quel modo.
“Non puoi pretendere che sia sempre a tua disposizione Draco” riprende a parlare calma “Non puoi pretendere di fare cazzate e poi venirmi a chiedere scusa ed essere gentile con me per farti perdonare. Non puoi pretendere di dirmi tre paroline dolci sperando di farmi intenerire e farmi restare. Io non sono una ragazza soprammobile e tu mi hai dato per troppo tempo per scontata” mi guarda severa e amareggiata al tempo stesso “Evidentemente ti ho abituato male a stare brava ad aspettarti, ad arrabbiarmi e poi a scusarti. Avrei dovuto incazzarmi come stasera molto tempo fa, quando tutta questa storia è iniziata. Forse non saremmo arrivati a questo punto. E forse stasera non preferirei la compagnia di amici a quella del mio ragazzo” dice seccamente mentre si rialza dal letto e prepara la borsa.
Rimango ancora in silenzio, qualunque cosa dica finirei per peggiorare la situazione.
“Comunque non preoccuparti” riprende a parlare “Non siamo solo io e Colin, ci sono anche altri ragazzi della brigata”
“Esci solo con dei maschi?”
“Sì, credo proprio di sì. Perché è un problema?” domanda innocentemente.
“Certo che è un problema! Esci in quel modo da sola con dei maschi. Di cui uno ti moriva dietro tempo fa!” sbotto seccato.
“Sei geloso per caso? Beh affari tuoi. Così ti renderai conto di quello che provo io ogni volta che stai appiccicato a Leyla” ribatte acida.
“Io non esco con Leyla in minigonna e camicetta trasparente!”
“Perché non sei una ragazza”
“Ma che discorsi sono?!”
“Comunque è tardi, Colin mi aspetta. Non mi aspettare alzato, prevedo che farò tardi, molto tardi” apre la porta con un gesto secco, ma non esce subito come avevo immaginato, la mano si stringe forte sulla maniglia.
“Hermione per favore non uscire” la richiamo, posandole una mano sul braccio.
Lei si gira e i suoi occhi mi sembrano lucidi, ora che la guardo da vicino.
“Dimmi che mi ami”
“Come?” rimango spiazzato dalle sue parole repentine e inaspettate.
“Dimmi che mi ami” alza appena la voce e gli occhi le si fanno più lucidi.
“Mione…” la mia mano scivola sulla sua “Che senso avrebbe dirtelo così?” Rimani con me stasera. Io e te da soli. Io e te da soli da qualche parte a caso nel mondo e potrai sentirti dire quante volte vuoi Ti amo. E’questo che avrei voluto continuare a dirle se non mi avesse interrotto bruscamente.
“Lascia stare Draco. Ci vediamo dopo” mi saluta con un rapido bacio sulle labbra e si chiude la porta dietro le spalle. La sento scendere velocemente le scale.
Rimango a fissare la porta chiusa, maledicendo la mia poca presenza di spirito. Cammino nervoso avanti e indietro per la stanza, misurando i passi. Mi sento come un animale in gabbia. Apro la porta di scatto e scendo velocemente le scale.
“Hermione?” chiedo a Ginevra e Harry, che stanno tranquillamente guardando un film alla tv.
“E’ appena uscita”
In un istante ho già il mantello in mano e ho aperto la porta.
“Dove vai?” Ginevra mi guarda perplessa.
“A cercare Hermione”
“Ehi, quello è il mio mantello!” sento gridare Harry, poco prima di smaterializzarmi.
Niente. Sembra sparita. L’ho cercata in tutti i pub di Londra e dintorni. Magici e babbani. Dal pub solito a quello più inusuale.
Mi concentro su di lei. Nulla. È come svanita. Dev’essere in qualche luogo protetto dalla materializzazione. Ma se non posso raggiungerla con la magia, posso sempre raggiungerla con la tecnologia.
Cammino nervosamente per la stanza, ancora non risponde al cellulare. All’improvviso giunge il click dell’interruzione di chiamata. Mi ha chiuso la telefonata senza nemmeno rispondermi! Provo di nuovo. Due, tre, quattro volte e la chiamata viene chiusa ogni volta sempre prima. Non vuole sentirmi, questo è chiaro.
Scendo in sala. Harry e Ginevra stanno guardando uno show babbano. Mi lascio cadere stancamente sulla poltrona, il cellulare abbandonato sulle gambe nella speranza che telefoni e gli occhi chiusi rivolti verso il soffitto.
“Non l’hai trovata?” la voce di Ginevra è dispiaciuta.
So che mi sta guardando, per quello mi limito a fare No con la testa.
“Nemmeno sul cellulare?” questa volta è Harry a parlare.
“Non vuole rispondermi…” dico laconico e questo fa chiudere qui la discussione.
Non so per quanto tempo sono rimasto a far finta di guardare la televisione. Hermione non è ancora tornata, ne si è fatta sentire. Comincio a essere preoccupato sul serio. Da sola con dei ragazzi, in un posto apparentemente irraggiungibile… Non vorrei che le succedesse qualcosa, considerando che il suo umore è molto soggetto a desiderare una grande quantità d’alcool. Anche se per fortuna Hermione non è quel tipo di ragazza, ma non si sa mai…
“Noi andiamo a dormire. Tu che fai?” chiede Ginevra con premura.
“Rimango ad aspettare Herm” mormoro un po’ assonnato.
“Ok come vuoi” sospira lei, prima di darmi un bacino sulla guancia e andare via con Harry.
La stanza è buia e silenziosa. Entra solo il chiarore della luna piena dalle ampie vetrate della sala.
Riprendo in mano il cellulare e provo a chiamarla di nuovo. Una, due, tre volte. E come prima la chiamata viene chiusa. Sospiro, quasi rassegnandomi. Continua a non volermi parlare e continua a essere in un posto che non posso raggiungere. Provo ancora, e questa volta risponde.
“Hermione! Dove sei finita?” le chiedo preoccupato, senza nemmeno lasciarle il tempo di parlare.
“Mi hai fatto preoccupare” il fatto che sia a casa di amici non mi tranquillizza, avrei preferito sentirle dire che era in capo al mondo in un locale pubblico, piuttosto.
“Mi sono sempre preoccupato per te” non riesco a credere che sia ancora arrabbiata.
“Non voglio litigare” le dico abbattuto “Torna a casa per favore” la prego.
La sua risposta è secca, così come la chiusura della telefonata. Riprovo a chiamarla, ma adesso il suo cellulare è spento.
L’unica cosa che posso fare ora è aspettarla.
Ho guardato la tv, ho ascoltato la musica, ho letto, ho perfino studiato pur di restare sveglio. E lei non è ancora tornata. È quasi l’alba ormai e Hermione è ancora in giro chissà dove, con il cellulare sempre spento.
Draco Malfoy
venerdì, 12 gennaio 2007, 07:23
Toc. E uno.Alzo lo sguardo su Harry.
Toc. E due. Comincio a tamburellare infastidito con le dita sul tavolo.
Toc. E tre. Sento la vena iniziare a pulsare sulla tempia. Chiudo gli occhi per un istante, per restare calmo con un profondo sospiro.
“Harry. Harry… Harry!” alzo la voce gradualmente, nervosa, sbattendo la mano seccamente sul tavolo all’ultimo Harry e riaprendo gli occhi per fissarlo infastidito.
Lui blocca quello che stava facendo, fermandosi con la forchetta a mezz’aria puntata verso il suo piatto e mi guarda con la sua solita espressione di quando cade dalle nuvole “Cosa c’è?” mi chiede tranquillo, senza il minimo sospetto.
Ginny da’ un colpo di tosse, per soffocare una risata e lancia un’occhiata complice a Hermione, che facendo finta di nulla sta martoriando il suo pezzo di pollo.
Il mondo è pieno di misteri irrisolti. E ognuno di noi perde la propria vita a cercare di risolverne almeno uno.
Io, credo che morirò con una sola domanda senza risposta ancora impressa nella mente. Come ha fatto un Mago Oscuro potente come Voldemort a farsi sconfiggere da un deficiente come quello che mi trovo di fronte. Anzi, proprio dall’idiota che è seduto davanti a me.
“Eroe del Mondo Magico dei miei stivali, ce la fai a prendere una dannata e innocua oliva con la forchetta o hai bisogno di tutto l’Ordine della Fenice al completo, fantasma di Silente compreso, per evitare di lanciarmele tutte nel mio piatto?”
Se Voldemort si fosse trasformato in oliva nera di sicuro avrebbe avuto molte più possibilità di sopravvivere, qualcuno avrebbe dovuto farglielo notare.
Harry sembra riscuotersi dal suo torpore “Oh scusa, non me ne ero accorto”
E me ne ero accorto che non te eri accorto…avrei voglia di dirgli, senza dimenticarmi di aggiungere …stupido incapace. Meno male che qui nessuno sa leggere la mente.
“Che stai facendo?!” tiro un forte schiaffo sul dorso della mano che Harry stava allungando verso il mio piatto, guardandolo torvo.
Lui si massaggia la parte arrossata, imbronciato “Ma… le mie olive…” piagnucola.
“Le tue ex olive vorrai dire” lo correggo serio e per tutta risposta mi arriva addosso un nocciolo di quelle di Ginny.
“Non fare l’antipatico” ride la ragazza, allungando a sua volta una mano e afferrando un’oliva nera dal mio piatto e ficcandosela in bocca divertita.
“Hey” mi sento lo sguardo risentito di Potter addosso.
“Che vuoi ancora?” lo guardo seccato, mangiando la seconda oliva e regalando l’ultima a Hermione.
“Le mie olive…ve le siete mangiate…” piagnucola di nuovo, guardando triste il mio piatto ormai vuoto.
“Se te sei incapace di mangiarle non è colpa nostra. Le mani che ce le hai a fare se no?” gli faccio eco con una punta di sarcasmo.
“Sì però a Ginny non glielo hai tirato lo schiaffo” piagnucola ancora e mi porto le dita a massaggiare le tempie con un sospiro. Mi sta facendo venire il mal di testa.
“Harry” lo guardo come se fosse incapace di usare il cervello “Ma…” mi fermo. Mamma non te lo ha insegnato che le ragazze non si toccano nemmeno con un fiore non sarebbe stata una battuta felice “Ma non lo sai che non si picchia una donna?” mi limito a dire, guardandolo come se fosse ovvio saperlo.
Lo sento borbottare qualcosa, poi torna a concentrarsi sul suo piatto, abbattuto, lasciando calare il silenzio, rotto solo dai miagolii dei due gatti in attesa che qualche pezzetto di pollo cada inavvertitamente a terra.
“Ho trovato!” esclamo all’improvviso, lasciando cadere la mela sul piatto, ed alzandomi in piedi di scatto, sbattendo entrambe le mani sul tavolo.
“Cosa, un modo per impedire a Harry di vincere il primo premio alla gara annuale di lancio delle olive nere?” ridacchia Hermione, mentre sbuccia un’arancia con tranquillità, concentrata nel suo meticoloso lavoro da certosina.
“No. A cosa fare stasera” mi volto verso di lei con un sorriso radioso, ma lei mi ignora e continua il suo da fare.
“Ti porto a pattinare sul ghiaccio” le dico senza spostare lo sguardo dalla sua testa bruna. La vedo bloccarsi e, con l’arancia ancora in mano, si volta lentamente verso di me, guardandomi con gli occhi più grandi del solito, in una muta espressione di incredula contentezza.
“E’ vero, qui a Londra c’è sempre d’inverno la pista di pattinaggio al Palazzetto dello Sport” dice Ginny, girandosi a guardare Harry “Non ci siamo mai andati…” continua a fissarlo con uno sguardo più che eloquente, ma che Potter non riesce comunque ad afferrare.
“Ma non è una cosa romantica…” è l’unica cosa che riesce a dire e Ginny alza gli occhi al cielo. “Però se vuoi ti ci porto” aggiunge subito, cercando di rimediare.
Scuoto la testa, guardandolo con disappunto e lui se ne accorge, perché mi lancia un’occhiata interrogativa “Comincio a pensare che tu al posto del cervello abbia il vuoto cosmico” dico serio e scuoto di nuovo la testa.
“Perché scusa? Tu dove vorresti portare Hermione se non al Palazzetto dello Sport. Conosci qualche altra pista di pattinaggio qui a Londra?” mi chiede leggermente offeso.
“Come sei chiuso mentalmente Potter” sospiro, affranto per tanta ottusità “Il mondo non è solo Londra. Ci sono cinque continenti con relative città se te lo fossi dimenticato” dico con pungente sarcasmo.
“E allora sentiamo. Dove vorresti andare?” mi chiede leggermente irritato e decisamente offeso.
“A New York” lo guardo soddisfatto, come se gli avessi detto che voglio andare dietro casa a passare la serata.
“Ma…ma…” balbetta confuso e Ginny gli da una manata sul braccio.
Hermione rimane in silenzio, sembra riflettere.
“Chissà che ore saranno lì…non ti sembra esagerato andare fino lì?” continua Harry, per nulla convinto, ne tanto meno tranquillo.
“Sono sette, otto ore indietro rispetto a noi” dice serafica Hermione, mangiando uno spicchio d’arancia “Quindi sarà all’incirca ora di pranzo o poco dopo” continua, mangiando un secondo spicchio, sempre con la stessa tranquillità.
Mi risiedo abbattuto. Non sembra così entusiasta all’idea. Lei si volta a guardarmi e aggrotta le sopraciglia.
“Perché ti sei seduto?” mi chiede perplessa, poi si alza e con un colpo di bacchetta si cambia d’abito, pronta per uscire “Abbiamo una città che ci aspetta” mi sorride allegra e dolce, allungando una mano verso di me.
Ci siamo smaterializzati a New York circa un’ora fa.
“Draco, lo sai dove stiamo andando?” mi chiede scettica, stringendosi a me per il freddo della città, ricoperta di neve.
“Ma certo amore” le rispondo con un sorriso sicuro, mentendo spudoratamente perché in realtà non ho la più pallida idea di dove ci troviamo, ne tanto meno di dove ci stiamo dirigendo. E dal tone del mio Amore dovrebbe capirlo. Tendo sempre a chiamarla così, quando ho qualcosa da nasconderle.
“Sarà…” sospira appena, guardando le vetrine dei negozi “Non potremmo chiedere?” si azzarda a proporre timidamente, mentre passiamo accanto a una coppia di signori.
“No no, tranquilla. So benissimo dov’è la pista di pattinaggio” replico sicuro, con un altro finto sorriso di chi ha tutto sotto controllo e invece non è assolutamente vero. E temo che Hermione se ne sia accorta, perché alza scettica un sopraciglio.
“D’accordo” dice “E dov’è la pista?”
“A Central Park”
“E dov’è Central Park?”
Rimango un istante in silenzio, osservando attentamente le strade, cercando di capire inutilmente quale sia quella giusta da prendere. Poi penso che una vale l’altra e prima o poi ci arriveremo.
“Di là” dico sicuro.
È un’altra ora e mezza che stiamo praticamente girando a vuoto per le vie affollate della città.
Hermione si stacca dal mio abbraccio e crolla esausta a sedersi su una panchina, affranta e imbronciata. Rimango in piedi davanti a lei, che si lamenta per il mal di piedi.
“Draco” sospira “dimmi la verità” alza il suo sguardo di bambina fino a incrociare il mio “sei mai stato a New York prima d’ora?” chiede sconsolata.
Scuoto silenziosamente la testa, guardandola colpevole di questo girovagare senza meta apparente.
“Non sarebbe meglio chiedere a qualcuno?” ripete in tono stanco.
“Sì, è meglio” mi arrendo, mettendo da parte l’orgoglio, e crollo anch’io sulla panchina, accanto a lei, sospirando.
Dopo qualche minuto di assoluto silenzio, si alza di scatto e afferrandomi per la mano mi trascina verso una coppia di passanti, che richiama alla nostra attenzione.
Loro ci spiegano gentilmente come fare per arrivare a Central Park e si allontanano velocemente, scomparendo tra la folla.
Hermione ha le braccia incrociate al petto, lo sguardo severo e il piede che batte ritmicamente a terra, sul volto dipinta un’espressione di disappunto.
“Se avessimo chiesto dieci isolati fa, come dicevo io…” mi sembra di sentirle dire, con tono petulante.
D’altronde ha appena scoperto che per colpa mia è finita praticamente quasi dall’altra parte della città rispetto a dove avrei dovuto portarla.
“La prossima volta lascia che sia il mio senso dell’orientamento a guidarci. Altrimenti partiamo per il Sudafrica e ci ritroviamo in Alaska” mi prende in giro, ridendo allegra, camminando impaziente per le vie, osservando con la curiosità di una bambina tutto quello che vede, saltellando da una vetrina all’altra, da un lato del marciapiede all’altro, senza mai lasciare la mia mano.
La guardo con un sorriso, tendendole la mano. Sono fermo a bordo pista, che aspetto che si decida a entrare anche lei.
Si guarda i pattini bianchi che ha ai piedi e poi il ghiaccio su cui deve salire e la sua espressione non è delle più rilassate. Afferra la mia mano e la sua presa si fa più salda quando fa il primo passo sulla pista. Barcolla appena, ma trova facilmente il suo equilibrio, lasciandomi la mano.
Mi distanzio di un passo da lei, per osservarla nell’interezza della sua figura. Si sta osservando intorno, posa lo sguardo su ogni persona che pattina fluida e tranquilla e un piccolo broncio le si disegna sulle labbra. Ha le guance rosse per il freddo, così come la punta del naso, dal quale a ogni respiro esce un’impalpabile nuvoletta di aria condensata. Si sistema meglio la sciarpa rosso-oro, vecchio ricordo di scuola, al collo e si sistema i guanti rossi. Rimane ferma, incerta sul da farsi, e ogni tanto mi lancia un’occhiata titubante, prima di distogliere rapida lo sguardo per tornare a posarlo su una persona qualsiasi. Penso che sia davvero bella quando abbandona il suo aspetto di donna vissuta per assumere quell’aria infantile che la rende così dolce e tenera, con quegli occhi scuri, grandi, forse troppo sinceri.
Un pattinatore le sfreccia accanto, nemmeno la sfiora, ma la scia d’aria fa smuovere il lembo della corta gonna di velluto rosa antico. Barcolla nuovamente, allargando le braccia per ritrovare l’equilibrio e dopo qualche secondo si stabilizza.
La guardo con un mezzo sorriso e mi avvicino “Perché non hai messo i pantaloni?”
“Perché ho sempre desiderato pattinare con la gonna” replica sorridente.
“E allora pattina. Non ti ho portato certo fin qui per farti stare impalata a bordo pista” le prendo le mani, facendole fare un mezzo giro. Le sfugge un gridolino.
“Sai pattinare?” le chiedo, lasciandole ritrovare l’equilibrio “Se vuoi posso insegn…”
“No no no” mi interrompe in fretta, lasciandomi nuovamente le mani “Devo solo prenderci la mano. Dammi qualche minuto” si sistema la gonna, senza motivo, per alleviare la tensione.
“D’accordo, allora tu vai che ti seguo” le passo di fianco, dandole una leggera spinta per farla partire. Lei vacilla un secondo, poi inizia lentamente, incerta e tesa, a pattinare. Le sto accanto, seguendo il suo ritmo senza nessun problema, allungando di tanto in tanto una mano sulla sua schiena per evitare di farla cadere quando perde un po’ d’equilibrio.
Abbiamo fatto quasi mezzo giro quando mi si attacca al braccio per fermarsi. Mi ritrovo i suoi occhi imbronciati fissi nei miei.
“Non c’è bisogno che mi sta vicino, Draco. Mi agiti e non riesco a prendere un buon ritmo” si lamenta “Tu pattina come preferisci che poi ti raggiungo”
“Non ci penso nemmeno” la guardo serio”Ti rendiconto di come sei vestita?”
“Con la gonna”
“Con la minigonna” preciso “Non ti lascio mica pattinare da sola in mezzo a questa pista affollata vestita così. E se poi ti si avvicina qualcuno con la scusa di insegnarti a pattinare? Guarda che lo so come ragioniamo noi ragazzi in questi casi” incrocio le braccia la petto, serio.
“Non dirmi che sei geloso, Malfoy” ride e si allontana più velocemente di quanto avessi pensato.
“Hermione, torna subito qui!” le intimo, enfatizzando le parole con un gesto della mano. Ma lei mi ignora e mi sorride, salutandomi con la mano.
“Hermione! Ti ho detto di non andare in giro per la pista da sola!” ma prima che possa riuscire a raggiungerla, è già sparita tra gli altri pattinatori.
Mi fermo quasi in mezzo alla pista, cercando di individuarla. Se sono geloso, dice lei. Certo che sì. Se ne va in giro in minigonna e secondo lei non dovrei essere geloso, io. Le ragazze a volte sono davvero incredibili.
“Ciao” una voce femminile mi fa voltare e mi ritrovo davanti una sorridente ragazza bionda, a cui presto poco interesse perché la mia attenzione è catturata da una sciarpa dagli inequivocabili colori, che sventola tra la gente sulla pista.
Senza nemmeno degnare di un altro sguardo la ragazza di fronte a me, raggiungo la folta massa di capelli bruni, abbracciandola da dietro. Hermione sobbalza appena per lo spavento, perdendo un po’ d’equilibrio e finendo con la schiena contro di me.
“Mi hai fatto spaventare, stupido!” volta la testa per guardarmi, l’aria imbronciata è tornata sul suo viso. Le do’ un bacio a fior di labbra, poi la faccio girare su se stessa per ritrovarmela di fronte. Le do’ un altro bacio, un po’ più lungo del primo, e poi le lascio le mani, dirigendomi verso il centro pista.
“Visto che sei diventata una pattinatrice provetta, vieni fino a qui” le dico, fermandomi e aspettando tranquillo, infilando le mani gelate nella tasca del giubbotto.
La guardo assorto mentre si avvicina, con un ritmo più sicuro ma ancora un po’ teso. Concentrata com’è a restare in piedi non si accorge di lui. Un ragazzo la scontra, prima di mormorare uno “Scusa” e continuando la sua pattinata. Ma l’equilibrio di Hermione vacilla troppo questa volta e in meno di cinque secondi si ritrova con il sedere sul ghiaccio.
Scoppio a ridere e all’improvviso sento due mani leggere posarsi sulle mie spalle, facendomi girare appena.
“Scusa, non ti avevo visto” mi ritrovo davanti la stessa ragazza bionda di prima, che mi sorride con i suoi denti bianchissimi. La guardo da capo a piedi. È alta, di qualche centimetro più di me, con lunghi e lisci capelli e due grandi occhi color nocciola. Potrebbe benissimo fare la modella.
“Piacere, io sono Eve” mi sorride, mentre ancora la sto guardando, e mi allunga una mano.
“Sì, ciao. Ora scusa…” mi giro verso Hermione e faccio un passo verso di lei. Ma la ragazza mi afferra per un polso, costringendomi a fermarmi e a voltarmi di nuovo verso di lei.
“Hey, te ne scappi già?” ride. Una risata acuta, cristallina, a tratti fastidiosa.
“Sì, non vorrai che…” cerco di farle lasciar la presa, ma questa si fa più stretta sul mio polso. Se dessi uno strattone più forte, la ragazza mi finirebbe dritta addosso e dal suo sorriso malizioso è proprio quello che spera che avvenga.
“Che ti frega se quella è caduta. Affari suoi se è incapace” dice sprezzante “E anche se ti avesse puntato, io sono arrivata prima” guarda altezzosa verso Hermione e se solo avessi in mano una bacchetta l’avrei già schiantata per come si è riferita verso la mia ragazza.
“Non per essere scortese, ma…” non riesco ad aggiungere altro, perché la voce alta di Hermione ci raggiunge.
“Hey, oca newyorkese slavata, vedi di togliere le mani dal mio ragazzo!” le intima, cercando di rimettersi in piedi da sola.
La bionda ride di nuovo. Una risata acida. “Puffetta, non ti scaldare tanto o rischi di sciogliere il ghiaccio”
Hermione nel frattempo è riuscita a raggiungerci.
“Ti ho detto di togliere le mani dal mio ragazzo. Immediatamente” la guarda severa, la sua voce è calma come il mare prima della tempesta.
“Altrimenti che mi fai?” replica l’altra, in tono strafottente.
“Ti strappo i tuoi bei capelli, uno ad uno” Hermione la guarda serafica, con un sorriso.
Sento la bionda gridare stridula e vedo la sua testa inclinarsi di lato. Hermione l’ha afferrata per i capelli e glieli sta tirando con tutta la cattiveria che ha dentro. Nel momento in cui la ragazza fa per tirare su la testa, Hermione tira indietro la mano di scatto e le rimangono tra le dita dei fili biondi.
“Brutta strega!” l’apostrofa l’altra inferocita e lei scoppia a ridere divertita.
“Nemmeno ti immagini quanto ci sia di vero nelle tuo parole” aprendo la mano per far cadere i capelli strappati.
Con un colpo secco, libero il polso dalla sua presa, scostandomi di lato per farla cadere in avanti, dritta sul ghiaccio liquido. Mi chino, avvicinando il viso al suo e anche Hermione fa lo stesso.
“Piacere di averti conosciuta, Eve” le dico con una punta di sarcasmo.
“E per inciso, mia cara, ti si vede la ricrescita” aggiunge Hermione con un falso sorriso di cortesia.
Sono appoggiato alla sbarra di legno che hanno messo al bordo di un tratto di pista, completamente scosso dalle risa. Anche Hermione sta ridendo, ma cerca di darsi maggior contegno. Mi ci vogliono dieci minuti buoni per calmarmi.
Riprendo a respirare regolarmente, mi avvicino a lei e la abbraccio stretta, guardandola fisso negli occhi.
“E meno male che sono io il geloso” le sorrido. Anche se è strano pensarlo, vederla così arrabbiata a causa di un’altra mi ha fatto piacere. D’altronde posso capirla. Io farei di peggio.
“Ma non hai visto come ti guardava? Quella stupida oca…” si infiamma di nuovo “Voleva solo una cosa da te quella. Se solo ci ripenso…avrei dovuto strapparglieli tutti i capelli!” guarda torva un punto imprecisato della pista, verso il centro.
“Non pensarci più, principessa” le prendo il mento tra due dita e con ferma dolcezza la faccio voltare verso di me.
“Come…come mi hai chiamato?” mi chiede con un filo di voce.
“Principessa” le ripeto tranquillo.
“Perché principessa?”
“Perché tu sei la mia principessa tutta gialla come un confettino” le sorrido, stringendola di più a me e dandole un bacio sul collo.
Lei mi passa le braccia intorno al collo e nasconde il viso sul mio petto. Rimane così, stretta a me. Le poso il mento sulla testa, accarezzandole dolcemente i capelli. Non so per quanto tempo non ci siamo più mossi. So solo che così, semplicemente abbracciati, stavo bene con lei e sarei potuto restarci per sempre. Scosta appena la testa, alzando il volto fino a posare il suo sguardo sul mio.
“Ti amo” mi sussurra con un filo di voce emozionata.
Rimango spaesato per qualche secondo. Credo anche che il mio cuore abbia mancato un battito, per poi riprendere a un ritmo più accelerato. Non ero preparato a questo. Non ero preparato a una confessione simile da parte sua. Non così presto almeno. Mi ha letteralmente spiazzato, lasciandomi dentro una certa inquietudine. Che è in netto contrasto con la crescente felicità che quelle due semplici parole mi stanno scatenando dentro l’anima.
Non riesco a dire nulla. Non riesco a dire una semplice frase come “Ti amo anch’io” che di semplice ha solo il fatto di essere formata da quattro parole. Non perché io non provi lo stesso sentimento per lei. È solo che appena cerco di dirle Ti amo mi si forma un nodo alla gola e le parole non escono. Per la troppa emozione di dirle qualcosa di così importante quando ancora non mi sento del tutto pronto per farlo. Di solito è la ragazza a essere in questa situazione imbarazzante. Spero che Hermione mi possa capire se mi limito a stringerla forte a me e a baciarla con dolcezza e passione.
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Sento dei passi salire su per le scale di casa e il rumore mi infastidisce un po’. Ho sempre amato il silenzio più totale quando devo concentrarmi a fondo sullo studio ed ero anche riuscito a convincere i ragazzi a stare fuori casa per tutto il giorno, anche se con Hermione è stata una guerra schiodarla dalla biblioteca, lei che adduceva la scusa che potevamo studiare insieme. Sì, certo. Io che studio con la mia ragazza lì di fianco. Non si è mai visto e non si vedrà mai. Non ho abbastanza autocontrollo per starmene bravo a studiare. Rimango un istante a riflettere. Mi ero così tanto abituato a essere solo che mi sembra strano poter chiamare qualcuna
la mia ragazza, soprattutto se quella qualcuna è addirittura Hermione. E all’improvviso penso che se fosse lei a salire le scale non sarebbe proprio una cattiva prospettiva quella di passare il resto del pomeriggio lontano dai libri.
"Biondo” mi sento chiamare da una voce familiare.
Alzo lo sguardo su Leyla e provo un certo disappunto. Tutto sommato l’idea che fosse Hermione non mi dispiaceva. Ma c’è qualcosa in lei che mi appare strano “Hey, cos’è quella faccia ancora più cadaverica?” le chiedo osservandola “Ma dormi?” riconoscendole in volto i tipici segni di stanchezza.
“Hey!” dice accigliata. “Anche te sei bellissimo, tesoro!” dice con fare ironico. “Si dormo, e se non ricordo male, biologicamente sono morta 11 anni fa… L’aspetto cadaverico è il mio!” scherza rimanendo appoggiata sullo stipite della porta.
“Beh oggi è peggio del solito allora” sorrido appena, facendole cenno di venire a sedersi vicino a me “Sei capitata in una giornata fortunata. Non ci sono in casa” le dico alludendo a Herm, Ginny e Harry.
“Capirai che m’importa” dice facendo le spallucce. “E poi con Ginny ultimamente mi trovo bene” sorride, e si mette a sedere vicino a me.
Inarco un sopraciglio “Con Ginevra?” le chiedo scettico, ma decido di lasciar perdere e cambio argomento “A cosa devo l’onore di questa visita?”
Appoggia la testa sullo schienale della sedia. “Devo aver un motivo valido, per venire a trovare il mio migliore amico? O ex, migliore amico…” dice inclinando la testa verso di me.
“No figurati” le sorrido, mettendo via le pergamene degli appunti.
“Se devi studiare, ti lascio in pace” dice serena. “Una volta questo caos lo generavi in camera mia!” dice ridendo.
“Non ne ho più voglia. E’ da stamattina che non faccio altro” con un colpo di bacchetta faccio sparire i libri e le pergamene “Vieni che ti offro qualcosa” mi alzo e vado verso la porta per aprirla, poi le faccio cenno di uscire.
“Grazie” passa avanti, e si dirige verso il salone. “In sala giusto?” chiede girandosi verso di me.
“Se preferisci c’è anche il mio letto” alzo le spalle indicandogli la porta della mia stanza, anche se dubito che accetterà.
“No il salone va benissimo” dice dirigendosi giù. “Ti aspetto qua” sento che dice una volta entrata nella stanza
La raggiungo, ma non mi siedo subito sul divano. Mi avvicino al bar “Cosa vuoi da bere?”
“Niente grazie” accavalla le gambe e sorride.
“Niente?” la guardo inarcando un sopraciglio “Sicura di stare bene?” aggrotto la fronte, poco convinto e mi vado a sedere vicino a lei.
Lei annuisce, e mi sorride, ma sembra più un sorriso di circostanza.
“Leyla” la riprendo guardandola serio “Cosa c’è. Ti si legge in faccia” insisto.
“Niente.. di preoccupante” mi fa cenno di sedermi vicino a lei.
Mi avvicino di più “Allora dimmi cosa c’è di non preoccupante” continuo a fissarla negli occhi.
“Ho deciso di uccidere Nicholas” dice tranquillamente, come se mi stesse dicendo che va a comprare il gelato.
“Ah beh, sì certo. Era ora che ti decidessi a…” ma poi il significato delle sue parole si fa improvvisamente chiaro alla mia mente “Cosa?!” esclamo sgranando gli occhi. Si rende conto di quello che ha detto e soprattutto di come lo ha detto?! Come se fosse una passeggiata!
“Voglio uccidere Nicholas, e non è un capriccio, lo farò sicuramente, sto già organizzando le cose da fare” sorride amabilmente.
Sorride anche. E ne è davvero convinta “Lo so che non è un capriccio. E’ semplicemente una follia!” le dico costernato e incredulo.
“Non è una follia” ribadisce tranquillamente. “Sai, Ray per difendermi si è beccato un crucio da parte sua…” comincia a raccontare. “Cioè ha affrontato il nuovo signore oscuro, per difendermi, per me… Ti rendi conto?” si gira a fissarmi. “Nessuno mi aveva mai dimostrato di volermi così bene.. E se non fossi arrivata in tempo lui sarebbe morto..” sospira “Ora è Nick, che deve morire”
Rimango ad ascoltarla. Mi stupisce che Ray potesse essere così legato a Leyla a tal punto da rischiare di morire per lei. E non so perchè ma provo una certa gelosia per questo loro rapporto. “Leyla, capisco. Però ti rendi conto di cosa significherebbe per te?” la guardo “Tu… se tu lo facessi…” scuoto la testa. Le conseguenze del suo gesto mi rimbombano nella testa, ma non ho il coraggio di finire la frase. Leyla è sempre stata una costante nella mia vita, anche quando non ci parlavamo più non potevo fare a meno di ripensare ai tempi passati con lei. E sapere che è una vampira ha in un certo modo peggiorato le cose, ma in senso buono. Sapere che lei non sarebbe mai morta qualsiasi cosa le fosse successo mi faceva stare tranquillo. Ma ora mi rendo conto che non è così.
“Io cosa?” chiede incuriosita, ma sa bene di cosa stiamo parlando. “Io sono morta 11 anni fa!” ride realmente divertita. “E te, biondo, non preoccuparti per me!” torna seria. “Non ti libererai così facilmente di me..” sorride dolcemente. “Lo devo a Ray…” continua sempre con un tono di voce molto dolce, quasi surreale sentito da lei.
“Ma moriresti di nuovo” le dico con un filo di voce e mi accorgo che il solo pensiero di questa eventualità mi fa stare da schifo. Ma come può dirmi che non mi libererò facilmente di lei, quando sa benissimo che non sarà così se davvero ucciderà Nicholas.
“Ma non è vero…” si gira completamente verso di me, i suoi occhi mi stanno sicuramente leggendo dentro. “Non devi preoccuparti Draco” mi appoggia una mano sulla gamba. “Ho nove vite come i gatti… E poi non ti lascerei solo in balia di te stesso..”
Perchè mente sapendo di mentire?
“Magari non accadrà niente, magari non riesco a ucciderlo mio zio” sorride. “Poi pensa..” sospira “Hermione non avrà più motivo di vietarti di uscire se non in sua compagnia!” lo dice come se fosse una cosa realmente importante, come se per quello varrebbe la pena di uccidersi. “Poi ribadisco… Per Ray, per Ray lo rifarei almeno un milione di volte…”
Le poso una mano sulla sua “Leyla, non raccontarmi balle” la guardo serio “Lo so benissimo che riuscirai a ucciderlo e lo sai anche tu. Perchè hai sempre ottenuto quello che volevi, in un modo o nell’altro” le stringo la mano “Non puoi farlo Leyla…” mormoro appena e mi si spezza il cuore al pensiero che questa potrebbe essere l’ultima volta che la vedo.
“Hey…” con la mano libera mi accarezza il volto. “Sì che posso, devo…” lo dice realmente convinta. “Lui non è come Voldemort, mio zio è più sagace, e difficilmente, essendo pure vampiro, sarà più dura toglierlo di torno…” continua a stringermi la mano. “E poi, non è detta che non torni come fantasma a farti compagnia.. T’immagini che spaventi?” ride, ma la riconosco questa risata, non è come quella di quando era bambina, è una risata fredda, vuota. “Draco, te l’ho detto..” torna seria “Perchè voglio che te semplicemente sappia che ti voglio bene” sorride “E volevo dirtelo io, semplicemente”
Scuoto la testa “Tu non devi farlo Leyla, non ti obbliga nessuno. E comunque non devi farlo per forza da sola” le tengo sempre la mano stretta nella mia, poi gliela lascio andare di scatto per poterla abbracciare forte a me.
Rimane immobile stretta nel mio abbraccio. “Vuoi che veda ogni mio affetto venire ucciso?” dice ricambiando solo ora l’abbraccio. “Ho già dato grazie, con mia madre, mio padre, e mio fratello…” continua con una punta di ironia. “Quindi, sì lo devo fare, e lo devo fare da sola.. Ma non sarà poi così tremendo come vi immaginate!” cerca di sdrammatizzare questa situazione che è sicuramente pesante anche per lei. “Quindi..” si scosta dall’abbraccio. “Niente facce da funerali, niente sorprese, niente di niente… Io ora uscirò da quella porta, con un semplice ‘ciao a presto’.. o arrivederci..” si alza dal divano. “E magari prima o poi, ti offrirò la rivincita per la cavalcata di Natale…” si avvicina alla porta, e alza la mano in segno di saluto.
“Non puoi andartene così! Come se fossi venuta a dirmi che te ne vai in vacanza per un mese!” le dico alzandomi di scatto e cercando di prenderla per un polso. Per non farla andare via. Per avere ancora del tempo per prendere coscienza di quello che accadrà. Del fatto che quando uscirà da questa casa non la vedrò più.
“Draco..” dice scostando il braccio, per farmi lasciare la presa sul suo polso. Apre la porta, poi si blocca. Fa un passo verso di me, e mi dà un lieve bacio sulle labbra, casto, niente di compromettente. “A presto..” dice, e posso notare una lacrima rigarle il viso, forse la prima che vedo in lei e mi fa uno strano effetto.
Perchè quel ‘a presto’ suona tanto come la parola addio?
Si gira di scatto e corre via per il vialetto davanti a casa.
“Leyla!” le grido vedendola correre via e sapendo che seguirla sarebbe inutile. Mi siedo pesantemente sul gradino di casa, posando la fronte sulle braccia incrociate sulle ginocchia. Sento una lacrima scivolare solitaria lungo la guancia.
“Draco…hey Draco…” una voce sottile e preoccupata mi sussurra accanto e una mano si posa delicata sulla spalla. Sussulto appena a questo lieve tocco, ritornando alla realtà.
“Hey, cos’è successo? Perché te ne stai seduto qui fuori al freddo? Sei gelato” continua a sussurrare la voce, questa volta più premurosa. Giro il viso di lato, posando la guancia fredda sul braccio e guardo Hermione. Non ho la più pallida idea di quanto sia rimasto qui fuori. Rabbrividisco appena quando un soffio di aria invernale mi scivola addosso. In tutto questo tempo non ho fatto altro che pensare a Leyla e a tutto quello che abbiamo sempre fatto insieme. Di quanto sia terribilmente testarda e di quanto in questo sia così simile a me. E che lei lo voglia o no, non ho intenzione di restarmene qui e lasciare che si vada a farsi ammazzare.
Mi alzo di scatto e afferro il polso di Hermione, trascinandola in casa.
“Vieni con me” e la porto di sopra in biblioteca “Ho bisogno del tuo aiuto e soprattutto ho bisogno che tu mi dica di sì” le dico tirando giù dagli scaffali tutti i libri possibili e immaginabili di pozioni e lanciandoli disordinatamente sul tavolo.
“Ma cosa sta succedendo?” mi chiede preoccupata, mentre cerca di mettere un po’ di ordine.
“Ci sarà una dannata pozione che le impedisca di morire. O se non c’è ci sarà un modo per crearla!”esclamo e un libro mi sfugge di mano cadendo con un tonfo a terra.
“Ma che pozione? Draco di che stai parlando?” sento Hermione iniziare a preoccuparsi sempre di più.
“Più che altro che stai facendo? Stai svuotando mezza biblioteca a terra e sul tavolo” si intromette Harry e vedo lui e Ginny fissarmi increduli, fermi sulla porta.
Li guardo e sbuffo. Possibile che non ci arrivino? Sì, possibile. Leyla di certo non è andata a dirlo anche a loro.
“Si tratta di Leyla” dico a un tratto “Oggi..”
“L’argomento McDowell scusa tanto ma non mi interessa” mi interrompe Harry.
“Taci e stammi a sentire Potter” dico tagliente “Possibilmente senza interrompermi”
Loro mi guardano straniti e Hermione si siede sempre più preoccupata.
“Leyla vuole uccidere suo zio” dice semplicemente, arrivando al punto.
Ginny spalanca la bocca e si siede lentamente di fronte a Hermione. Harry fa spallucce, incrociando le braccia al petto.
“E allora?” mi chiede indifferente, annoiato.
“E allora” ma Hermione mi interrompe prima che possa perdere la pazienza del tutto.
“E allora se Nicholas muore anche Leyla morirà, essendo stata generata da lui” finisce di dire per me, con voce decisamente più tranquilla della mia.
“Meglio così. Due Maghi oscuri in meno di cui preoccuparsi” taglia corto Harry, quasi contento.
Sento la mano di Herm afferrarmi il braccio con forza “Draco.” Mi sussurra, evitandomi di fare una cazzata che avrebbe la faccia di Harry come protagonista.
“Ma scusate, Leyla non è del tutto vampira” si intromette Ginny, notando l’aria elettrica che si sta formando.
Hermione sospira e si alza, costringendomi con ferma dolcezza a sedermi al suo posto e con naturalezza mi viene in braccio, anche se penso che lo faccia soprattutto per evitarmi di attaccare Potter al muro alla prossima infelice battutina su Leyla.
“E’ vero Ginny, ha pur sempre una parte umana, ma per la maggior parte è vampira e quindi morirà” le spiega brevemente Herm, per la prima volta senza dilungarsi troppo.
“Lo so che non dovrei nemmeno chiedervelo” prendo la parola “E sinceramente vi capirò se vi rifiutate. Ma non posso lasciare che la mia migliore amica vada a farsi ammazzare senza fare niente per provare almeno ad aiutarla. No Harry, lasciami finire” lo interrompo appena vedo che apre bocca “Per voi Leyla sarà anche una specie di assassina. Ma con me, per quanto possa sembrarvi strano, è diversa. La conosco da molti anni ormai e le voglio troppo bene per perderla. Non riuscirei a sopportarlo” dico loro sinceramente, guardandoli. Non mi aspetto che mi capiscano e nemmeno mi interessa se lo fanno. Afferro Hermione per la vita e la tiro giù contro di me, posando la mia fronte sulla sua schiena e sospirando appena, anche se so che lei lo percepirà comunque. La tengo stretta, senza nemmeno sapere il perché. Il contatto con il suo corpo mi rende apparentemente tranquillo, mentre dentro di me si sta combattendo una battaglia di emozioni contrastanti. Sento le sua mani calde posarsi sulle mie e stringerle appena, come se volesse dirmi che lei nonostante tutto può capirmi.
Rimango in silenzio e anche loro non parlano, come se si aspettassero che io continuassi a tessere le lodi della persona che reputano più spregevole di chiunque altro sulla faccia di questa terra. Ma dalle mie labbra non esce più nulla. Che senso avrebbe parlare quando ti ritrovi davanti un muro di ottusità come quella di Harry. Come posso sperare che Ginny si dimentichi di quello che Leyla ha fatto al suo ragazzo e di quello che ha rischiato per colpa sua. E come posso pretendere che Hermione, pur capendo, accetti di salvare quella ragazza che rischiava di dividerci per sempre.
Molta gente non apprezza il silenzio. Ha questo bisogno di voler parlare sempre e comunque, anche per dire cose estremamente inopportune, stupide, il più delle volte senza senso e irrilevanti.
A me il silenzio piace. È l’unico momento in cui posso sentire i miei pensieri, sempre relegati in un angolo in fondo all’anima e spesso e volentieri abbandonati a loro stessi, come se non avessero la benché minima importanza, come se ascoltarli fosse inutile nel mezzo del frastuono della vita che ti circonda e non ti abbandona mai.
E non importa se il silenzio si fa pesante. A volte vorrei non dover ricorrere alle parole per cercare di spiegare quello che nemmeno io capisco. Di quanto possa essere più facile leggere dentro una persona e capire quello che le parole non riescono quasi mai a spiegare.
Sento il respiro spezzato di Hermione e solo ora mi rendo conto che la sto stringendo troppo forte a me. Allento la presa quel tanto da farla respirare normalmente, senza fare nessun altro movimento.
“Cosa vorresti fare?” la sua voce arriva stranamente dolce alle mie orecchie. Non vedo il suo volto, ma so che si è voltata verso di me.
“Una pozione” le sussurro contro la schiena, il viso ancora premuto sul suo maglione azzurro di morbido cashmire.
“Una pozione?” ripete lei a voce alta, per rendere partecipi anche Harry e Ginny, soppesando bene quelle due semplici parole, come se potessero essere la soluzione perfetta “Pensi che esista una pozione in grado di salvarla?” il suo tono non è curioso, ne stupito o perplesso.
“Non lo so se esiste. Ma potremmo sempre crearla” le mormoro sempre contro la sua schiena e lasciando a lei il compito di informare di volta in volta gli altri.
“Siamo in quattro e i libri sono tanti…Ma se esiste una pozione che può fare al caso nostro la troveremo” dice risoluta, sistemandosi più comodamente sulle mie gambe “E se non la troviamo, ci saranno comunque delle informazioni utili per crearla, no?” rivolge questa domanda ai suoi amici. Posso immaginare lo sguardo che le stanno rivolgendo ora. Di puro disgusto e disapprovazione per parole che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di sentir pronunciare da Hermione.
“Stai forse dicendo che vorresti passare notti insonni per aiutare quella lì?” la voce di Harry risulta fredda, incredula.
“Certo. Leyla ha fatto molto per Draco risvegliando sua madre e ha fatto molto per me permettendomi di tornare sana e salva a terra in quella maledetta corsa” anche la voce della ragazza si fa dura “Personalmente glielo devo e se tu non vuoi aiutarci, faremo da soli” replica tagliente, indispettita e forse anche un po’ ferita dall’atteggiamento dell’amico.
Ginny rimane in silenzio per qualche secondo, fino a che non parla con tranquillità
“Ultimamente con lei ho un rapporto decente, non è cosi spregevole come sembra…” sospira e immagino che stia guardando Potter“Ma non posso mai perdonargli ciò che ha fatto a Harry, a come tratta Hermione, e a come affronta la sua vita..”la sento alzarsi dalla sedia “Io mi chiamo fuori, mi dispiace per lei, ma se muore se lo è cercata con le sue azioni, con i suoi comportamenti…” sento la porta aprirsi “Questa volta scelgo la strada facile, questa volta spero che non sopravviva, meno problemi per tutti… Anche perchè, lei non farebbe lo stesso per noi.. Ricordatelo… Lei non esiterebbe a ucciderci uno a uno” la porta si richiude e l’eco di due passi distinti spezza il silenzio dei minuti che seguono, facendosi sempre più lontano fino a scomparire.
Hermione rimane immobile, posso sentire il suo respiro tranquillo e regolare, le sue mani ancora sulle mie. Per la prima volta sembra che anche lei non senta l’impellente necessità di dover parlare per forza.
“Non devi rimanere. Nessuno ti obbliga. Ginevra ha ragione. Leyla per te non avrebbe mai questo trattamento di riguardo” la mia voce esce meccanica e giunge distante alle mie stesse orecchie, irriconoscibile nella sua atonalità.
“Non mi interessa come si comporterebbe lei al mio posto. Io non sono Leyla” replica con una semplicità quasi disarmante, lasciandomi completamente senza parole con cui ribattere “Posso capire quanto per te sia importante aiutarla. E posso anche capire quanto per te sia importante avermi al tuo fianco. Quindi non chiedermi di uscire da quella porta, Draco, perché tanto non lo farò mai”
Inconsapevolmente la stringo nuovamente troppo forte a me e sento il suo respiro spezzarsi una seconda volta, per poi trasformarsi in una leggera risata.
Sono appoggiato al davanzale della finestra. Guardo laconico la città addormentata.
“A che pensi?” mi chiede Hermione. Mi giro sospirando. È seduta a gambe incrociate sul letto e sta sfogliando meccanicamente un libro.
“Sinceramente a niente. Mi sento la testa completamente vuota”
Lei richiude il libro e lo posa sul comodino. Con una mano mi fa cenno di raggiungerla e mi siedo accanto a lei. Si sistema comoda sul letto, posando la schiena sui cuscini contro lo schienale. Nel mentre di questi movimenti mi tiene vicino a lei, fino a farmi posare la schiena e la testa sul suo petto, facendomi spazio tra le sue gambe.
“Non preoccuparti, Draco. Troveremo una soluzione” inizia ad accarezzarmi dolcemente i capelli “Ma sei cosciente che io e te da soli non ce la faremo mai in tempo?” mi chiede con la stessa dolcezza nella voce.
“Lo so…” mormoro con un sospiro abbattuto.
“Potremmo chiedere a Ray e a Pansy di aiutarci. E anche a tutti gli altri amici di Leyla” propone sicura.
“Potrebbe essere un’idea…” mormoro, soppesando le parole di Hermione.
“Bene” la sento staccarsi da me e me la ritrovo gattoni davanti. Con un sorriso malizioso mi spinge delicatamente indietro, con una mano sul petto, fino a farmi sdraiare. E’ seduta cavalcioni sopra di me e mi sta sfilando lentamente la maglietta.
“Che intenzioni hai?” la osservo attentamente, facilitandola nel suo compito.
“Solo quella di farti rilassare…” sussurra sibillina.
*****
Suono alla porta di casa di Pansy.
“Sei sicuro che Ray sia qui?” Hermione sposta nervosa il peso da un piede all’altro.
“Ma certo. E se non è..etciù…se non è qui, andremo da Leyla” tiro su con il naso, respirando con la bocca. Alla fine da tutta questa storia ci ho guadagnato solo un bel raffreddore per ora.
“Sai che fortuna…” borbotta Hermione, poco prima che la porta si apra e che Pansy ci compaia davanti.
“Ragazzi, che sorpresa” ci sorride, ha un volto stanco, ma tranquillo. Si fa di lato per farci entrare.
“Ray è qui?” le chiedo, trattenendo uno starnuto.
Un’ombra passa sul suo viso, ma subito torna il sereno “E’ sul divano, venite” ci fa strada “Immagino che abbiate saputo…” mormora, prima di entrare nella stanza “Smokie, hai visite” dice con un sorriso.
“Ciao Ray!” lo saluta allegra Hermione “Come stai?” chiede con una punta di apprensione nella voce.
“Meglio, grazie. Molto meglio” sorride debolmente “E voi?” mi lancia un’occhiata.
“Be.. etciù… Bene bene..etciù…grazie” rispondo.
Ray inarca un sopraciglio e Pansy trattiene un sorriso. Mi lascio cadere stancamente sulla poltrona davanti al divano dove sono seduti i due ragazzi.
“Questo raffreddore mi sta uccidendo” piagnucolo, mentre Hermione si siede sul bracciolo della poltrona, accanto a me e mi scompiglia i capelli con una mano, affettuosa e sorridente.
“Allora, a cosa dobbiamo la vostra visita?” si informa curiosa Pansy.
“Volevamo parlarvi di Leyla”
Vedo la mia amica irrigidirsi appena “Vado in cucina a prendere da bere e qualcosa da mangiare” si alza e si allontana. Io ed Hermione ci scambiamo un’occhiata interrogativa e poi ci volgiamo verso Ray.
“Cosa dovete dirci di Leyla?”
“Abbiamo saputo…etciù…del crucio. Leyla si è…etciù…incazzata tantissimo, vero?”
“Sì parecchio, e temo che voglia fare qualche stronzata” mormora Ray.
“Ieri pomeriggio è venuta…etciù…a trovarmi e mi ha det…eeee” riesco a trattenere lo starnuto “…scusa, detto che vuole…etciù…dannato raffreddore… che vuole uc…”
“Draco, lascia stare” sospira Hermione “Glielo spiego io, che con tutti i tuoi starnuti facciamo notte”
Ray abbozza un sorriso e si concentra su di lei.
“Leyla ha detto a Draco che vuole uccidere suo zio. Ed è determinata a farlo”
“Immaginavo, temevo, che arrivasse a questa decisione” sospira lui, lasciandosi andare sul divano.
“Ho cercato di…etciù…convincerla, di persuaderla a non farlo, devi…etciù…devi credermi Ray, ma…”
“Lo so Draco, lo so. Ma non avrebbe dato retta a nessuno” scuote la testa “Forse potrei provare a parlarle io di nuovo…”
“Ma non servirebbe” si intromette Hermione.
“Leyla non ci darà mai ascolto….etciù…Che lo vogliamo o no, lei lo farà lo stesso”
“E allora cosa ci resta da fare, se non possiamo dissuaderla?” chiede lui.
“Possiamo fornirle tutto il vantaggio di cui ha bisogno per non restare uccisa anche lei” dice con semplicità Hermione “Ossia preparare una pozione per non farla morire, per far prevalere la sua parte umana su quella vampira. Io e Draco abbiamo passato tutta la notte di ieri a cercare sui libri che abbiamo a casa, ma purtroppo non esistono pozioni che fanno al caso nostro. Dovremo crearla noi”
“E’ per questo che siamo qui…etciù…per chiedervi di aiutarci nel prepararla…io e lei da soli non ce la faremo mai”
Ray ci guarda serio, in silenzio, soppesa le nostre parole e infine parla.
“Io non ho problemi ad aiutarvi, ma prima devo parlarne con Pansy”
“A proposito, non è più tornata…” Hermione guarda interrogativa verso la cucina.
“Leyla e Pansy hanno litigato” proferisce Ray “Lei non voleva che Pansy mi vedesse finchè sono stato male per il crucio” ci spiega brevemente “Prima di dirvi un sì sicuro, preferisco parlarne con lei, perché non so se accetterà” si gira verso la cucina “Datemi un quarto d’ora, provo a parlarle” ci dice prima di alzarsi dal divano.
“Allora è deciso. Prepareremo la pozione qui a casa di Pansy” riassume Ray.
“Grazie di aver accettato di aiutarci…etciù…scusa….” sospiro, guardando la ragazza.
“Vi aiuto solo perché me l’ho ha chiesto Ray” precisa Pansy con una punta d’astio nel tono.
Draco Malfoy
venerdì, 22 dicembre 2006, 09:01
Sono sdraiato in maniera strana sul divano oggi. Ho le gambe appoggiate allo schienale, la schiena stesa dove di solito ci si siede e la testa verso il basso. Da dieci minuti buoni sto fissando un foglio con sopra scritta una lista di nomi e qualche appunto vicino ad alcuni di essi.
Potter…siamo d’accordo che ci evitiamo lo stress da regalo… meglio così.
Weasley…figuriamoci se faccio il regalo a lui…
Ginevra…a lei lo faccio…però cosa? Chiederò a Hermione.
Lottie… anche a lei devo farlo, però non so cosa…chiederò a Hermione anche per lei.
Finn…perché ho messo Finn nella lista??? Ah sì, il suo compleanno…Oh cazzo! Il suo compleanno! Devo assolutamente comprare il regalo entro…entro domani!
Herm…ecco, lei sì che è un problema grosso…
Leyla…lei è addirittura gigantesco come problema…
E Pansy anche…e Milly…Ora che ci penso dovrei farlo anche a Ray…
“Detesto il Natale e detesto dover fare tutti questi regali!” sbotto tra me e me.
“Annuale crisi natalizia?” mi dicono due gambe dritte di fronte a me che poi mi si siedono accanto.
“Lottie, devo proprio fartelo il regalo?” le chiedo imbronciato, mettendo via la lista.
“Certo che sì, che domande!” replica perentoria, poi aggiunge dopo un attimo di silenzio “Perché stai messo in questa strana posizione?” mi chiede perplessa.
“Per far arrivare più sangue al cervello, no? Così mi viene in mente prima cosa regalarvi, visto che ho solo una settimana per comprarli, impacchettarli e darveli!”
“Se tu ci pensassi in tempo, invece di ridurti sempre all’ultimo come al solito…” mi guarda con aria di sufficienza.
Mi tiro su, sistemandomi i capelli “Beh io vado da Finn a scoprire cosa posso regalare a Leyla” le do’ un bacio sulla guancia e mi smaterializzo.
Lo trovo in salotto, in piedi, con una tazza in mano. Mi guarda per un attimo stranito.
“Ciao moro. Come mai sei finito da queste parti?” mi chiede con naturale curiosità, mentre si siede sul divano e mi fa cenno di accomodarmi.
“Finn noi andiamo in negozio. Ci raggiungi più tardi?” vedo passare Ian e Colin, che si fermano a fissarmi.
“Ehi Draco, che ci fai in questa gabbia di matti?” sorride Ian “Non sarà per Gin? Sai dopo la corsa..”
“Ginevra sta bene. Si è sfogata e sta bene” taglio corto. Possibile che deve sempre venir fuori questo discorso ultimamente?
“E Hermione? Lei come sta?” interviene Colin leggermente preoccupato.
“Sta bene anche lei. Ora possiamo parlare d’altro?” guardo fisso Finn che capisce al volo.
“Ragazzi ci vediamo in negozio tra un po’” e li sbatte quasi fuori di casa.
“Grazie, altrimenti li avrei presi a calci” sbotto facendo comparire una sigaretta tra le dita “Posso?” chiedo e aspetto il suo annuire prima di accenderla “Hecate dov’è?” domando guardandomi intorno e scorgendola seduta su una poltrona, tutta intenta a trangugiare patatine dal sacchetto.
“Ciao, come va?” la saluto con un sorriso.
“Ciao biondo. Tutto bene, tu?” chiede con la bocca piena di patatine.
“Tutto bene” la guardo mangiare e mi chiedo quante patatine riesca a mettersi in bocca in una volta sola.
“Caffè?” chiede Finn
“Sì, grazie.”
“Allora, cosa ti ha portato qui visto che l’argomento corse con te è rigorosamente out?” domanda nuovamente.
“Leyla”
“Leyla?” mi guarda incuriosito “E come mai?”
“Mi serve il tuo aiuto. Non so cosa regalarle a Natale e dopo quello che ha fatto per mia madre penso che il minimo sia regalarle la cosa che in assoluto desidera di più al mondo. Solo che non ho la più pallida idea di cosa sia…” gli spiego, bevendo il caffè e conservando la sigaretta perdono.
“E chi ti dice che io lo sappia?”
“Sei il suo migliore amico fin da bambini, non puoi non saperlo”
“Beh in effetti una cosa ci sarebbe. Ma è molto rara, quasi impossibile da trovare e decisamente molto, ma molto costosa” mi squadra serio, sistemandosi meglio sul divano.
“Non c’è nulla che non possa avere se lo voglio e di certo non ho problemi di soldi, al massimo di tempo…”
“Il diamante nero. È da quando ha 8 anni che lo desidera con tutta se stessa” mi dice “E’ una pietra molto rara, la più rara al mondo oserei dire. La leggenda dice che sia appartenuta addirittura a Morgana e che per questo abbia dei grandissimi poteri mistici” mi racconta.
“Ah sì, il fantomatico diamante...se glielo regalassi credo che rischierebbe di amarti alla follia..." interviene Hecate, quasi sovrapensiero.
“Bene, vedrò di trovarlo entro Natale…in un modo o nell’altro…” e questo vuol dire tornare a far visita a Nocturne Alley, penso sospirando.
“Posso farti io una domanda ora?”
“Certo dimmi…”
“Vuoi portarti a letto Leyla per caso?” mi chiede a bruciapelo “Perché solo per due motivi si vuole fare un regalo così grande a una ragazza”
“E quali sarebbero questi due motivi?” chiedo restando il più calmo possibile. Ma come diavolo gli è venuta in mente un’idiozia del genere?
“Prima opzione, la vuoi comprare perché lei se no non te la da’. Seconda opzione, sei inconsciamente innamorato di lei e te la vuoi portare a letto lo stesso, perché sì… e quindi dato che il connubio ragazze e gioielli non fallisce mai…” si ferma per un istante a guardare la mia faccia allibita “Io comunque sono per la seconda ipotesi” annuisce serio.
“Alla fine lo scopo è sempre quello…” borbotta Recate tra una manciata di patatine e l’altra.
“Io sono per il fatto che i Telebabbis, Teletubbies o come cavolo si chiamano, abbiano bruciato il tuo di cervello, oltre che quello di Pansy e Ray” lo guardo tra il serio e il preoccupato “E comunque entrambe le ipotesi sono sbagliate. Primo perché sono innamorato di Hermione e non di Leyla” chiarisco “Secondo perché non ho bisogno di comprare Leyla se volessi andare a letto con lei, visto che l’ho già fatto qualche settimana fa” spengo la sigaretta nel posacenere sul tavolino, mentre Finn mi guarda a occhi sgranati.
Recate mi lancia un’occhiata assassina poi si alza e riassume un’aria distaccata "Ok, meglio che me ne vada. Lascio voi poveri uomini dal cervello fuso ai vostri discorsi troppo filosofeggianti per i miei gusti. Adios!" e si smaterializza col pacchetto di patatine ancora in mano.
“Leyla dovrebbe smettere di andare a letto con chi le pare e piace…” dice un po’ infastidito “Comunque finalmente ti sei deciso ad ammettere che ti sei preso una bella cotta per la nostra Sgrilletta. In fondo è brava, come ragazza” mi sorride sincero.
*****
E’ da stamattina che Hermione mi sta portando in giro per negozi alla ricerca dei regali di Natale per i ragazzi. Non ho mai visto persona più indecisa di lei!
“Per Morgana ma è bellissimo! A Ginny starebbe benissimo!” la sento esclamare con il naso schiacciato contro la vetrina di StarLicious. Mi avvicino a guardare un mantello invernale, blu con i ricami in argento, il cappuccio e un morbido collo di pelliccia ecologica.
“Oh e ora come faccio???” si gira a guardarmi disperata “Volevo regalarle il profumo che abbiamo appena visto, ma questo mantello è stupendo e le piacerebbe da morire!” mette su il broncio da bambina e mi fa così tenerezza che vorrei abbracciarla e darle un bacio.
“Se vuoi tu puoi regalarle il profumo e il mantello glielo faccio io, tanto non avevo la più pallida idea di che comprarle…” le suggerisco, cercando di sviare la mia attenzione su di lei.
Io odio fare i regali alla gente, non so mai cosa comprare e ogni volta è più un piacere che una tortura per me. Anche se andare in giro con Hermione si sta rivelando più bello del previsto. E almeno spero di avere l’occasione di scoprire cos’è che vorrebbe tantissimo come regalo.
“Sei un genio Draco! Te l’ho mai detto?” mi abbraccia sollevata e si incammina allegra verso il lato opposto del viale.
“Ma… non lo compriamo?” le chiedo perplesso indicandole il mantello.
“No, prima finiamo di girare. Che se poi troviamo qualcosa di ancora più bello come facciamo?” mi guarda entusiasta e i suoi occhi scuri brillano dalla felicità.
Camminiamo in silenzio per Heaven Street, osservando le vetrine. È piacevole sentire il caldo delle sue dita avvolte nel guanto sulle mie.
“Hai la mano fredda. Perché non hai messo i guanti?” mi chiede a un tratto.
“Non mi piacciono i guanti, mi infastidiscono”
Lei per tutta risposta si porta la mano che tiene la mia nella tasca del suo cappotto e mi sorride dolce “Così rimane al caldo lo stesso, anche senza i guanti” e torna a guardare le vetrine.
Infilo anche l’altra mano nella tasca del mio giubbotto, e mi volto a guardare pensieroso la gente che come noi è in giro alla ricerca di un regalo. Mi fa uno strano effetto camminare mano nella mano con lei. Un effetto piacevole, senza dubbio. Eppure mi sembra lo stesso strano. Fino a qualche settimana fa non facevamo altro che andare d’accordo un giorno e litigare quello dopo. Ed era una situazione che mi faceva stare da schifo, perchè non la capivo.
Questa situazione mi fa stare bene, però non la capisco lo stesso. Dopo quella notte, dopo che gliel’ho detto, lei è cambiata. È diventata molto dolce e affettuosa. Certo, le nostre litigate le facciamo sempre. Ma sono diverse, hanno qualcosa di diverso. Forse perché lei è diversa.
O forse perché siamo noi che siamo complicati e non riusciamo mai a chiarirci del tutto.
Voglio dire, a me Hermione piace e in questo momento non vorrei nessun’altra. Però non gliel’ho mai detto apertamente. So che lo ha capito, però anche per quel breve periodo in cui siamo stati insieme…effettivamente nessuno dei due aveva chiarito questa posizione, l’avevamo data per scontata. E anche adesso stiamo finendo per fare così. E non mi piace, non so perché. E’ come se alla fine non ci fosse nulla di definito.
Credo che un giorno dovrò decidermi a dirglielo seriamente che mi piace e le dovrei anche chiedere seriamente se vuole stare con me sul serio... Non vorrei che tutta questa gentilezza sia solo passeggera…
Abbiamo sorpassato molte vetrine, negozi di vestiti, gioiellerie, librerie… eppure Hermione non si è mai fermata a guardare qualcosa esclamando “Quanto mi piacerebbe averlo!” con quella tipica espressione sognante che hanno le ragazze quando desiderano intensamente qualcosa. E questo per me è un bel problema. Se non si sbilancia come faccio a scoprire cosa regalarle che le piaccia davvero?
“Herm, qual è la cosa che vorresti più di tutte a Natale?” le chiedo a un tratto, deciso a prendere l’iniziativa in questa mia ricerca personale.
Lei si volta a guardarmi sorpresa, poi abbassa lo sguardo imbarazzata “Te…” mormora arrossendo.
“Come?” fingo di non aver capito. Lei rialza la testa e sorride.
“No niente” scuote la testa “Non saprei sai? Non ho nessun desiderio in particolare a parte…” la sua attenzione cade sulle offerte di viaggio di Natale e Capodanno di un’agenzia. Ci fermiano a guardarle e la sento sospirare.
“Parigi. Ecco cosa mi piacerebbe avere più di tutto a Natale” dice osservando il volantino che parla del Capodanno nella capitale francese a un prezzo scontatissimo.
“Una città? Non ti facevo così megalomane…” ci scherzo su, prendendola in giro, ma lei rimane seria.
“Ho sempre adorato Parigi, ma non sono mai riuscita a visitarla” dice assorta “La mia migliore amica babbana ci è stata qualche anno fa e mi ha fatto vedere le foto. Me ne sono completamente innamorata e vorrei davvero andarci” continua a fissare la vetrina, mentre i primi fiocchi di neve scendono su di noi.
“Guarda, ha iniziato a nevicare…” le dico, per distrarla dalle sue fantasticherie.
Si volta a guardarmi “Sai qual è sempre stato uno dei miei sogni più grandi?” mi chiede
“No, quale?”
“Festeggiare la notte del 31 dicembre sulla Torre Eiffel, con il ragazzo dei miei sogni. Io e lui da soli, in cima alla torre, con la sola compagnia di una bottiglia di champagne e per sfondo i fuochi d’artificio e la città sottostante tutta illuminata” dice con occhi sognanti, stringendomi appena la mano.
“Un sogno meno complicato no eh?” cerco di sdrammatizzare e la sento sorridere.
“Beh un altro mio sogno romantico è quello di essere baciata sotto la neve. Anche sotto la pioggia va bene” si mette a ridere, guardando i fiocchi che continuano a cadere.
“Certo che hai dei sogni strani tu” scuoto la testa divertito.
“Come tutte le ragazze romantiche” ridacchia, tornando a guardarmi. Poi si lascia sfuggire un sospiro.
“Che c’è?” le domando.
“Niente. Solo che…pensavo…chissà quanto mi toccherà aspettare prima di veder realizzati i miei sogni” si sforza di sorridere e non apparire malinconica.
“Questo non lo so” alzo le spalle prima di chinarmi a baciarla dolcemente per qualche istante.
“Ma tu guarda. E io che pensavo che fossimo solo noi i pazzi a stare in giro mentre nevica” una voce maschile decisamente divertita ci distrae.
“La prossima volta, invece che farmi assistere a queste scene disgustose, lasciatemi passare il Natale al S. Mungo” ne sbotta un’altra, contrariata.
“Pensavo che le colombelle tubassero al caldo, non al freddo” ride una terza voce, femminile questa volta.
“Avete finito o dovete continuare ancora per molto a rompere i boccini?” replico acido guardando Tonks, Lupin e Piton fermi a pochi passi da noi.
Sento Hermione borbottare qualcosa di imbarazzato, mentre abbassa il viso arrossato, guardandosi i piedi.
“Scusa, scusate” ride mia cugina “E’ che proprio non ci aspettavamo di vedervi e ancor meno in un momento così…intimo” e scoppia di nuovo a ridere, accasciandosi sulla spalla di Remus che ci guarda mortificato, mentre Piton sbuffa sonoramente, alzando gli occhi al cielo.
“Va bene, è stato bello incontrarvi. Buon Natale e buon anno” li saluto seccato e mi volto per andarmene, ma Hermione oppone resistenza e mi trattiene.
“Non è educato” mi sussurra all’orecchio, per poi avvicinarsi a Piton, costringendomi a seguirla visto che mi tiene ancora per mano, dentro la tasca del suo cappotto “Professore, come sta?” chiede gentile. Ma che razza di domanda è? Se è uscito dall’ospedale è ovvio che stia bene…
“Abbastanza bene, grazie. Tu e Potter siete stati molto gentili a venirmi a trovare. Non come qualcun altro…” sento il suo sguardo accusatorio addosso, ma non dico nulla. In fondo ha ragione. Non sono mai andato a trovarlo. È che non me la sentivo. E mi è difficile ancora adesso guardarlo dritto negli occhi. Non so come Potter, Hermione e tutti gli altri siano riusciti a perdonarlo. Perché io ancora non ce la faccio.
“E’ stato troppo occupato a divertirsi con la McDowell ultimamente” dice acida la bruna. Anche se vuole far finta di nulla, la notte che ho passato con Leyla le brucia ancora.
“Pensavo che avessi imparato a sceglierti le amicizie migliori, Draco. Ma evidentemente fai ancora qualche sbaglio in questo campo…” replica l’uomo, ma lo ignoro volutamente.
“Ehi che sono quelle facce scure?! È Natale, sorridete!” si intromette Tonks, allegra “Quest’anno io e Remus andiamo con Lottie dalla mamma, in Francia e viene anche Severus con noi, così si rimetterà prima” sorride, stringendo il braccio di Lupin “Lottie è così dispiaciuta che non vieni anche tu, ma ti possiamo capire. È giusto che stia con tua mamma in queste vacanze” mi passa una mano sulla testa, scompigliandomi i capelli “Ho sentito che anche Ginny e harry vengono da te, pensavo che invitassi solo Hermione” dice maliziosa “Molly ci è rimasta un po’ male che la figlia passi le vacanze con lontana dalla famiglia” sospira.
“Narcissa come l’ha presa, questa invasione di casa sua?” chiede interessato Piton, con un sorrisetto sardonico.
“Mamma crede che ci saranno solo Leyla e il suo nuovo amichetto Erick come ospiti. Quando saprà di loro ce li avrà già in casa e sarà troppo tardi per mandarli via. E mamma ci tiene molto all’etichetta e alla buona educazione sempre e comunque” sorrido soddisfatto.
“Ho un piccolo genietto del male come cugino” ridacchia Tonks e inizio a pensare che per scaldarsi deve aver buttato giù almeno due Urli di Istrice per ridursi così.
“Draco. Ti avevo detto di avvertire prima tua madre. Le verrà un colpo!” mi riprende Hermione.
“Ma dai, Herm, tanto Leyla l’ha già preparata psicologicamente alle mie nuove amicizie e al mio nuovo modo di pensare. Non farne un dramma. Me la vedo io con mamma se fa storie”
“Beh ragazzi, scusate il disturbo e l’interruzione della vostra piacevole conversazione” nonostante tutto anche a Lupin scappa un sorrisetto “Vi lasciamo ai vostri affari, che noi torniamo ai nostri” ci scambiamo di nuovo gli auguri e poi si allontanano, non prima che Tonks ci abbia congedato come si deve “Non tubate troppo qui fuori che poi vi raffreddate, colombelle” e ridendo viene trascinata via.
Draco Malfoy